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La mia casa, una baita nel bosco...
Fotografia di www.altitudini.it
Il GiGi ha entusiasmo da vendere e uno sguardo da sognatore, due occhi profondi che sembrano due buchi nel cartone
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Giorgio Madinelli - In parete
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I tre vincitori (da sx a dx): Simonetta Radice, Emilio Previtali e Giorgio Madinelli durante la premiazione di sabato 10 ottobre a Belluno
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I tre racconti vincitori del Blogger Contest.2015

di

I racconti di Simonetta Radice (vincitrice), Emilio Previtali (2° posto) e Giorgio Madinelli (3° posto), i primi tre classificati della quarta edizione del Blogger Contest di storie di montagna e alpinismo organizzato da altitudini.it.


1° POSTO - LE AVVENTURE DEGLI ALTRI (CIAO, GIANFRY)
di Simonetta Radice (Gignese, VB)

Da bambina, volevo vivere come te.
La mia casa, una baita nel bosco, i colori squillanti dei pennarelli nuovi. Il mio cibo, pezzi di pane nel giardino, per gioco nascosti, per gioco trovati.

Tu, a un certo punto, lo facesti davvero. Accantonasti il tuo lavoro e il tuo cognome – "lassù non serve" – dicevi. Per tutti diventasti Gianfry e basta.
Sulle montagne ci andasti scalzo. I tuoi piedi si fecero erba, neve, roccia. Il tuo incedere agile di balzi. Per sedici anni casa tua fu il bivacco di Vald, in Val Grande.

Estate: le notti dolci e silenti d’abbandono risuonavano delle note soffiate nel tuo corno.

Autunno: scrocchiare di foglie, spezzare di legna, profumo di resina. Più rado il passaggio degli escursionisti a portarti saluti, libri e magari un pacco di pasta.

Inverno e ti dissero che no, non saresti sopravvissuto, non in Val Grande, dove i giorni ti sfiniscono di neve e solitudine, quando anche solo il gesto di muovere un passo reclama attenzione. Ma poi arrivava primavera e primavera arrivava davvero solo quando qualcuno dava notizie del Gianfry, non appena la neve liberava i valichi più alti.

Ti avevano visto, ti avevano parlato. Avevi trascorso cinque mesi senza vedere nessuno.

Se ti avessi qui davanti, non ti chiederei il perché, ma il cosa e il come. Come hai passato quel tempo ovattato, quei silenzi tinti di bianco? Com’è obbedire al solo ritmo che il corpo dice, senza obblighi, senza lancette, senza le infinite distrazioni del quotidiano commercio con il mondo? Com’è l’avventura nuda di vivere?

Ma io non ti ho davanti, né ti avrò più. A dire il vero, non ti ho mai conosciuto e l’unica volta in cui ti vidi non ebbi cuore per chiederti questo. Non ebbi cuore allora e adesso non è più tempo, perché tu ne sei andato in un giorno caldo di inizio estate. Senza medici e senza diagnosi, come sempre più spesso mi trovo a pensare dovrebbe essere.

"Se un uomo non tiene il passo con i compagni, forse questo accade perché ode un diverso tamburo. Lasciatelo camminare secondo la musica che sente, quale che sia il suo ritmo o per quanto sia lontana." A queste parole di Thoreau, e al vento che accarezza i faggi della val Grande, il compito di dirti il mio saluto.


2° POSTO - IL GIGI
di Emilio Previtali (Bergamo)

"La sera prima della gara mi sentivo più o meno come un tuffatore bendato nel momento in cui sta per lanciarsi nel vuoto. Ci sarà acqua abbastanza là sotto? La paura di non farcela era tantissima, anche perché io prima di iniziare ad allenarmi per il Grand Trail delle Orobie non avevo mai corso in vita mia. Mai, proprio."

Il-GiGi ha entusiasmo da vendere e un’espressione da sognatore, due occhi neri che sembrano due buchi. Abbiamo messo insieme un piccolo running team e lui ha chiesto a me di esserne parte.

"Assunto."
"Non è un problema se non ho mai corso in vita mia?"
"Assunto."
"Una volta iscritto alla GTO ho cambiato vita. Ho cambiato alimentazione e iniziato a correre prima su strada e poi in montagna, nel frattempo il mio peso è sceso da 62 a 55 kili. Facevo corse di 45 kilometri. Prima, neanche in bici."

Certe volte al lunedì in ufficio ci arrivavano voci dei suoi allenamenti massacranti e rocamboleschi, 10 o 11 ore di corsa solitaria in montagna, notizie di mancamenti e di ricoveri al pronto soccorso. A dire il vero eravamo anche un po’ preoccupati.

"Starà mica esagerando, il-GiGi?"

Il giorno prima della gara il-GiGi è venuto a trovarci in ufficio e ha portato tre vassoi di pasticcini. Era tirato come una corda di violino ma al tempo stesso sereno e gentile, come sempre, però più misurato nelle parole. Meno loquace. Era preoccupato. Così preoccupato che alla fine se n’è andato via e dei pasticcini ci siamo dimenticati. Sono rimasti lì su un tavolo.

"Andavo a dormire e stavo lì a fissare il soffitto e a chiedermi cosa sarebbe successo se non avessi finito la gara. Ce la farò? Tutto quel tempo rubato a mia moglie e a mia figlia, perché? Tutta quella fatica e quei giorni sprecati, per poi magari ritornare a casa con la coda tra le gambe accompagnato da un coro di te-l’avevo-detto-io di parenti e colleghi."

E invece.
E invece Luigi "il-GiGi" Mostosi ha portato a termine la gara in 14h19’33″. 277° classificato.

"Solo adesso inizio a comprendere cosa ho fatto. Fatico a credere che quello che abbraccia sua figlia sul traguardo e che vedo nelle foto e nel filmato, sono davvero io. Ce l’ho fatta. Penso che a volte abbiamo veramente bisogno di tentare qualcosa che sembra impossibile e di navigare alla cieca, di perderci e ritrovarci. Penso che bisogna trovare del tempo per ricordarci chi siamo e fin dove possiamo arrivare."
L’avventura, è questo.

3° POSTO - CATARSI (PRAEMEDITATIO FUTURORUM MALORUM)
di Giorgio Madinelli (Azzano Decimo, PN)

Questa volta è finita!
A forza di provarci a mettermi nei casini, ci sono riuscito. Avessi un sola possibilità di uscita, ci proverei. In giù senza la corda non posso farcela: ho esagerato con le difficoltà. Credevo di passare in qualche modo, ma questo strapiombo sopra di me è la fine della corsa.

Sono stanco, mi fan male le gambe e le braccia, la sera è vicina. Se avessi una possibilità di togliermi di qui lo farei. Potrei tentare lo strapiombo: se volo è la fine.
Sento cadere una pietra con un frullo. Guardo in alto istintivamente e… cazzo!

Dallo strapiombo penzola una corda e cala verso di me.
Ehi! Grido: "Chi c’è lassù?"
Grido ancora, ma mi risponde lontano un corvo.
La corda è alla mia portata e più non scende. Afferro il nodo terminale: la corda è uguale alla mia che, cretino, ho lasciato a casa. Ora scende, qualcuno scenderà se ha gettato la doppia. Attendo, ma nulla si muove.

Provo a tirare: pare solida.
Allora qualcuno vuole che salga, non mi sente, non lo sento, ma il messaggio è chiaro, questa è la mia salvezza. Prendo coraggio, faccio un prusik e comincio ad arrampicare. Ho il cuore in gola, non so se questa corda è ben ancorata, se volo mi terrà? Ma vado su: desideravo una via d’uscita e non posso rifiutarla, ora che incredibilmente mi è… piovuta dal cielo.

Con l’aiuto della corda mi isso oltre lo strapiombo. Seguo la corda, ora sul facile: sono curioso di vedere dove è ancorata.
Infine l’orrenda scoperta! La corda è legata all’imbrago di un cadavere in decomposizione, incastrato tra i mughi. L’odore è insopportabile: metto una mano al naso. Mi avvicino ancora e riconosco lo zaino, i pantaloni, gli scarponi.

Cazzo, cazzo, quello sono IO!
Non ero mai morto prima e la sensazione è di estrema incredulità: sto sognando?
Come posso essere qui e lì? Forse è il mio spirito che, uscitone, vede il corpo dove albergava?
Mentre resto basito, confuso da mille domande scorgo tendersi la corda e qualcuno ansimare nello sforzo di risalirla. Ecco: ora ne vedo il casco e lo zaino e li riconosco, so perfettamente che è vestito come me e ha i miei scarponi.
Mi raggiunge, si confonde con me: non c’è più; scompaiono pure il cadavere e la corda.

Gracchia lontano un corvo.
Sono solo!
E mi rendo conto, con una inspirazione disperata da fine apnea, che ho appena superato lo strapiombo!


IL GIUDIZIO DELLA GIURIA di altitudini.it
1° posto Simonetta Radice 
(Gignese, VB), "Le avventure degli altri (ciao, Gianfry)": Avvincente. Con poche frasi riesce a trascinare la mente tra boschi e montagne. Il senso della vita e della morte nel tenero ritratto di un solitario abitatore della Val Grande. Con citazione finale di Thoreau: un incastro perfetto. Scrittura accurata, colta, soffusa di poesia.

2° posto Emilio Previtali (Bergamo), "Il Gigi": La grande avventura di un’ultratrailer nell’esperienza di un uomo tranquillo e un’ironica (ma non troppo) analisi delle sue motivazioni. Una bella prova per uno scrittore di collaudato talento, fra i migliori storyteller italiani di montagna.

3° posto Giorgio Madinelli (Azzano Decimo, PN), "Catarsi (praemeditatio futurorum malorum)": Il subconscio di uno scalatore si manifesta nel superare un temibile strapiombo. Una brillante idea che non può lasciare indifferente chi ama l’avventura al limite, e un récit sui generis molto ben scritto. Cinico, di carattere, senza mezzi termini.

Sono partner del Blogger Contest la rivista Le Dolomiti Bellunesi, di AKU trekking & outdoor footwear e dell’Associazione Gente di Montagna. Sono sponsor del Blogger Contest.2015: AKU trekking & outdoor footwear, C.A.M.P., DEVOLD, MONTURA, GABEL, il PalarondaTrek con i rifugi delle Pale di San Martino, il rifugio Lagazuoi nelle Dolomiti di Ampezzo, l’agriturismo al Chersogno in alta Val Maira.


12/10/2015 - Simonetta Radice vince il Blogger Contest.2015. Sul podio anche Previtali e Madinelli
Simonetta Radice è la vincitrice della quarta edizione del Blogger Contest organizzato da altitudini.it. Al secondo posto di questa sfida fra blogger che scrivono di montagna e alpinismo è Emilio Previtali, al terzo posto Giorgio Madinelli.

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