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Millau, 21 maggio 1999.
"Planet bloc master international de bloc", questa la scritta sulla copertina consegnataci, assieme ad una bella maglietta, al momento dell’iscrizione. Finalmente una bella maglietta. Anzi finalmente siamo arrivati!
Noi italiani abbiamo viaggiato tutti insieme. Per la passione del blocco garaiolo, Marina Annecchini si è sparata 2.600 km, come Mauro Calibani del resto. Più fortunati, ché di chilometri ne abbiamo percorsi un po’ meno, io e Matteo Bresciani. Sono già le undici passate: ormai non ci resta che filare di corsa a letto per ricaricare le batterie, domani sono in programma le qualificazioni open.

1° giorno - le qualificazioni open
Sveglia alle 7.00, il tempo di una colazione leggera, e alle 8.00 siamo già in isolamento.
Già perché gli spettatori magari non ci pensano, forse non si domandano dove stanno gli atleti prima di spremere le prese. Al bar forse? A farsi una passeggiata? Nossignori si affettano gli attributi in ‘isolamento’. Dove, non strettamente nell’ordine, si respira un gran puzzo di sudore, ci si riscalda e ci si annoia. Così gli isolamenti sono sempre e comunque una trifolatura, anche se questa volta ne é valsa proprio la pena.
SarkanyAll’open corriamo con quelli che non stati invitati, tutti quelli insomma che non fanno parte degli eletti del tutto spesato. In totale una settantina d’assatanati grattatori di prese, più un'altra cinquantina di partecipanti alla gara amatoriale, i cui blocchi si distinguono dai nostri per il numero almeno doppio (beati loro) di prese.
Per sveltire i tempi siamo stati divisi in due gruppi, ognuno dei quali ha a disposizione cinque blocchi. Si qualificano per le semifinali i primi dieci classificati di ciscun gruppo. Sei minuti d’azione, sei minuti di riposo per atleta, il tutto, in realtà, con poche possibilità di tirare il fiato tanto i blocchi sono duri.
Alle 12.30 ecco il mio turno: sono consapevole di potercela fare, ma un errore al terzo blocco mi respinge, alla fine sono il secondo degli esclusi. Miglior sorte tocca a Mauro e Matteo che si piazzano rispettivamente ottavo e quattordicesimo, mentre Marina mi segue nella sventura con uguale piazzamento.
Delusi, per i nostri amici, c’informiamo sugli orari delle semifinali ed ecco, inaspettato, il ‘colpo di scena’: è prevista una finale per gli esclusi! Domani siamo in gara anche noi!

2° giorno - le semifinali + la finale degli esclusi
solita trafila: sveglia, colazione e, alle 8,00, isolamento. Alle 14.30, ben contento di poter sprecare altra magnesite, esco per il mio turno. Oggi sono in programma sei blocchi. Tutti molto belli. Un solo dubbio: ma a cosa serve un blocco difficile come l’ultimo che nessuno riesce a chiudere, nemmeno l’apritore chiamato a furore di popolo a dimostrare la sua creazione?.
Ma torniamo alla gara. Nella semifinale Matteo Bresciani non riesce a resistere alla pressione dei dodici invitati e finisce al trentaduesimo posto, mentre Mauro Calibani deve sospendere un’ottima prova, che lo avrebbe visto probabilmente nei venti, per un grave infortunio al polso…, resterà bloccato per un po’ di tempo.

la serata
siamo ancora intorno ai blocchi tra poco ci sarà la cena offerta dall’organizzazione: un bel piattone di verdure e carne stufata. Attorno ad un tavolo si scherza e si fa amicizia, intanto la musica si fa sentire nella piazza. BIG CHEESE COALITION, una matrona dai capelli arruffati che si dimena sul palco trascinando nel suo ritmo i pochi atleti, i molti presenti, le bionde spillatrici di birra, i boccali di birra, il campanile alle spalle… forse ho bevuto troppo? Domani é il gran giorno.

3° giorno: la finale
si inizia con la finale femminile. Subito i blocchi si rivelano duri tanto da dover aspettare la quattordicesima concorrente per vederne chiudere uno. Vince la giovane promessa Sandrine Levet, grande specialista dei lanci: è riuscita a tirare fuori quella marcia in più che manca alla maggior parte delle donne. Seconda Stephanie Bodet che si muove con grande stile, senza sbavature, ma i blocchi sono veramente fuori misura e accusa il colpo, come lei l’alsaziana Isabelle Bihr, che rimonta dalla sesta posizione della qualifica per piazzarsi terza superando Muriel Sarkany che evidentemente non aveva le misure per fare meglio.
Anche per gli uomini i percorsi sono durissimi. Solo al quindicesimo posto abbiamo il primo concorrente a fare top, mentre il secondo blocco riuscito compare all’ottava posizione ad opera di un Anthony Lamiche un po’ sotto tono.
Questa gara si è proprio distinta per la lunghezza e difficoltà dei problemi. Il vincitore intasca il primo posto con quattro blocchi e due zone riuscite: questo ha fatto il giovane Jerome Meyer con una gara senza dubbi e incertezze, lanciando e dinamicizzando tutti i movimenti anche quelli più difficili. La vera sorpresa però si presenta alla seconda posizione dove troviamo lo spagnolo Pedro Pons che stupisce non solo perché arriva dall’open, ma anche perché é l’unico su venti concorrenti a riuscire nel secondo blocco: un atleta dotatissimo, un vero talento, dimostra cosa può fare ‘l’ignoranza’ al servizio della forza.
Terzo, immancabile sul podio, François Petit che riesce a precedere l’eterno rivale Salavat Rakhmetov. Una citazione particolare merita infine anche Laurent Laporte, il sesto classificato, che a 38 anni e dall’open sfodera una gran freschezza fino all’ultimo blocco che riesce, unico con Jerome Meyer, a superare.

l’organizzazione
questi alcuni numeri: una settimana di tempo, 14 facce con profili diversi da riempire di prese per dei movimenti ‘top class’, un’equipe di 7 tracciatori guidata da Frank Scherer, abile bleusard ed esperto tracciatore di competizioni, che ha disegnato i sessantadue blocchi della manifestazione. Si, avete letto bene, sessantadue problemi con movimenti di tutti i tipi, lanci, dinamici, agganci di piedi e perfino un aggancio di chiappa! Proprio un gran lavoro quello dell’Organizzazione di questa gara, da cui in ogni caso abbiamo solo da imparare.
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