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Lo Sherpa
Lo Sherpa
di Jamling Tenzing Norgay con Broughton Coburn
SCHEDA LIBRO / info:
  • EDITORE: Edizioni Piemme S.p.a.
  • PREZZO: 38.000
  • PAGINE: 363
  • ANNO: 2001
  • LINGUA: Italiano
  • TIPOLOGIA: Narrativa
  • ATTIVITÀ: Alpinismo
  • ISBN: 88-384-4914-8
  • LINK: www.edizpiemme.it

Lo Sherpa

Dal figlio di Norgay Tenzing, lo sherpa che con Hillary nel 1953 raggiunse per primo la vetta dell’Everest, un’ulteriore testimonianza sulle motivazioni che possono spingere un uomo a salire dove l’aria diventa irrespirabile.

RECENSIONE a cura di Nicola Noè

Nella Sala degli Affreschi del Palazzo della Provincia di Milano, a metà settembre, in presenza dell’autore Jamling Tenzing Norgay, è stato presentato il libro Lo Sherpa, il secondo scritto sull’argomento da un rappresentante di questa popolazione.

Il libro esce a 37 anni di distanza dal primo pubblicato ad opera di suo padre, di quel Norgay Tenzing che salì per primo l’Everest nel 1953, con Hillary. Il titolo originale dell’opera tradotta da Marinella Magrì è Touching My Father’s Soul: A Sherpa’s Journey to the Top of Everest ed è proprio questo viaggio simbolico in parallelo di padre e figlio, insieme seppur a 43 anni di distanza, e il rapporto con il padre così famoso e spesso così lontano, il leit motiv del racconto.

E’ un libro scritto da uno sherpa che ha studiato, prima nelle migliori scuole indiane e poi negli Stati Uniti d’America. Uno sherpa che si è permeato della cultura dei suoi padri per poi confrontarla con quella occidentale. Sviluppa così una sorta di scetticismo nei confronti del Buddismo prima di affrontare la profonda esperienza emotiva di salire in compagnia della sua gente e in “confronto” agli occidentali la montagna delle montagne.

Vive allora un riavvicinamento alla religione dei suoi avi e di suo padre che avviene per gradi, dapprima per compiacere i parenti e la moglie credente, poi con atteggiamento scaramantico alla ricerca di divinazioni e premonizioni positive, per finire con un’adesione totale, un abbandono tra le braccia di questo credo plasmato sulla vita di chi vive sotto le alte cime himalayane.

Mi pare quasi fuorviante il sottotitolo indicato sulla sovraccoperta “La tragedia di Aria Sottile raccontata dal capo degli Sherpa” così come l’introduzione affidata a Krakauer ha il sapore di una trovata commerciale che poco c’entra con lo spirito che traspare dalle pagine. E’ vero che per qualche capitolo racconta di aver seguito da pochissimi chilometri di distanza gli eventi che accadevano poco più in alto di lui che era al Campo Base Avanzato, li descrive, li commenta poco, ma soprattutto assai meno giudica le azione dei singoli.

Ha invece parole buone, di pietà e di rispetto per tutti e parla a lungo e in generale solo dell’atteggiamento degli scalatori per concludere che “sull’Everest l’ambizione e l’aspirazione da sole sono insufficienti, come nella vita, poiché un obiettivo non può mai essere raggiunto con la forza”.

Come dice Il Dalai Lama nella prefazione “Jamling Tenzing Norgay osserva l’impresa secondo una visione molto tibetana… un pellegrinaggio in parte tributo al suo celebre e coraggioso padre, ma anche al suo tradizionale sentimento tibetano che vede in queste montagne le dimore degli esseri divini”.

“La montagna stessa si fece viva per me (…): era mutata da un ammasso di roccia inerte, indifferente e pericolosa in un essere caldo, amorevole e vivificante” (cit. dal libro): Chomolungma, che significa Donna Elefante Inamovibile e Buona, ribattezzata Everest dal nome di un qualsiasi Sir inglese, è abitata da Miyolangsangma, una delle Cinque Sorelle di Lunga Vita che risiedono su 5 picchi himalayani. I continui riferimenti alla sua cultura scandiscono i tempi della sua salita, fino alla vetta: “ … quando comunicammo la nostra partenza (ndr. per l’assalto finale) Chamgba al Campo Base andò al Lhap-so per accendere bastoncini di ginepro … avrebbero bruciato ginepro fino al nostro ritorno al Colle Sud”.

Un libro ben scritto, piacevole, da leggere, una testimonianza in più di quali siano le più disparate motivazioni che possono spingere un uomo a salire dove l’aria diventa irrespirabile.

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