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La veduta d'insieme dello Specchio di Iside, Vallone di Sea
Fotografia di Elio Bonfanti
Sul terzo tiro di La valle dei Narcisi, Specchio di Iside, Vallone di Sea
Fotografia di Elio Bonfanti
La chioma di berenice, fine anni 80, Specchio di Iside, Vallone di Sea
Fotografia di Elio Bonfanti
Le vie allo Specchio di Iside, Vallone di Sea
Fotografia di Elio Bonfanti

Vallone di Sea e l'arrampicata allo Specchio di Iside

di

Supercontroles, La valle dei Narcisi, Tra Parentesi e la Combinazione Temporale + Arco + Fantabosco. Qualche via d'arrampicata estiva allo Specchio di Iside, Vallone di Sea, per mettersi al riparo dalla calura senza andare nella bolgia e senza dover fare troppi chilometri. Di Elio Bonfanti.

Il vallone di Sea inizia a Forno Alpi Graie (1219 metri) e possiamo dire che idealmente termini al colle Tonini (3244 metri). Esso incide la testata della Val grande di Lanzo incuneandosi per circa dieci chilometri in un ambiente montano di selvaggia bellezza tale che anche solo andarci a passeggiare può lasciare degli autentici souvenir emotivi. I colori e le luci, nell'arco della giornata giocando con le pieghe della roccia, davvero svelano ad un occhio attento le forme che Gian Piero Motti aveva saputo leggere sulle pareti di questa angolo dimenticato delle alpi. Ecco che quindi come d'incanto appaiono il mago "Gandalf", "Il volto della Signora" e decine altre strutture dai nomi singolari e talvolta esoterici.

Le pareti si susseguono in un crescendo "Rossiniano" e partendo dalle piccole strutture rocciose poste in prossimità dell’abitato si incontrano le ampie strutture denominate lo "Specchio di Iside", il "Trono di Osiride" e la "Parete dei Titani". Proseguendo nel cammino dopo il pianoro di Balma Massiet si incontrano solo per citarne alcune, l'Albaron di Savoia, la punta Francesetti e la Ciamarella che con i suoi 3676 è la regina delle Valli di Lanzo.

Il già nominato Gian Piero Motti fu il primo ad intuire le potenzialità di questa valle relativamente ad un arrampicata / alpinismo di ricerca ma in realtà se non sul masso di "Nosferatu" lui non vi arrampicò mai. Fu Isidoro Meneghin con Sergio Sibille, sul finire degli anni settanta, a tracciare le Docce Scozzesi, il primo vero itinerario di scalata sulla grande parete del Trono di Osiride. Ci volle un po' di tempo ma alla fine, fra gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, gli arrampicatori Torinesi e non si mossero un po' tutti, così Manera, Ribetti, Sant'Unione, Appiano, Mochino, Caneparo, Oviglia, Casalegno, Zuccon ecc ecc (non se la prendano quelli non citati) lasciarono le loro firme alcuni con realizzazioni sempre più di alto livello ed alcune di valore assoluto. Muta testimone di questo cammino di ricerca della difficoltà sia in libera che in artificiale è la perfetta linea dell'itinerario Così parlò Zarathustra che a tutt'oggi conta pochissime ripetizioni.

Qualcuno si stupirà del fatto che io non abbia ancora nominato Gian Carlo Grassi, ma lui con i suoi oltre cento itinerari giocava in una categoria a parte, quando non da solo, era accompagnato da clienti, da colleghi o da amici e spesso trascorreva a Sea gran parte dell'estate, rincorrendo quell'esoterico mondo palesatogli anni prima da Motti.
Le alpi occidentali e non solo, negli anni novanta hanno visto il passaggio di una cometa di una lucentezza incredibile "Manlio Motto" il quale forte di un ottimo livello in arrampicata libera e testimone di un nuovo stile di apertura dal basso iniziò a chiodare in maniera quasi sistematica nuovi itinerari uno più bello dell'altro. L'ho incontrato in un paio di occasioni ma non ho mai avuto modo di chiedergli perché a Sea non fosse mai venuto. Sarà forse stata l’esposizione delle pareti, forse il fatto che c’erano già troppe vie presenti, forse quel po di lichene che talvolta può risultare fastidioso, forse qualche fessura intoppata d’erba, forse la somma di tutto ciò o addirittura perché non riusciva ad essere contemporaneamente dappertutto di fatto Sea ha avuto altri più o meno discussi o discutibili protagonisti del "moderno".

Oggi mi scappa talvolta da ridere, nel leggere alcune relazioni di itinerari ma ancora più i commenti, accuratamente celati da nickname di comodo, sui vari Forum, che criticano la chiodatura in posto, la lunghezza della via, lo stile di apertura o qualsiasi altra cosa che possa essere in qualche modo attaccata. Questo nello specifico non riguarda Sea ma sono addirittura riuscito a leggere su un commento: via "troppo corta" . Ma ci rendiamo conto? Sono certo che se l'apritore lo avesse saputo prima avrebbe sicuramente fatto allungare la parete dal padreterno così invece di fare due vie parallele per riempire una giornata in montagna ne avrebbe fatta una sola magari di tre chilometri scontentando però quelli che la volevano solo di due. Ho anche letto in merito ad una richiodatura che questa non era stata ancora completata e che l'interessato doveva muoversi a farla con un "insomma" abbastanza spazientito. Tutto ciò mi sembra incredibile eppure dato che accade vuol dire che in 35 anni di scalate in giro per il mondo, o non ho capito niente (cosa molto probabile) o che tutti ci raccontiamo un fracco di balle.

Sull'onda del ritorno alle origini oggi è meglio sparare a qualcuno piuttosto che mettere uno spit, adesso se non sei trad non sei nessuno, non sei "IN" ed allora mi chiedo perché, se a Sea, dove quasi tutte le vie sono "old Trad" (anzi forse le più belle sono proprio così) non c’è mai nessuno? I pochi che ci vanno salvo rare eccezioni ripetono gli itinerari più sicuri salvo poi denigrarli nei forum scrivendo "vorrei vedere le fessure pulite senza spit", ma cazzarola la via di fianco è senza chiodi perché non sei andato a fare quella lì, mondo cane.

In tutto questo tempo ho però imparato che a Sea raramente ci vengono quelli che si tengono davvero, quelli vanno in Wenden o in Marmolada e se vengono a Sea, (qualcuno ci viene), difficilmente le loro impressioni le affidano in modo anonimo ad un forum, o le tengono per se stessi o le danno direttamente agli interessati. Purtroppo qui le fessure "respirano" ed i chiodi normali vengono sputati fuori, espulsi dalla roccia anche se sembravano solidissimi, le fessure da friends sono spesso intoppate da una vegetazione che con la tropicalizzazione del clima sta diventando sempre più rigogliosa e sui muri a tacche, o sei Manolo, o è inutile fare l'eroe, è meglio mettere qualcosa per non rompersi con un eufemismo l’osso sacro. Allora mi metto nei panni di un arrampicatore e anche non solo della domenica, chiedendomi: ha senso sulla Est delle Jorasses portarsi coraggio da vendere, chiodi, martello, friends, nuts, ramponi piccozza e avere difficoltà di ogni genere dalla ricerca dell'itinerario alla salita alla discesa? Certamente si così dev’essere e così sia ma in un posto come Sea è vero che si fa la stessa attività ma questa credo sia indiscutibile che debba essere declinata in un modo differente. Come? A mio modesto parere oggi, parlando di itinerari non di ambiente, una via di placca compatta con 10 metri di fessura al quarto tiro è più corretto che sia integralmente chiodata fix piuttosto che far portare due friend appesi al sedere sino a lassù solo perché oggi si usa. Una via agevolmente proteggibile con protezioni veloci dove l'uso dei fix possa essere ridotto al minimo dev’essere lasciata salvo le soste, il più naturale possibile. Viceversa su una via proteggibile a chiodi normali questa dev’essere a discrezione dell'apritore o lasciata integralmente pulita in modo che i ripetitori possano trovare lo stesso terreno degli apritori o in luogo di un chiodo normale (che se lasciato è una protezione fissa) venga messo un tassello che garantisce una sicurezza superiore e per più tempo a quella di un chiodo.

Ma al di la di questo che è quello che io penso e di questo me ne assumo le responsabilità dico "Go climb a Rock", antico Yosemitico adagio e per questo vi illustro alcuni itinerari che si trovano sul settore destro dello Specchio di Iside. Aggiungo inoltre un nuovo itinerario chiamato Tra Parentesi, dove è assolutamente necessario sapersi proteggere, fresco fresco di apertura realizzato sulla solare ma dimenticata parete di Marmorand posta sul lato destro della valle (salendo) che gode oltretutto di un breve avvicinamento. In ordine di apparizione il primo è, a mio parere, (secondo quanto scritto sopra) il riuscito rimaneggiamento di una vecchia via chiamata No Controles che ora è denominata Supercontroles. Il secondo è la logicissima combinazione di tre itinerari che si incrociano ma che danno luogo ad una linea perfettamente diretta abbastanza trad…detto Combinazione ed il terzo è una via La valle dei Narcisi che iniziai con alcuni amici negli anni novanta e che in seguito ad un furto di materiale chiesi ad un amico di terminare. Scopersi poi solo dopo che il nome della via era stato mutato in La valle del Narciso, un singolare da un plurale non cambia la sostanza ma io non mi riferivo a qualcuno in particolare perché siamo tutti un po narcisi nell'attività che facciamo e gli alpinisti poi ho avuto di constatare che lo sono in misura ancor maggiore!... Dopo quel furto stetti degli anni senza più tornare a Sea, ma questa valle ti strega si insinua nello spirito e ti obbliga a fare e dire cose che forse… non avresti voluto. Chissà che quanto ho scritto non sia ancora una volta colpa sua.

Elio Bonfanti

SCHEDA: Supercontroles, Vallone de Sea

SCHEDA: Combinazione Temporale + Arco + Fantabosco, Vallone de Sea

SCHEDA: La valle dei Narcisi, Vallone de Sea

SCHEDA: Tra Parentesi, Vallone de Sea

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