Mnet Rock
(di Luisa Jovane)


La prima delle tre prove del 1998 si è svolta in Valle d'Aosta in settembre, su una delle strutture fisse al coperto più grandi d'Europa, con circa 130 partecipanti. L'Italia, come paese organizzatore, vantava la squadra più numerosa, 20 ragazzi e 7 ragazze, che potevano godere la calda ospitalità valdostana dell'Hotel Walser. Durante l'Open lo sfortunato Davide Zavagnin, sottovalutando la sua altezza, sbatteva la testa sotto un tetto e cadeva piuttosto in basso. Si consolava però il giorno dopo salendo a vista una via di 8b e una di 8a+ sul tetto di Sarre, una splendida prestazione, che dimostra come i risultati delle gare a volte non rispecchino affatto lo stato di forma di un arrampicatore.

Passavano invece Crespi, Daberto, Scarian e Giudici. Non troppo difficili e molto belle le vie dei quarti di finale, completate da 14 concorrenti, sette erano gli italiani a superare il turno e partecipare alla semifinale a 26. E qui erano ben in tre a proseguire: Brenna (in catena), Zardini, e Dino Lagni, alla sua prima, ben meritata, finale in Coppa del Mondo. Peccato per Core, che restava escluso per un soffio al 10° posto; Crespi 14°, Giupponi e Bruseghini 26°. (35° Scarian, 37° Alippi, 43° Daberto, 49° Giudici)

Intanto, con due prove nello stesso giorno, le ragazze venivano sottoposte ad un notevole impegno fisico e psichico. A loro veniva inoltre (ingiustamente) sempre riservata la sezione meno strapiombante della struttura, spigoli e diedri molto tecnici, e con percorsi di difficile lettura. Fortunatamente i tracciatori Di Marino e Lella erano magnanimi, e la vera selezione avveniva poi sul tetto finale prima della catena. Lisa Benetti terminava 20°, Stella Marchisio 22°, ottima prestazione di Martina Artioli che terminava 12°, il suo miglior risultato internazionale e che avrebbe potuto fare di più. Così solo dopo una decina di ore passate in isolamento, e il passaggio dell'ultima concorrente alle 23.30, si decidevano le 9 partecipanti alla finale, tra cui anche Luisa Iovane, con due catene al suo attivo.

Ancora arrampicata "in notturna" per entrambe le finali: la Ovtchinnikova, prima a partire, faceva subito catena, (con Sansoz e Sarkany), la Tcherechneva toccava l'ultima presa assicurandosi il 4° posto, un errore di lettura costringeva Luisa Iovane a ridiscendere, ma sbagli sorprendenti ed evitabili anche da parte delle altre più affermate concorrenti le permettevano di risalire alla 5° posizione, ex-equo con Martina Cufar. In superfinale si affermava Liv Sansoz, con una splendida prestazione, finalmente sull'enorme strapiombo dei maschi, davanti a Muriel Sarkany, un pò svantaggiata per i numerosi allunghi, e alla Ovtchinnikova. 7° Cecile Leflem, 8° Stephanie Bodet.

Era poi la volta dei ragazzi, il carabiniere Luca Zardini "Canon", era rimasto incerto fino all'ultimo se partecipare alla competizione, a causa di un dito stirato durante la gara di boulder di Cortina a ferragosto, e che gli aveva impedito di allenarsi a dovere, e forse proprio per il fatto di "non aspettarsi niente" arrivava senza problemi a un ottimo terzo posto, davanti a François Petit 4°, Rakhmetov 5°, Krivoshetsev 6°. Anche Yuji Hirayama saliva molto in alto, terminando in seconda posizione, ma il vero atteso duello era tra Brenna e Legrand. Il francese però aveva fatto l'errore di concentrare la sua preparazione su vie di resistenza lunga, anche in previsione del Rock Master di Arco. Non si aspettava certo un passaggio di boulder all'uscita del primo tetto, che gli era fatale, come d'altronde anche al nostro Lagni, finito 9°, e che lo bloccava in settima posizione insieme a Dewilde. Il finanziere Christian Brenna, in questa occasione l'arrampicatore più completo, conquistava finalmente così la sua prima grande vittoria, sfiorata già tante volte, il primo atleta italiano maschio a vincere una Coppa del Mondo (dopo Luisa Iovane nel 1989). Grande festa per la squadra italiana quindi, durata fino alle quattro di mattina, un momento di rilassamento necessario, anche se breve, visto che tre giorni dopo la squadra era già a Arco a provare la "via lavorata" del Rock Master.

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