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Libia, l’arte del deserto
Libia, l’arte del deserto
di Mario Verin e Giulia Castelli Gattinara
SCHEDA LIBRO / info:
  • EDITORE: Fabio Ratti Editoria - Yacting Library
  • PREZZO: 35,00 euro
  • PAGINE: 238
  • ANNO: 2006
  • LINGUA: italiano
  • TIPOLOGIA: Fotografia
  • ATTIVITÀ: Avventura

Libia, l’arte del deserto

di Mario Verin e Giulia Castelli Gattinara / Fabio Ratti Editoria - Yacting Library

Un emozionante viaggio nella preistoria rivissuto dagli autori percorrendo gli antichi sentieri dei pastori che si inerpicavano sulle falesie dei massicci del Sahara: un “archeologia del cammino”, unita ad un “cammino nell’archeologia”...

RECENSIONE a cura di Francesca Colesanti

Lo sguardo intenso e penetrante di un Tuareg del Tadrart, un’oasi che sfida il deserto di Ubari, le forme sinuose delle dune di Murzuq al calar del sole, un arco di roccia sullo sfondo di un cielo stellato e, infine, una lucertola che, guardinga, si affaccia oltre il bordo di una pietra di arenaria. Sono le immagini che per prime accolgono il lettore di “L’Arte del Deserto” e che subito riescono a trasmettere “la grandiosa e misteriosa bellezza del Sahara”. Un Deserto che, come scrive nella sua introduzione Claudio Pacifico, ex ambasciatore italiano in Libia, è un “naturale connubio tra grande Arte e grande Natura”.

Il libro è un emozionante viaggio nella preistoria rivissuto dagli autori percorrendo gli antichi sentieri dei pastori che si inerpicavano sulle falesie dei massicci del Sahara: un “archeologia del cammino”, unita ad un “cammino nell’archeologia”, che Giulia Castelli e Mario Verin riescono a descrivere con grande trasporto emotivo, l’uno con le parole, l’altro con le immagini. Un connubio, quello fra arte e natura, che viene magicamente interpretato dalle formidabili pitture rupestri, testimonianza della civiltà di popoli di cacciatori vissuti 4-5mila anni fa nel Sahara e che costituisce il nervo portante di questo libro - fotografico, storico-archeologico e d’avventura assieme.

Perché se la Libia, la Leptis Magna dei romani, è divenuta ormai meta turistica rinomata e di grande attrazione, con alcune tappe obbligate in Tripolitania e in Cirenaica, affiancate a rapide incursioni nel deserto, pochi sono a conoscenza di uno degli aspetti più significativi del Sahara libico, che riguarda appunto la preistoria. Gli autori hanno avuto la fortuna e l’onore – e anche a questo si deve il grande pregio del libro - di partecipare nel 1996 ad una missione archeologica italiana diretta da Fabrizio Mori, che ha spalancato davanti a loro le porte di un mondo affascinante e formidabile, un autentico paradiso per persone che, come Castelli e Verin, sono dei viaggiatori incalliti che si “dilettano” di fotografia, storia dell’arte ed alpinismo.

“Non ci vuole molto - racconta Giulia Castelli ricordando questo primo viaggio poi seguito da diversi altri - per rendersi conto che conoscere Mori, da queste parti, è la chiave di tutte le amicizie”. Una chiave che ha permesso loro di entrare nelle regioni del Tassili–n-Ajjer, il Tadrart , l’Acacus e il Messak, con le loro cittadelle di roccia, i labirinti di arenaria e le grandi valli fluviali che costituiscono la più vasta collezione al mondo di arte rupestre della preistoria. Il tema archeologico delle pitture e dei graffiti è quindi raccontato con l’intenzione di dare al viaggiatore non esperto di archeologia uno strumento di comprensione facile, che allo stesso tempo tenga conto della più aggiornata ricerca sul campo.

Seguono i capitoli dedicati alle avventurose vite di Fabrizio Mori e Henri Lhote, pionieri delle scoperte archeologiche nel Tadrart Acacus e nel Tassili, il racconto dei grandi esploratori del XIX secolo attraverso il Sahara, all’inseguimento del mito di Timbuctù, come Heinrich Barth che partendo da Tripoli percorse 30mila chilometri visitando le oasi di Ghadhames e Ghat. La storia dei Garamanti del Fezzan che tracciarono le prime piste carovaniere attraverso il Sahara. I tuareg e la formazione delle oasi. “Archeologi, antropologi e viaggiatori eruditi - scrive Giulia Castelli nella sua introduzione - hanno affrontato difficoltà di ogni tipo per cercare i misteriosi graffiti individuati per la prima volta da Heinrich Barth nel 1850. Erano la prova che esisteva una fiorente civiltà nel cuore del Sahara.”

Le pareti di arenaria dei gruppi montuosi del Sahara costituivano il “naturale atelier” per quei cacciatori artisti che volevano mostrare il loro talento. Infine, con una dettagliata descrizione degli itinerari - corredata da cartine, punti Gps e mappe satellitari - gli autori ripercorrono a piedi gli antichi sentieri di montagna attraverso le falesie che in passato collegavano le valli del Tadrart orientale all’oasi di Ghat.

Un emozionante viaggio nella preistoria, inciampando “in ceramiche rotte, pestelli abbandonati, lastre di roccia consumate dal passaggio, piccole incisioni, mucchi di sassi e molti altri segni di un passato che rivive sotto i nostri occhi”. “Segni che assumono un significato - conclude Giulia Castelli - sparpagliati sul terreno come lettere di un alfabeto che ci racconta la storia millenaria di un popolo già passato di lì, molto prima di noi”.

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