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Arrampicare in Tailandia
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    Seduti al ristorante raccomandato dalla Lonely Planet cerchiamo di dare un senso all’apparente accozzaglia di gesti e movimenti che si susseguono questa sera lungo il grande fiume Chao Phraya. Ci troviamo a Bangkok e ancora non ne siamo certi, anche se tutto attorno a noi conferma le geniali descrizioni di Montalban, Conrad e Maugham, dandoci la sensazione continua di mille déjà vu in un luogo che in realtà abbiamo visitato solo attraverso iloro romanzi: il traffico governato da una logica da pazzi disorientati, l'espressione per noi sempre uguale ed imperscrutabile dei Tailandesi, l’odore delle spezie mischiato a quello dell'aria afosa.

    Un volo di un migliaio di chilometri verso Sud ci porta nella provincia di Krabi, non lontano dalla Malesia, in un territorio caratterizzato da spettacolari formazioni carsiche sulla costa e più di 150 isole al largo, dove si trova la maggior parte delle falesie attrezzate. Si scala su roccia strapiombante, dove la lussureggiante vegetazione tropicale non riesce a ricoprire le pareti con liane e rampicanti di ogni genere. L'arrampicata è entusiasmante, su ottimo calcare, spesso tra gigantesche stalattiti e in grotte marine.

    A Krabi Town ci portiamo sul molo del fiume e riusciamo a salire su una delle innumerevoli long-tail boat (pittoresche piroghe motorizzate), il cui barcaiolo, l'ennesimo clone di Fu Manchù per dirla alla Montalban, urla incessantemente "Railéh, Railéh" con voce stridula e nasale. Ci troviamo così a navigare verso la penisola di Phra-Nang, protesa nel Mare delle Andamane, in un susseguirsi di visioni da copertina del National Geographic. Il nostro arrivo a Railéh è rassicurante, prendiamo terra non in una giungla impenetrabile, ma tra mangrovie e palme, dietro le quali intravediamo i tetti dei bungalow. Ai lati, il verde denso della foresta incornicia monoliti di calcare in cui i nostri occhi tentano di riconoscere forme familiari.

    Saltiamo subito sulla giostra dell'arrampicata, dove ancora non è necessario munirsi di biglietto, basta esserci e salire. Capiscono subito che siamo “farang (occidentali) da poco arrivati” dai nostri patetici tentativi di togliere ogni singolo granello di sabbia dai piedi prima di calzare gli stivaletti malesi ... così sentiamo le scarpette da arrampicata dopo giorni di comodi sandali. Poi, con il passare del tempo, diventiamo meno schizzinosi e nelle pedule da roccia imbarchiamo sabbia, conchiglie e coralli, senza più farci caso. Anche le mani, che all'inizio ripulivamo con cura, ora stringono con disinvoltura reglettes insabbiate e si tuffano nel sacchetto della magnesite sempre più mischiata a minuscoli granelli di corallo. Poi l'arrembaggio alla roccia, anche dal mare, preoccupati non tanto di non inzuppare i pochi vestiti, ma piuttosto di salvare dai flutti i preziosi zaini: una corda fradicia può far perdere diversi gradi ...


 

arrampicare sul Taiwand Wall
fotografie di
F. Tremolada e Nicola Noè
Thaiwand Wall
piroghe motorizzate
...pittoresche piroghe
motorizzate: long-tail boat
arrampicare tra le scimmie
...piccole scimmie bercianti
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