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John Muir Trail: il sentiero è sempre ben tracciato
Fotografia di Federico Leidi
John Muir Trail: alla sera
Fotografia di Federico Leidi
John Muir Trail: sopra i 3.600 mt è deserto
Fotografia di Federico Leidi
John Muir Trail: la discesa verso Lone Pine
Fotografia di Federico Leidi

John Muir Trail - California dreaming

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Il John Muir Trail è uno dei più famosi trekking degli USA. Diego Salvi racconta le 21 tappe ed i quasi 350 km percorsi a piedi nella catena montuosa della Sierra Nevada (California) attraverso gli splendidi parchi nazionali di Yosemite, Kings Canyon e Sequoia.

“Lascia che la pace della natura entri in te come i raggi del sole penetrano le fronde degli alberi. Lascia che i venti ti soffino dentro la loro freschezza e che i temporali ti carichino della loro energia. Allora le tue preoccupazioni cadranno come foglie d'autunno.”
John Muir

Io e Federico li abbiamo incontrati proprio tutti: c’era Bambi con tutta la famiglia che si avvicinava la sera a bere al ruscello; c’erano Cip e Ciop che attraversavano il sentiero rincorrendosi per poi salire a spirale sull’albero vicino giocando a ricorrersi; c’erano Yoghi e Bubu: anche se nascosti, abbiamo riconosciuto le loro evidenti tracce, e c’era anche il Signor Ranger che ci ha dato precise disposizioni per evitare che ci rubassero il cestino della merenda. E poi abbiamo incontrato la marmotta, altri piccoli roditori tra cui il pika delle alte quote, e poi tanti uccelli.

Percorrendo il John Muir Trail, oltre agli altri hikers, questi sono gli incontri quotidiani, in un avvicendarsi di cime granitiche, passi, ampie vallate, centinaia di laghi, torrenti e boschi di conifere e sequoie centenarie.

Sono panorami di una bellezza allo stato puro la cui descrizione non paga la realtà: ed è proprio il concetto di wilderness, a noi poco conosciuto, che caratterizza questo trekking di lunga distanza e che lo rende unico e particolare nel suo genere: Durante i suoi 356 km l’unica traccia lasciata dall’uomo è il sentiero, con qualche ponte costruito, poche ed essenziali indicazioni: non ci sono rifugi, bivacchi, ripari, baite, case di villeggiatura, impianti, pastori, greggi o mandrie, niente di tutto ciò e di quello che siamo abituati a vedere nelle nostre montagne.

L’esperienza di percorrerlo, dalla Yosemite Valley fino alla cima del Mount Whitney a 4.421 mt, è innanzitutto una esercizio di autosufficienza, di misurarsi con la propria capacità di essere autonomo per tutta la durata del tracciato.

L’assenza di riferimenti umani è una dimensione che di primo acchito può spaventarci, farci provare una sensazione di spaesamento, che piano piano rientra nella misura in cui ci immergiamo in questa nuova dimensione sentendoci nel contempo pienamente parte integrante.

Ritorna con forza la percezione dell’importanza dell’essenzialità delle esigenze primarie dell’uomo: mangiare, bere, dormire, ripararsi, affrontare le eventuali emergenze, e la capacità di calibrare le proprie forze in funzione della loro soddisfacimento.

Ciò significa organizzare con precisione il viaggio e preparare con cura lo zaino che deve contenere tutto il necessario, ridurre il superfluo, prevedere gli imprevisti, garantire un peso sopportabile.

Solo in un paio di punti il JMT si avvicina a dei resort dove c’è la possibilità di approvvigionarsi o di far arrivare per posta pacchi di viveri: tra questi a metà percorso c’è il Muir Ranch, che si raggiunge con una breve deviazione, è assolutamente essenziale, anche perché per i successivi, e più impegnativi, 185 km, non c’è assolutamente possibilità di rifornimento alimentare.

È interessante come al Ranch si sia creato un sistema gratuito e autogestito di approvvigionamento di alimenti dove chi ne ha in eccesso li lascia a disposizione di chi ne ha bisogno.

Il JMT diventa così una comunità di hikers - per gli americani questo tracciato è un must - , che provengono da ogni stato confederato, e da un minor numero di stranieri che insieme, nel rispetto delle regole essenziali, condividono lo stile wilderness.

Tra queste, non lasciare rifiuti – al Mount Whitney neanche quelli “fisiologici” – non accendere fuochi sopra i 3.000 mt, accamparsi ad un certa distanza da fiumi e dai torrenti, mantenere gli alimenti nei Bear Barrel a prova di orso affamato, rimanere nei sentieri tracciati. L’effettivo rispetto di queste poche regole fa si che il John Muir Trail, rimanga inalterato e intatto nonostante le oltre 3.500 frequentazioni annuali.

La regolamentazione degli accessi, a tutela della sostenibilità dell’ambiente, non avviene tramite costose autorizzazioni, come alcuni trekking himalaiani, ma attraverso un sistema differenziato tramite prenotazione o a sportello, di rilascio di permessi gratuiti a cui noi europei non siamo abituati, a cui va riconosciuta comunque la capacità di gestire un fenomeno in crescita in rapporto ad un territorio limitato.

Giovani e meno giovani, da soli, in coppia o in gruppo, chi ne fa solo un pezzo e chi lo conclude, quando ci si incrocia camminando, ci si ferma, ci si saluta, si lascia passare l’altro, ed è sempre un’occasione di incontro per conoscersi: da dove vieni, dove vai, dove hai accampato, hai bisogno di qualcosa?

E poi la sera ci si ritrova, si pesca qualche trota per integrare la dieta, ci si accampa, si accende il fuoco, si prepara la cena, si filtra l’acqua, si ascoltano i rumori del bosco, si guardano le infinite stelle, si ascolta il profondo silenzio.

È un percorso che viene proposto in 21 tappe giornaliere, a cui qualcuno aggiunge 2-3 giorni di riposo e di contemplazione; le guide e i cartelli non riportano mai gli orari di percorrenza ma la oggettiva distanza in miglia, anche a sottolineare la considerazione del fatto che, lo si faccia in 12 giorni come noi o in 3 settimane, l’importante non è arrivare presto, ma concedersi il tempo sufficiente per assaporare pienamente un’esperienza di totale immersione nella natura “allo stato naturale”.

Il tracciato di fatto percorre da nord a sud la Sierra Nevada mantenendosi per più di un terzo sopra i 3.000 mt di quota, attraversando tre parchi nazionali -Yosemite, Kings Canyon e Sequoia National Park e diverse aree wilderness – Inyo e Sierra national forests, John Muir e Ansel Adams wilderness.

Ma non spaventatevi: il JMT non è un percorso difficile. Il signor John Muir, scozzese di fine ottocento, ingegnere, naturalista e scrittore, ideatore di questo tracciato, aveva una visione della natura selvaggia allo stato puro, senza animali domestici - ideale che porto alla costituzione di diversi parchi nazionali statunitensi - ma non per questo inaccessibile.

Benché lungo, il JMT è un tracciato non tecnicamente difficile: la sua eccellente costruzione, soprattutto nell’attraversamento dei passi di alta quota, fa si che la pendenza sia sempre regolare e il sentiero possa essere percorso da tutti, anche da muli e cavalli.

La commozione di essere riuscito a concludere il trail senza particolari problemi, aver condiviso momenti felici con il compagno di viaggio, aver conosciuto persone interessanti, mi obbliga a pensare a come ritornare ad esplorare altri tracciati, approfondire e interiorizzare l’esperienza wilderness: tra i sogni affiora il PCT (Pacific Crest Trail) fratello maggiore del JMT, di cui ne condivide una parte di 160 km.

Ma questo è un altro grande capitolo, che mi auguro di poterlo prima o poi scrivere: durante il JMT ho incontrato alcuni hiker che hanno percorso i suoi 4.300 km dalla frontiera del Messico a quella canadese, è il miglior augurio che ho ricevuto è stato: “Sei vuoi farlo, fai che ciò accada!”.

di Diego Salvi

SCHEDA: John Muir Trail, California, USA

DIEGO SALVI
Nato a Bergamo nel 1961, abita a Ponteranica (Bg). Padre di tre figli, attualmente lavora in campo sociale nel settore dell'housing. Laureato in sociologia a Trento, ha intrapreso giovane la strada del lavoro come elettricista per poi approdare al lavoro sociale in vari settori a Bergamo, dopo diverse esperienze di cooperazione internazionale in America Latina. Di animo inquieto e di poche parole, è alpinista, trekker e ciclista, passioni che coltiva assiduamente nei w-end e durante le vacanze.
Alcuni dei trekking realizzati negli ultimi anni: Everest Base Camp (Nepal), GR 20 Corsica (Francia), Valle dello Zanskar (Ladakh), GR 2 La Reunion (Francia), Giro dei Monti Sibillini, Lician Way (Turchia), Giro delle Orobie - Bergamo, Sentiero Roma - Sondrio, Alta via della Val Bregaglia (Svizzera/Italia), Alta via della Val Malenco, Alta via dell'Adamello n.1 - Brescia, Sentiero del Viandante - Lecco, Giro del Toubkal (Marocco), Giro del M'Gouna (Marocco), Sentiero alpino della Calanca (Svizzera), GR 131 La Palma (Canarie), Camì de Cavalls (Minorca), GR 221 Ruta de Piedra en sec (Maiorca), Laugavegur (Islanda), Kjalvegur (Islanda), JMT (California)

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