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Nina Caprez ripete Hannibals Alptraum insieme a Marc Le Menestrel, la difficile via aperta nel 1986 da Martin Scheel e Robert Bösch in Rätikon.
Fotografia di Robert Bösch
Nina Caprez ripete Hannibals Alptraum in Rätikon insieme a Marc Le Menestrel.
Fotografia di Nina Caprez archive
Marc Le Menestrel e Nina Caprez su Hannibals Alptraum, Rätikon
Fotografia di Marc Le Menestrel
I Kirchlispitzen in Rätikon, dove corrono anche le vie Hannibals Alptraum e Silbergeier
Fotografia di Nina Caprez
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:

Nina Caprez e Marc Le Menestrel ripetono Hannibals Alptraum in Rätikon

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Intervista a Nina Caprez che, insieme a Marc Le Menestrel, ha ripetuto Hannibals Alptraum, la difficile via d’arrampicata di Martin Scheel e Robert Bösch in Rätikon, Svizzera.

La scorsa settimana la svizzera Nina Caprez ha ripetuto Hannibals Alptraum, la bella, difficile e raramente ripetuta via situata sulla 4° Kirchlispitze nel massiccio del Rätikon in Svizzera. Aperta dal basso nel luglio del 1986 da due dei più forti climbers, non solo della confederazione elvetica, dell’epoca - Martin Scheel e Robert Bösch - nel corso degli anni questa via è diventata rinomata per la sua complessa miscela di movimenti tecnici abbinata ad una arrampicata assolutamente obbligatoria, distante dalle ultime protezioni. E anche se - almeno sulla carta - i cinque tiri sono meno estremi di molte altre vie test, questo Alptraum, questo ”incubo" ha causato notti insonni a molti. Negli ultimi anni la Caprez si è creata un curriculum di tutto rispetto, sia in falesia con vie fino all' 8c+, sia in montagna, dove spicca la prima salita femminile di Silbergeier, la via posta immediatamente a sinistra di Hannibals Alptraum. Ma Hannibals Alptraum è diversa, dai suoi precedenti due tentativi la Caprez è sempre tornata "completamente battuta", come lei stessa ha ammesso. Questa via di quasi 30 anni fa è, anche per gli standard di oggi, difficile da decifrare, e quest’estate la Caprez è tornata per scoprire esattamente perché… insieme alla leggenda francese dell'arrampicata Marc le Menestrel.

Nina, successo, congratulazioni, al terzo tentativo!
Sì, grazie, sono felicissima! Avevo provato questa via nel 2009 con Simon Riediker e poi, dopo Silbergeier nel 2011, sono tornata nel 2013 con Mélissa Le Nevé. Ogni volta la via ci ha veramente dato del filo da torcere, ci ha letteralmente sbattuti, fisicamente e anche psicologicamente. Ma allo stesso tempo offriva semplicemente un’arrampicata straordinaria, un capolavoro di apertura che ha continuato a lavorare pian pianino nella mia mente.

Ecco il motivo per cui sei tornata quest’estate
Con Marc Le Menestrel, uno che ne sa qualcosa dell’arrampicata tecnica stile anni '80! Sì, mi sono sempre chiesta perché Hannibals Alptraum fosse così difficile. E perché i primi salitori avevano apparentemente sottogradato così tanto questa via. Voglio dire: ho fatto alcune vie difficili in passato, ma qui proprio non facevo progressi. E non ero l’unica. Forse perché non siamo più in grado di affrontare quel tipo di scalata? Oppure c'era un altro motivo? Dovevo assolutamente sapere perché.

La via è stata aperta da due che conosci molto bene, due tuoi amici, Martin Scheel e Robert Bösch
Sì, quello che Martin e Röbi hanno fatto all’epoca è assolutamente incredibile. Hanno seguito l’etica severa che allora era già in vigore nel Rätikon, ma anche in altre parti, aprendo dal basso, piantando spit soltanto dove riuscivano ad appendersi ad un cliff. Nessun spittaggio appesi a un altro spit. Il risultato è un’arrampicata molto difficile con protezioni molti distanti, su un tipo di scalata di cui erano padroni. Detto questo è importante capire anche un altro particolare significativo: mentre hanno aperto la via - e hanno salito in libera tutte le sue sezioni - non hanno fatto la prima libera in continuità, la prima rotpunkt diciamo. Il loro scopo all’epoca era semplicemente quello di aprire questa linea da sogno - o incubo - e sono stati soddisfatti del risultato.

Allora, chi ha fatto la prima libera della via?
Oh, non ne ho la più pallida idea. C'è un libro di vetta firmata da diversi climbers, tra cui il compianto Peter Schäffler molti anni fa, ma davvero non è chiaro chi ha fatto la prima rotpunkt.

Quindi, non avendolo fatto tutto in continuità spiega forse in parte perché il grado originale della via è così difficile
Solo in parte. L’altro motivo è che lo stile dell’arrampicata è proprio così aleatorio. È pazzesco, non hai mai una buona presa, è sempre un gioco snervante di equilibri, di impercettibili sensazioni, di movimenti del corpo millimetrici che fanno la differenza. Quindi non sei mai sicuro se riuscirai oppure no. Precisione e sensibilità, abbinata ad un estenuante gioco di nervi, visto che alcuni dei run-out sono davvero luuunghi… questo è quello che rende la via così speciale. Non è tanto una questione di essere forti, qui devi veramente sapere come usare i piedi…

Per la cronaca, se dovessi dare un grado alla via...
Realisticamente? Marc e io siamo d'accordo su quanto segue per i cinque tiri: 7b+, 8a, 8a, 8a, 7b+. Ma, come ho già detto, non bisogna lasciarsi ingannare dai gradi sulla carta, non appena inizi Hannibals Alptraum, entri in una dimensione completamente diversa.

Parlaci allora dei progressi di quest’anno
Beh sono tornata con Marc pochi giorni fa. Tornare in Rätikon per la prima volta dopo un paio di anni di assenza è stata una catastrofe completa! Abbiamo preso calci in culo! Poi dopo un giorno di riposo siamo tornati e le cose sono andate un po' meglio, ho salito i primi due tiri senza problemi, poi sono caduta una volta sul terzo tiro, poi ho verificato il quarto tiro. Un mostro! 10 voli di oltre venti metri, mentalmente ero a pezzi, ma in qualche modo sono riuscita a venirne fuori e a raggiungere la sosta. Marc ha provato l’ultimo tiro e ci siamo calati. Dopo un altro giorno di riposo abbiamo deciso che volevamo solo andare per scalare. Nessuna pressione, non siamo tornati su per chiudere la via. Ho subito salito in rotpunkt i primi tre tiri, poi ho provato il quarto tiro e con mia sorpresa ci sono riuscita al secondo tentativo.

Rimaneva quell'ultimo tiro ‘facile’...
Sì, pensavo di avere già il gatto nel sacco. Ma il quinto tiro ha un lato oscuro, un difficilissimo boulder, davvero aleatorio. Continuavo a cadere, più e più volte. Alla fine ho impiegato 7 tentativi per la rotpunkt, abbiamo raggiunto la fine della via al buio!

Ora che hai fatto la via, cosa altro ci puoi dire della prima salita?
Tutto quello che posso dire è che ho un enorme rispetto per Martin e Robert. Fare tutta quell’arrampicata obbligatoria, dal basso, non sapendo se fosse possibile salire, facendo quei voli lunghi... straordinario.

Un'eredità che hanno lasciato a tutti
Si, però solo se giochiamo con le stesse regole. Sai, le persone sono ovviamente libere di interpretare l'arrampicata come vogliono, ma devo dire che vedere gente su Silbergeier con un bastone lungo, per rinviare gli spit distanti, mi ha davvero sorpresa. Il punto su vie come questa è salire in maniera più equa possibile, no? Utilizzando un bastone non hai nessun rispetto verso l’etica della prima salita, verso la storia dell’arrampicata, significa che ti stai completamente perdendo una parte importante del gioco.

Ascoltandoti si capisce che per te Hannibals Alptraum ha un valore speciale
Di sicuro! Per varie ragioni. Tanto per cominciare, la via è stato aperta l'anno in cui sono nata! Incredibile pensare quello che si faceva prima ancora che io ci fossi ;-) Poi c'è il fatto che l'ho fatta con Marc, e il giorno in cui l’abbiamo salita siamo stati fotografati proprio da Röbi! E c'è anche un’altra bella coincidenza - abbiamo raggiunto la cima al buio la stessa notte in cui la mia amica Barbara Zangerl ha raggiunto la cima di Bellavista nelle Dolomiti. E, ultimo ma non meno importante, c'è appunto quella linea, è semplicemente una via straordinaria. Non è la più difficile che abbia mai scalato, ma è sicuramente una della più difficili e qualcosa di cui andrò sempre fiera.

Parlando appunto di grande difficoltà, ecco una domanda che siamo sicuri molti si chiederanno: adesso hai in mente in salire Orbayu? La scorsa estate avevi fatto tutti i tiri singolarmente, ma non in continuità. Ritornerai?
No. Orbayu era ed è un capitolo molto importante della mia carriera arrampicatoria, ma è sicuramente chiuso. Ho dato tutto quello che avevo, sono contenta di quello che sono riuscita a fare, ma comunque alla fine dei conti non è bastato. Accettare tutto questo non è stato facile. Sì, Orbayu è di gran lunga la cosa più difficile che io abbia mai provato, ma ancora più importante, è la prima volta che ho dovuto affrontare il fallimento, il primo progetto che non sono riuscita a completare esattamente come volevo io. Alla fine mi sono resa conto che il successo non può venire a qualsiasi prezzo.

Cioè?
So di aver dato il mio meglio, giocando seguendo le mie regole, e così va bene. Alcune persone ricorrono ad altre tattiche, a volte borderline, solo per salire una via in particolare. Ma sai, la mia scalata è fatta di così tanta gioia, di tanto amore per questo sport. E se quella felicità, quell'entusiasmo non ci sono, allora non mi sento me stessa. Se non sono contenta di quello che sto facendo - e come la sto facendo - allora non sono Nina. Accettare il fallimento mi ha reso felice.

E ora, scommettiamo, sei ancora più felice!
Si! Dopo due giorni passati a rilassarci a casa dei miei, giovedì siamo tornati ad Hannibals Alptraum. Le condizioni erano perfette, Marc era super motivato! Avevamo ancora il materiale sulle soste, i rinvii sui tiri, e questo era motivo sufficiente per Marc per salire tutto da capocordata. E, ci credereste, ha salito tutti i 5 tiri senza cadere! Vecchia volpe della tecnica! Per me è stata una sensazione incredibile trattarlo come un principe, avevo già salito la via e potevo dargli tutta la mia attenzione ed energia. Portando il suo zaino, preparandogli da bere, dandogli il cibo. Siamo stati un team vero, proprio come dovrebbe essere!

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