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| Il 2 novembre 2002, Rolando Larcher, in coppia con Luca Giupponi, libera "Colpo al Cuore"; via aperta nei primi anni '90 da Gabriele Bar e Claudio Bernardi sul granito DOC del Caporal, in Valle dell'Orco. Una bella realizzazione, su una delle pareti di granito più famose della moderna arrampicata sportiva italiana. Ma ecco, direttamente da Rolando Larcher, come è andata. ![]() Rolando Larcher sul 5° tiro, 8a, di "Colpo al cuore" al Caporal, valle dell'Orco (ph. arch. R. Larcher). COLPO AL CUORE di Rolando Larcher Tutto è pronto per andare in Provenza con la famiglia, ho una settimana a disposizione e tanta voglia di scalare on sight. Talvolta però, quando si hanno bambini piccoli, i programmi possono saltare allultimo momento, per improvvise malattie. Di fatto, il giorno prima di partire, mio figlio Alessandro ha lotite. Così, mesto mesto, cerco di ridimensionare queste giornate di ferie, e manco a farlo a posta cè unalta pressione favolosa. Il Caporal, in Valle dellOrco, era un progetto accantonato per la prossima primavera, ma visto il tempo e Michele Paissan, pure lui in ferie, improvviso unuscita piemontese di una giornata. Una via da liberare ed un granito meraviglioso che rompe la consuetudine del calcare, sono una bella attrattiva. La via in questione è Colpo al Cuore, aperta da Gabriele Bar e Claudio Bernardi, circa dieci anni fa. Gabriele Bar mi decantò questa via, proponendomi di liberarla, ma allora non sapevo nemmeno dovera la Valle dellOrco. Così, nella Pasqua del 2000, rientrando dalla Francia con Letizia ed il bambino, decido di fare una variante per visitare la mitica valle del Nuovo Mattino.La tappa dobbligo è al masso Kosterlitz e dopo aver salito la storica fessura, pulisco e libero lo spigolo Narderlitz, improvvisando un fortuito crash-pad con i materassi del camper. Prima di tornare a casa mi ricordo della via sul Caporal, così colgo loccasione per dare occhiata allattacco. La cosa è veramente interessante, il granito mi intriga e noto, contrariamente a quanto mi aveva detto Gabriele, che la via è protetta molto abbondantemente. So di un tentativo di Walter Vighetti, che parlava di probabili difficoltà fino al 8a+ e di un tratto non risolto in libera. Così decido di organizzarmi per ritornare a breve per provarla. Contemporaneamente però, vengo a sapere che Marzio Nardi la sta già tentando ed è a buon punto, pertanto mi defilo ed aspetto gli eventi. Marzio la prova più giornate, riuscendo a liberarla quasi tutta, a parte il penultimo tiro ed il secondo salito in top-rope, ma poi abbandona il progetto. Così questanno, vedendo che la cosa era ferma mi riattivo telefonando a Marzio. Gli chiedo se gli interessa tentare assieme, lui è entusiasta, ma purtroppo vari infortuni lo bloccano più volte e mi dà carta bianca. Arriva la settimana dei Santi. Il martedì siamo allattacco con Michele. Il tempo è splendido: in maglietta tutto il giorno con aderenza perfetta. Passiamo 7 ore in parete, cercando la soluzione in libera di ogni singolo tiro. Risolviamo anche il penultimo, il più impegnativo, esaurendo le ultime energie. La sera stessa ritorniamo a casa. Sono demolito. Lidea iniziale era di fare solo una ricognizione per poi ritornare in primavera per leventuale rotpunkt, ma visto il tempo stabile e la freschezza mentale delle sequenze, decido di tentarla appena mi ripiglio. Michele mi lascia per Meschia, sarà dura trovare un compagno, ma inaspettatamente un volontario illustre si offre; è Luca Giupponi: abile ed arruolato immediatamente. Impiego tre giorni per radrizzarmi e la sera del 1° novembre, riattraverso la padania, le previsioni sono pessime ma la speranza e lultima a morire. La mattina si annuncia con il cielo coperto, cè freddo ed umidità. Saliamo comunque allattacco, almeno guardo come proteggermi tra il primo ed il secondo tiro, sulla variante di sinistra necessaria per superare il primo tratto di A1. Mentre sto provando, uno spiraglio di sole scalda laria, così decidiamo di tentare la salita. Il primo tiro, due in uno, è eterno e pieno di attriti, allultimo passo in placca mi sgomma un piede. Giù, sfila e riparti, ora però va meglio e sono in sosta. Recupero Gippo e mi conferma che può essere sicuramente un bel 7c+, con uno strapiombo protetto a stopper. Il secondo tiro è dello stesso grado ma lo supero subito, bello atletico di continuità. Il terzo e più facile, sul 7b+ ed è entusiasmante: un diedro molto svasato ed aperto, tipicamente granitico. In questa occasione, un doveroso ringraziamento particolare alla mamma, perché mi ha fatto grande e con le gambe lunghe altrimenti chi ci arrivava in spaccata? Ora però il tempo si mette al brutto e comincia a piovere, la parete strapiomba, ma cè vento e lacqua la becchiamo tutta. Il prossimo tiro non è il più duro ma è quello che mintimorisce maggiormente. Cè un passo singolo molto duro ed aleatorio, Marzio ha parlato di 7b boulder ed ora sotto lacqua è il massimo. Questo lancio per due volte mi beffa, sta per cedermi la motivazione Mentre impreco, Gippo mi ricala in sosta per lennesima volta. Sfilo e riparto nuovamente. Lui è in giacca a vento ed è ormai tutto bagnato, come corde, zaino, roccia. Se questa parete fosse vicina a casa oggi non lavrei nemmeno guardata, ma così non è Al terzo giro passo ed il morale va alle stelle. Manca ancora un tiro duro, questo però mi è più congeniale e, se serve, lo martello fino a notte. Il premio alla tenacia è un incredibile spiraglio di sole che ci riscalda. Riposo e mangio qualcosa, poi parto deciso ed al primo colpo libero anche lultimo tiro difficile. Tutto è praticamente fatto, e per completare la salita supero anche lultima, facile lunghezza che conclude questo impegnativo viaggio meteopsicofisico. |
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