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Le Tre Cime di Lavaredo, Dolomiti. Da sinistra a destra: Cima Piccola, Cima Grande, Cima Ovest
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Il giro delle Tre Cime di Lavaredo
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L'inconfondibile Spigolo Giallo
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Il giro delle Tre Cime di Lavaredo

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Enrico Maioni, Guida Alpina di Cortina, presenta Il giro delle Tre Cime di Lavaredo in Dolomiti, une delle più belle e famose escursioni al mondo.

Prima di descrivere il giro delle Tre Cime di Lavaredo, una premessa è d’obbligo: se davvero volete assaporare il meglio delle Tre Cime, dimenticate una visita estiva a questa magnifica zona Dolomitica, prendete nota delle indicazioni che seguono ed aspettate l’autunno per incamminarvi sui pietrosi sentieri al cospetto della leggendaria triade.

Il motivo di questa mia opinione, condivisibile o meno, è questo: tanta è la bellezza e la notorietà della zona che essa stessa è rimasta vittima del proprio successo. Durante il periodo estivo infatti, orde di variopinti turisti brulicano come formiche impazzite sulla stradina che parte dal rifugio Auronzo e porta al rifugio Lavaredo, sale all’omonima forcella e successivamente conduce al rifugio Locatelli.

C’è un po’ di tutto: la chiassosa scolaresca in gita, con capigruppo sicuramente benintenzionati ma probabilmente privi di quell’educazione verso la montagna che ci insegna quanto sia prezioso il silenzio per poterla ascoltare; cani che abbaiano e bambini che piangono chiedendo ai genitori, soverchiati da zaini improponibili, quanto sia ancora lontana la meta; l’immancabile gruppetto che grida a squarciagola per sentire l’eco; gli "alpinisti" che si apprestano ad affrontare il sentiero ferrato De Luca – Innerkofler, con la frontale già pronta sul casco e già imbragati ed addobbati con numerosi e superflui moschettoni tintinnanti; telefonini d’ultima generazione con assurde suonerie, all’orecchio di qualcuno che discute animatamente e ad alta voce degli argomenti più disparati; il ragazzo che porta fiero sulla spalla una radio che suona il rock, mentre lì vicino il coro del paese intona "Signore delle Cime".

Probabilmente quanto scritto in queste righe non sarà a tutti gradito e forse qualcuno storcerà il naso leggendo… Non mi considero un retrogrado o un tradizionalista indefesso, ma amo le mie montagne e tutto questo mi sembra proprio fuori luogo, mi ferisce e mi disturba. Lo dico chiaramente e senza vergogna, le Tre Cime in estate proprio non mi piacciono.

Altra cosa è visitarle nel fuori stagione, quando il ritorno del silenzio ci permette di assaporare la pace e la serenità che questi panorami indescrivibili ci donano. I pochi escursionisti che si incontrano lungo il cammino sono veri amanti della montagna, salutano anche! L’aria è più limpida e sottile, il sole è più basso nel cielo e le ombre si allungano, mettendo in evidenza camini, fessure e asperità delle pareti rocciose.

L’incontro con le marmotte è più probabile, essendo questi simpatici roditori meno disturbati dalle folle estive. Esse scorrazzano vivacemente tra erba e pietre, alla ricerca dell’ultimo cibo che le sosterrà durante il lungo letargo invernale che va generalmente da ottobre ad aprile.

I fiori sono ormai quasi tutti scomparsi, è vero, e il pungente odore della valeriana che appassisce si fa sentire con forza. Più in basso, nei boschi, i larici assumono un color oro intenso e dipingono i boschi con la loro brillante livrea, uno spettacolo incantevole.

Salvo rare eccezioni, le giornate sono ormai troppo fredde per scalare sulle mitiche pareti nord delle Tre Cime di Lavaredo, ma le vie esposte al sole si salgono con maggior piacere e tranquillità, il tempo è più stabile e i temuti temporali estivi non preoccupano più. Perfino le via normale alla Grande o alla Ovest, non troppo amate dalle guide alpine in estate, diventano allettanti ed invogliano alla salita.

La natura sembra rallentare, e in questo ambiente grandioso e spettacolare è facile trovare quella serenità di cui tutti noi abbiamo fame. Credetemi, se potete scegliere visitate le Tre Cime di Lavaredo in autunno, col bel tempo.

Se invece potete andarci solo in estate vi consiglio di partire di buonora, molto presto al mattino, anche all’alba: la fatica di una levataccia antelucana sarà ampiamente ricompensata dallo spettacolo del sorgere del sole e dal silenzio che per ancora poche ore la fa da padrone. Non andateci incolonnati come pecore nel bel mezzo della stagione turistica soltanto perché si tratta di un luogo famoso in tutto il mondo e per poter dire "Anch’io sono stato alle Tre Cime di Lavaredo, davvero un bel posto!". Perdereste quella che è l’essenza di queste montagne e ne portereste con voi un ricordo falsato.

di Enrico Maioni


SCHEDA: Il giro delle Tre Cime di Lavaredo

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