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Marco Scolaris (presidente IFSC) A destra Ariano Amici (presidente FASI)
Fotografia di Giulio Malfer
Miho Nonaka durante la finale dei Campionati Mondiali Giovanili di Boulder ad Arco
Fotografia di Giulio Malfer
L'arrampicata sportiva alle Olimpiadi Tokio 2020
Fotografia di www.tokyo2020.jp
Durante i Campionati Mondiali Giovanili di Speed ad Arco
Fotografia di Giulio Malfer

Sport climbing alle Olimpiadi: intervista al presidente IFSC Marco Scolaris

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Intervista a Marco Scolaris (presidente International Federation of Sport Climbing - IFSC) dopo lo storico inserimento delle competizioni di arrampicata sportiva alle Olimpiadi di Tokio 2020.

Marco Scolaris, lo Sport Climbing andrà alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Più felice da presidente IFSC o da appassionato della prima ora?
E' stato un lungo viaggio, e oggi ce l'abbiamo fatta. Trent'anni fa, quando iniziammo questa avventura, nessuno avrebbe mai nemmeno lontanamente immaginato che un giorno saremmo arrivati alle Olimpiadi. La soddisfazione ovviamente è grande, ma anche la consapevolezza che il lavoro continua, con responsabilità maggiori.

Qual è stato il primo pensiero quando il 3 agosto a Rio c’è stato l’annuncio ufficiale e definitivo?
Ho pensato che iniziava una nuova era, per l'arrampicata ma anche per lo sport in generale. Introdurre cinque nuovi sport ha rappresentato il cambiamento più radicale nella storia centenaria dei Giochi Olimpici. L'arrampicata di per sé è la grande novità, persino una sorpresa, in tutti i sensi.

Sembra banale chiedertelo ma, per quei pochi che non l’avessero ancora capito, cosa significa per il movimento delle competizioni di arrampicata sportiva partecipare alle Olimpiadi!
La legittimazione dell'arrampicata come sport apre le porte a uno sviluppo della disciplina, che dovrà essere coerente con i valori dell'arrampicata. Soprattutto per le federazioni nazionali si aprono nuovi scenari, a condizione però che si sappia cogliere l'occasione e si lavori sodo e con competenza.

Il cammino verso le Olimpiadi è stato lungo e anche difficile. Quali sono state le tappe principali di questo progetto?
Senza andare troppo lontano, parto dal 2006 quando l'UIAA ci chiese di andarcene e di creare una nostra Federazione Internazionale, cosa che avvenne nel gennaio del 2007. Il CIO credette nella bontà di questo nuovo sport e ci riconobbe quasi subito. Il punto di svolta furono i Giochi Olimpici della Gioventù di Nanchino nel 2014, quando fummo invitati con lo skate, i roller e il wushu allo Sport Lab. Fu allora che la famiglia olimpica e i media poterono vedere con i propri occhi cosa siamo e cosa siamo capaci di fare... Così, nove anni dopo la fondazione dell'IFSC, diventiamo olimpici: un record di velocità che lascia strabiliati ed è riconosciuto da tutti.

Dal nostro punto di vista ci sembra che in questi anni lo sport climbing sia profondamente cambiato. Sei d’accordo?
Non credo che lo sport, inteso come competizioni, sia molto cambiato, direi piuttosto che si è evoluto. Del resto, possono cambiare molte cose, ma non cambiano lo spirito e l'atmosfera dell'arrampicata. Questa è la sfida che ora ci attende: continuare così preservando i valori che animano la nostra vita di climber.

Perché dal tuo punto di vista lo Sport Climbing si merita di essere sport olimpico (a proposito che numeri ha)? Per i numeri basta vedere il report fatto dalla Programme Commission del CIO. Poi.. gli umani sono in grado di arrampicare prima di imparare a camminare. L'arrampicata è un istinto. Il movimento nella dimensione verticale non era rappresentato alle Olimpiadi, ora lo è. E poi basta guardare cosa succede in tutto il mondo...

Cosa ci aspetta in questi 4 anni pre-olimpici che ci dividono da Rio? Quali sono i progetti dell’IFSC?
Tanto lavoro. Sia per organizzare l'evento a Tokyo, sia per garantirci un posto stabile sotto i cinque cerchi, anche dopo il 2020. A livello mondiale, ci aspettiamo una crescita ancora maggiore dello sport, cosa che sta già succedendo in Giappone per esempio, ma credo che in tutto il mondo ci si debba aspettare un boom, soprattutto dove le federazioni sapranno lavorare bene. Tutto ciò andrà di pari passo con l'aumento dell'interesse dei media. Ne vediamo già i segnali: per esempio quest'anno alla Coppa del Mondo a Kazo, in Giappone, abbiamo avuto 60 giornalisti accreditati e una decina di televisioni.

Se abbiamo capito bene ancora si deve decidere con che formula (tipo di gare e specialità) l’arrampicata si presenterà a Tokyo… qualche anticipazione di “lavoro”… tempistica?
E' un compito non facile, avendo a disposizione due medaglie d'oro, una maschile e una femminile, e dovendo dare spazio a tutte e tre le nostre discipline. Oltre al formato di gara, anche il numero di atleti è limitato, quindi i criteri di selezione vanno studiati con estrema attenzione. Ci stiamo lavorando da un po' di tempo e dovremmo avere una bozza finale pronta in occasione dei Campionati del Mondo di Parigi a settembre.

Ringraziamenti… chi ti senti di ringraziare… e qual è l’augurio che rivolgi all’IFSC e a tutto il movimento?
Beh, tutti quelli che ci hanno creduto, in primis la mia famiglia, Elena e Ilaria sono climber anche loro... In molti ci hanno aiutato, e il risultato non è mai stato scontato, fino al voto del 3 agosto. A chi mi chiedeva cosa avremmo fatto nel caso di un esito negativo, ho risposto che avremo continuato ad arrampicare. Ho aggiunto però che avremmo continuato ad arrampicare anche in caso positivo. Insomma, l'augurio è semplice: arrampichiamo il più possibile e continuiamo a lavorare per l'arrampicata e per restare quello che siamo. Attraverso il nostro sport avremo anche noi fatto la nostra parte per rendere questo mondo un posto migliore.

>> 04.08.2016 Arrampicata sportiva alle Olimpiadi di Tokyo 2020

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