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    Ad Andaman Beach si trovano le lunghezze più impegnative, tra cui due 8b e un 8c di una bellezza mozzafiato, i tetti più potenti, i più bei tiri di media lunghezza, itinerari che scalano una parete di quasi 200 m di altezza, il tutto distribuito in 7 settori raggiungibili comodamente a piedi dal bar-ristorante di Ton Sai. E’ questo il cuore pulsante dell’arrampicata a Phra-Nang: un paio di capanne, tavoli e sedie al coperto, un mini-spaccio (alimentari e non solo …), ombra, amache in faccia a “soffitti” di roccia su cui si impegna solo chi ha ancora qualcosa da chiedere alle bielle. E tra un tiro e l’altro bagni nella bassa laguna e giochi di abilità e di forza.

    Il ritmo delle giornate è scandito dall'alternanza di vie e bagni, fatica (la nostra) e ammirazione (per le abilità altrui) e così, prima che risalga la marea, ci cimentiamo su diverse lunghezze;dal 6a+ di Stalagasaurus,il cui grande effetto scenico è assicurato dalla presenza di un'enorme stalattite da abbracciare e poi utilizzare in spaccata, al 7a strapiombante di Babes in Thailand, al 7b di Germans in Tights, spettacolare quanto severo, reso tale da una trazione su bidito in strapiombo. Poco più in là l’8b di “Of Popes and Power” si lascia toccare sotto i nostri occhi da mani più e meno celebri, da Francois Legrand a Pietro Dal Prà, da Lynn Hill a Muriel Sarkany, al campione d’arrampicata coreano dal nome impronunciabile, ad uno sconosciuto salisburghese,bravo quanto bello.

Di nuovo a Railéh, ad un tavolo sulla spiaggia, accecati dalla luce rossa del tramonto, e forse dalle spezie contenute nella nostra selezione “il meglio della cucina Tai”, veniamo "illuminati" sulla nostra successiva destinazione, Pee-Pee Island, dove ci narrano di imponenti scogliere a picco su acque trasparentissime e grandi grotte, come ad esempio la Viking Cave, a Pee-Pee Léh, dove sono i locali ad arrampicarsi su altissime impalcature di fragili bambù per raccogliere i nidi delle rondini di mare, da avviare verso i fastosi mercati gastronomici dell'Estremo Oriente. L'insediamento principale è nella baia di Ton Sai, dove approdiamo con la motonave. Bungalow e alberghi si affacciano sia sulla spiaggia Nord che su quella Sud, divise dalla solita stretta lingua di sabbia e palme da cocco. Per il primo approccio, comodo ed assai remunerativo, consigliamo Hin-té, la piccola falesia resa famosa da chiodatori eccellenti, come Thierry Renault e Kurt Albert; si dice che Wolfang Gullich vi si fosse rotto un braccio, scendendo in doppia, per il cedimento di un ancoraggio.

Percorriamo splendide placche di calcare grigio ultra-lavorato, alternate a muri ocra leggermente strapiombanti e, tra una lunghezza e l'altra, non ci perdiamo meritati riposi sulla spiaggia candida e abluzioni in mare con fantasmagoriche esplorazioni subacquee della barriera corallina, che qui si trova a pochi metri dalla riva. Così, tra scalate, immersioni e tanti amici, un mese e mezzo è volato via: lasciamo riluttanti questo paradiso a Leonardo di Caprio che gira The Beach (appunto!), ignaro del fatto che le rocce che incorniciano il suo set pullulano di vita. All’anno prossimo, dunque!.




arrampicare con Legrand
Francois Legrand sull'8b
di “Of Popes and Power”
climber coreano
...climber coreano ad
Andaman Beach
tramonto nella baia
tramonto nella baia di Ton Sai
foto (F. Tremolada)
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