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Fotografia di © Alberto Tadiello
Coffee Break Interview: Adam Ondra / Hansjörg Auer
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Coffee Break Interview: Adam Ondra / Hansjörg Auer

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Parte Coffee Break Interview di Daniela Zangrando, un progetto per esplorare sogni, desideri e limiti dei protagonisti dell'arrampicata e dell'alpinismo. In questa prima puntata il climber ceco Adam Ondra e l'alpinista austriaco Hansjörg Auer.

Coffee Break Interview è un progetto speciale. Nato da un’intervista non del tutto convincente, ha sentito il bisogno di estendersi, ed è andato a tastare il polso ad una generazione allargata di alpinisti e di climber. Le domande sono poche e molto aperte. Il gioco sembra essere tutto nelle mani di chi risponde. Ad accompagnare le interviste, le immagini di Alberto Tadiello. Semplici carte. Scalano il gioco, in modo letterale. E spostano appena l’alpinismo. Verso altri mondi ancora.

ADAM ONDRA

Daniela Zangrando: Il passo chiave*.
Adam Ondra:
È quello di cui parla la via. È la polpa, il succo. Quello che la rende così difficile, strana e speciale allo stesso tempo. Una sequenza di movimenti che mi porta via un sacco di tempo per escogitare la sequenza migliore. È anche la più difficile da riconnettere al resto.
Richiede estrema precisione, fisica e mentale. L’arrampicata più difficile che io possa immaginare.

D.Z.: Cosa vuol dire spostare il limite?
A.O.: Per me è fondamentale riuscire a spostare i miei limiti. È motivante. Amo la messa in gioco, soprattutto se all’inizio sembra eccessiva, smisurata.

D.Z.: I tuoi limiti, ora.
A.O.: Al momento ho appena raggiunto il mio limite assoluto, ma so di poter diventare più forte ancora.

D.Z.: Se non dovessi più fare il climber, cosa faresti? Hai un piano altro, parallelo?
A.O.: Scalerò sempre finché la salute me lo concederà. Arrampicare mi rende felice, non importa quali siano il grado e la difficoltà.

D.Z.: Cosa ti piacerebbe cambiare del mondo dell'arrampicata? Di questo che a tutti gli effetti penso sia il tuo lavoro?
A.O.: Penso che il mondo dell’arrampicata sia “naturale”. E che ognuno sia responsabile dell’ambiente in cui scala. Le rocce sono parte della natura, e vanno rispettate… non sono palestre artificiali.

D.Z.: Descrivimi il luogo. Quel posto che senti tuo. Dove puoi rifugiarti, pensare, distruggere, gridare.
A.O.: Flatanger è un posto che mi è particolarmente caro. È come se tutto quello di cui ho bisogno fosse proprio lì.

D.Z.: E per ultima cosa un sogno. Che meriti di essere chiamato tale.
A.O.: Una vita felice.

HANSJÖRG AUER

Daniela Zangrando: Il passo chiave.
Hansjörg Auer: Trovare il modo per essere il più felice possibile. Gli scalatori e gli alpinisti tendono spesso a considerare più importanti gli aspetti sportivi rispetto a quelli culturali del loro fare. Alla fine non si tratta altro che di uscire con il proprio migliore amico e godersi la vita al massimo. E questo significa anche vivere a pieno la cultura. Il successo arriverà dopo.

D.Z.: Cosa vuol dire spostare il limite?
H.A.: Trovare un progetto che sia di ispirazione e spingersi oltre il proprio limite, ma anche avere di fronte una possibilità per capire meglio se stessi e la vita di tutti i giorni. Per me è molto importante che ogni avventura e ogni spedizione stiano in piedi da sole, di per se stesse. Non c’è alcun bisogno di fare paragoni tra le storie di oggi e quelle passate.

D.Z.: I tuoi limiti, ora.
H.A.: A dire il vero penso che la pura ricerca del limite tecnico sia qualcosa di troppo semplicistico. Sia nel passato che nel prossimo futuro credo di essere andato e di voler andare alla ricerca di una sommatoria di fattori, fisici e mentali, in grado di rendere davvero intense le esperienze.

D.Z.: Se non dovessi più fare il climber, cosa faresti? Hai un piano altro, parallelo?
H.A.: Ho varie possibilità. Sono una guida e anche un docente di matematica e sport alle scuole superiori, ma voglio continuare ad arrampicare.
Penso comunque che avere un piano B in tasca non sia mai sbagliato.

D.Z.: Cosa ti piacerebbe cambiare del mondo dell’arrampicata? Di questo che a tutti gli effetti penso sia il tuo lavoro?
H.A.:
Non un granché. Fintanto che una persona è onesta e rispetta gli altri, non c’è niente da rimproverarle. Arrampicare significa liberà. E tutti quelli che s’innamorano di questo, devono poter aver spazio per la libertà. Troppe regole rischiano di ridurla, di limitarla.

D.Z.: Descrivimi il luogo. Quel posto che senti tuo. Dove puoi rifugiarti, pensare, distruggere, gridare.
H.A.:
Un posto non affollato, nella valle Ötztal, in cui sono nato. È il luogo dove mi sento di più a casa. Dove ci sono i miei amici e la mia famiglia.

D.Z.: E per ultima cosa un sogno. Che meriti di essere chiamato tale.
H.A.:
Il sogno con la S maiuscola è quello che non troverà mai realizzazione. Quello cui si arriva molto vicini, … ma poi c’è sempre qualcosa che manca. Sono fortunato ad avere uno di questi sogni.

* Il termine “crux” in inglese identifica sia “il passo chiave” in senso alpinistico che “la chiave” vista come punto cruciale, soluzione, elemento nodale della vita quotidiana.
Gli intervistati sono stati lasciati liberi di intendere o fraintendere il termine a loro piacimento.

Un ringraziamento a Giulia Galvan e Zuzka Musilová.

di Daniela Zangrando

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