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Il gruppo senza sci in discesa dall'Etna
Fotografia di Luigi Montanaro
Etna con il Gruppo Diabete e Alta Montagna
Fotografia di Martina Maddalena
Etna con il Gruppo Diabete e Alta Montagna: nessuno si preoccupa quando affrontiamo un traverso fastidioso per le caviglie, ma Daniela è in difficoltà per via delle racchette prese a noleggio ma noto che in molti si fermano a darle sostegno. Da subito s’intuisce che lo spirito di gruppo è molto forte, si parte e si ritorna insieme!
Fotografia di Martina Maddalena
Anche i diabetici si concedono un pocket coffee come premio per la cima
Fotografia di archivio DAM

L'Etna con il DAM - Gruppo Diabete e Alta Montagna

di

L'esperienza di Martina Maddalena che con il DAM Gruppo Diabete e Alta Montagna ha raggiunto la vetta dell'Etna con altri sci alpinisti ed escursionisti diabetici.

Quando atterriamo all’aeroporto di Catania, io e mia sorella Daniela siamo le prime del gruppo ad arrivare, e siamo anche delle new entry al DAM (ndr: gruppo Diabete e Alta Montagna - vedi articolo: Etna - 2018: con il Diabete, gli sci e le ciaspe alle Porte degli Inferi). Niente di strano fin qui, ma se si pensa che non conosciamo nessuno e non sappiamo esattamente che cosa ci attende, il semplice fatto di essere qui è già una piccola vittoria personale. Inoltre sono contenta che ci sia con me Daniela, per lei è la prima volta in Sicilia e condivideremo insieme quest’esperienza. Ci aggiriamo un po’ spaesate per l’aeroporto, che si fa? I nostri compagni d’auto devono ancora arrivare e forse il loro volo è in ritardo. Cariche ma un po’ affamate decidiamo subito di prendere la via del centro per fare un giro di perlustrazione a Catania. L’appuntamento con gli altri è in un’osteria al mercato del pesce. Aggirandoci per le vie della città ci colpisce in particolare la vivacità del centro storico, l’allegro vociare dei catanesi tra i banchi e gli arancini che offrono con fierezza. Dopo un po’ ci ricongiungiamo con i nostri compagni e conosciamo la maggior parte di loro. Gli ultimi arriveranno solo alla sera a causa dei ritardi dei voli causati dal maltempo.

La compagnia è interessante, ciascuno a tavola racconta di sé, dei propri viaggi, del proprio lavoro e soprattutto è bello potersi scambiare alcuni pareri e impressioni sulla gestione del diabete. Provo un gran sollievo nel fare liberamente la mia dose di insulina seduta a tavola, come a casa. Talvolta anche se sono con amici mi sento un po’ a disagio, ma qui risulta un gesto naturale. Mi viene suggerito di assaggiare i ricci di mare crudi, e con mia grande sorpresa sono una delizia, come il resto del pesce e crostacei. Segue una passeggiata per digerire il pasto abbondante. La sera in agriturismo si parla dell’indomani; Gianni ci spiega l’itinerario previsto, si fa un resoconto dell’attrezzatura e con gli ultimi arrivi il gruppo è al completo! Il brindisi col vino abruzzese di Luigi battezza la comitiva! Mi piace che questa sia composta da persone dalle diverse età ed esperienze e ciò non è affatto un limite all’instaurarsi di nuove amicizie, ma rende invece l’umore generale più allegro. Tutti sono curiosi e disponibili, si percepisce un clima di convivialità, si parla a lungo e si comincia a conoscersi. La passione per la montagna è l’anima del gruppo e s’intuisce che molti hanno una grande esperienza alpinistica e questo per me è molto stimolante.

La mattina dopo, i preparativi ci colgono alla sprovvista e io e Daniela fatichiamo ad alzarci dal letto, forse per la comodità del nostro giaciglio! Ma la prima esperienza sull’Etna ci attende, d’altronde siamo qui per questo. Per colazione c’è di tutto e tra me e me sorge il dubbio che 4 giorni siano più che sufficienti per tornare a casa con qualche chilo in più, meglio quindi non esagerare. È venerdì e il gruppo dei ciaspolatori affronta l’Etna dal versante Nordest, l’obiettivo è quello di raggirare il Monte Nero partendo da Piano Provenzana. S’ingrana bene il passo, quasi non appesantito dalle ciaspole e il vento che soffia forte qui è una costante. Nessuno si preoccupa quando affrontiamo un traverso fastidioso per le caviglie, ma Daniela è in difficoltà per via delle racchette prese a noleggio ma noto che in molti si fermano a darle sostegno. Da subito s’intuisce che lo spirito di gruppo è molto forte, si parte e si ritorna insieme!

La giornata trascorre bene, si visita la Grotta dei lamponi, si chiacchiera, in particolare Luigi mi parla di ciò che utilizza lui per prevenire le ipoglicemie e capisco che le mie barrette al sesamo non vanno bene per lo sport; mi rendo conto inoltre che non sto misurando di frequente la glicemia. Un controllo costante dei valori glicemici è fondamentale durante uno sforzo fisico, e qui ho molto da imparare da chi è più esperto di me. Dopo un piacevole giro nel bosco, col sole che penetra tra le fronde e il silenzio di un sentiero innevato, affrontiamo una salita per scollinare e chiudere il percorso ad anello che stiamo compiendo. Qualche avventuroso sale addirittura sui pendii del Monte Nero e si gode una vista mozzafiato. La giornata è limpida e in lontananza si vede il mare, fino addirittura la Calabria! Ma ecco che dietro le nuvole si intravede un pennacchio bianco che si alza solitario, più a ovest, è il cratere di nord-est! Che emozione, per oggi è ancora lontano ma dopodomani ci passeremo vicino! Più in là ancora c’è, nascosto tra le alture, il cratere centrale, la nostra meta di domenica.

Il ritorno è molto tranquillo, mi attardo a chiacchierare con Roberta che mi parla della sua storia col diabete, così c’è anche tempo per qualche selfie di rito insieme. Dopo un po’ tolgo addirittura le ciaspole che non vogliono proprio stare agganciate e proseguo con gli scarponi. Quando arrivo alla macchina il glucometro segna 70 di glicemia, ma visto che non ho ancora alcun sintomo mangio una delle mie tavolette al sesamo caramellato, così pian piano i valori risalgono. Gli sciatori ci hanno preceduti e ci aspettano, perciò si riparte tutti insieme alla volta dell’agriturismo. Durante il viaggio in auto ho modo di conoscere meglio una giovane coppia di Vicenza e ascolto la storia dei due con curiosità. Una cosa bella in questo viaggio è sicuramente anche essere spettatori di come la gestione del diabete viene affrontata in un rapporto di coppia. Ho notato come una relazione affiatata e la consapevolezza dei propri limiti migliori decisamente la cura del diabete, tra i due è Marco a essere diabetico di tipo 1 da anni e oggi nella seconda risalita con le pelli ha avuto un’ipoglicemia. Mi piace come Sara lo incalza con le domande e vedo in lei una forte determinazione nel comprendere il perché sia successo. Si capisce molto di loro, sono una squadra e quando due menti al posto di una lavorano allo stesso scopo, il controllo glicemico è quasi perfetto! Successivamente ho potuto notare che questa tendenza si riflette un po’ in tutte le coppie presenti a quest’uscita e molte persone senza diabete sono davvero esperte sulla questione, tant’è che ho modo di imparare qualcosina da tutti.

La cena è un lauto banchetto e si svolge in una stanza più piccola e intima rispetto a quella della prima sera e c’è spazio per un confronto sull’andamento della giornata. Aldo chiede a tutti i nuovi arrivati com’è andato il controllo glicemico di ciascuno durante la giornata e apre una discussione sull’utilizzo dell’insulina lenta per il bolo serale. Scopro le caratteristiche delle diverse pennette rispetto a quella che utilizzo io e che bene o male tutti hanno fatto un periodo di prova più o meno lungo per capire quale sia la più adatta al proprio stile di vita. Dopo un utile confronto in merito, si va a letto e ci si prepara per il giorno seguente. Purtroppo però il meteo non ci consente di percorrere l’itinerario previsto e dobbiamo ripiegare in una piacevole passeggiata verso la Valle del Bove, che ci porta ad attraversare delle lingue di lava solidificata e battuta dal vento. Il paesaggio è lunare e suggestivo, e nonostante il cambio di programma, abbiamo fatto un piacevole giro. Anche gli sciatori non hanno potuto portare a termine il loro percorso e perciò la comitiva decide di optare per dare un risvolto culinario alla giornata. Si va tutti a pranzo in osteria!

A Catania è bel tempo, si fa un giro per le vie della città, si compra qualche ricordo, una cartolina, si mangia una pasta in una delle pasticcerie tipiche suggerite da Maurizio, e si scatta qualche foto al Giardino Bellini. Alla sera la città è luminosa, i palazzi si accendono di luci e le vie del centro sono piene di gente. Rincasiamo con dispiacere e al nostro arrivo ci aspetta la cena. So che qualcuno al ritorno ha lamentato 600 grammi in più, io per sicurezza non mi sono pesata!

La domenica è ricca di emozioni. Il mattino la sveglia è anticipata, bisogna muoversi bene e preparare i bagagli, fare presto per non togliere tempo alla salita. Finalmente si sale al cratere centrale! Le macchine sono organizzate, gli ARVA sono accesi e i ramponi nello zaino. Tutto è pronto in poco tempo, e alcune mani esperte mi aiutano a regolare i ramponi in base al mio numero di scarponi. Oggi saranno fondamentali. Raggiungiamo in auto il Rifugio Sapienza e c’è tempo solo per una foto di gruppo perché poi bisogna prendere la funivia. Mentre saliamo mi sistemo berretto e mascherina, il cielo è coperto e si sente spirare un vento freddo. Dall’alto dell’impianto di risalita penso brevemente alla mia diagnosi di diabete di tipo 1, sei anni fa. Sono seduta con lo sguardo rivolto verso le nubi e la montagna alle spalle e mentre la fune ci tira in su mi immergo nel flusso di pensieri. All’inizio della malattia ero spaventata, pensavo sarebbe diventato un handicap nella mia routine e un po’ me ne vergognavo. Chissà perché avevo inoltre la convinzione che avrei dovuto rinunciare a molte cose. Eppure eccomi qui a realizzare qualcosa di bello per me stessa!

Col tempo, parlare con la gente di questa patologia mi ha spinta a ridimensionare totalmente l’idea che io stessa avevo del diabete. La partecipazione al DAM mi ha permesso di arrivare qui e sono orgogliosa di essere inserita in questo gruppo così attivo e appassionato. I miei pensieri sono interrotti solo dalla consapevolezza di non aver messo la crema solare, di questo mi pentirò il giorno seguente, dopo essermi bruciata naso e guance! Ma non importa, il fermento generale mi mette allegria, fuori dalla stazione d’arrivo si decide di indossare i ramponi fin da subito e il buon Marco mi aiuta a indossarli correttamente, dando anche una tirata un po’ più stretta.

Gianni, subito attivo per la prova degli ARVA, in modo meticoloso non lascia passare nessuno che non abbia risposto al segnale. Siamo ben equipaggiati e finalmente si sale. Rispettiamo la fila indiana che ci porta tutti insieme alla cima e così camminiamo per qualche ora, all’inizio lungo una pendenza modesta, successivamente affrontiamo una pendenza di circa il 25%. Le nuvole in cielo man mano si diradano e il tempo timidamente migliora. Forte dei piccoli errori dei giorni precedenti controllo più frequentemente la glicemia e riesco a tenere sotto controllo la curva glicemica, senza grossi problemi. Il passo è lento ma costante e tutti insieme ci apprestiamo ad affrontare l’ultima salita, in uno scenario di lava e neve, a tratti ghiacciata. A questo punto bisogna misurare bene i passi, essere sicuri nell’appoggio e non perdere l’equilibrio, visto che procediamo di traverso lungo la parete ripida, infilandoci tra il cono del cratere di sud-ovest e quello del cratere centrale.

Terminata la parte più dura mi rendo conto che la glicemia sta scendendo, il sensore segna il valore 100 e probabilmente con lo sforzo appena compiuto si abbasserà velocemente. Bevo una fialetta di glucosio e proseguo, ormai c’è solo da raggiungere il bordo del cratere. Il fumo che ne esce si mischia alla nebbia, il vento quassù è davvero forte e fischia nelle orecchie; il mio scalda collo è umido per i vapori e un leggero sapore di zolfo arriva quasi alla gola, perciò mi impongo, almeno qui di non chiacchierare per un po’. La visibilità è scarsa e sembra di mettere il piede in fallo a ogni passo per via della neve che nasconde le irregolarità laviche di questo terreno. Senza occhiali bruciano gli occhi, ma nonostante i vapori siano pungenti c’è tempo per fare delle foto e farsi i complimenti! Siamo arrivati in cima, e ci siamo riusciti insieme, c’è da festeggiare!! Ecco infatti che arriva Luigi a offrirci un pocket coffee. Scattiamo felici una foto di rito, che qualche giorno dopo conserverò fiera sul mio comodino in ricordo dell’avventura.

La discesa non crea particolari problemi e io resto euforica fino alla funivia. Intanto è uscito il bel tempo e la neve comincia a sciogliersi sotto i nostri passi. Davanti a noi l’azzurro del cielo abbraccia il bianco della neve e più in giù tanti piccoli crateri secondari si lasciano guardare e il colore lavico sottostante crea un bellissimo contrasto nero-bianco. Sorge spontaneo pensare, mentre ce lo lasciamo alle spalle, a come la natura meravigliosa abbia plasmato con dolcezza i pendii di questo vulcano grande e solitario, sferzato dal vento, rendendolo unico nel suo genere. Riprendiamo la funivia e dopo poco siamo di nuovo al Rifugio Sapienza. Come sempre gli sciatori ci hanno preceduti e si stanno già godendo un meritato panino o una birra. È bellissimo riunirsi giù perché inaspettatamente tutti si scambiano complimenti e si congratulano l’un con l’altro, appagati dell’esperienza. È andato tutto bene e bisogna riconoscere l’impresa svolta! Con gioia anch’io ricevo i complimenti da parte degli alpinisti più esperti. Questo è uno dei momenti più belli di tutta l‘uscita. Abbiamo concluso l’itinerario in perfetto orario, bisogna solo recuperare le macchine, restituire l’attrezzatura e partire alla volta dell’aeroporto, dove non si può rinunciare all’ultimo cannolo.

Una volta a casa e durante i giorni seguenti i pensieri tornano spesso al momento in cui abbiamo superato i 3000 m, il mio primo traguardo realizzato col DAM, e una vittoria personale molto importante. Anch’io ce la posso fare e, come i grandi alpinisti, mi sono posta un obiettivo e l’ho raggiunto. L’Etna rappresenta soprattutto la montagna dentro di me, non come ostacolo fisico da superare ma piuttosto come la consapevolezza di sé da raggiungere, conoscenza dei propri limiti, comprensione, perdono, e infine sublimazione. Continuerò la ricerca di nuove montagne, più alte, in questa bellissima realtà di Diabete e Alta Montagna!

di Martina Maddalena

Il Comitato per l’Educazione Terapeutica realizza progetti e servizi per persone con diabete e per le loro famiglie, utilizzando i fondi ricevuti da donazioni liberali e dal 5 per 1000. Per destinare il 5 per 1000 al Com.E.T. firmare sotto il riquadro “Sostegno del volontariato…” e indicare il codice fiscale: 9716 4840 585.
Per effettuare una donazione deducibile dalle imposte, eseguire un bonifico al Com.E.T. con il codice Iban: IT86 S 02008 05024 000 400 358234

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