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Valle dell'Orco boulder
Fotografia di archivio Giacomo Pregnolato
Valle dell'Orco boulder
Fotografia di archivio Giacomo Pregnolato
Valle dell'Orco boulder
Fotografia di archivio Giacomo Pregnolato
Dal 11 al 13 settembre va in scena l'Orco Blocco, il raduno boulder a Ceresole Reale, in Valle dell'Orco (TO).
Fotografia di archivio Giacomo Pregnolato

Valle dell'Orco: breve storia dell'arrampicata boulder

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Poco prima dell'Orco Blocco, il raduno bouldering in programma questo weekend a Ceresole Reale, Andrea Migliano presenta una breve storia del arrampicata boulder in Valle dell'Orco.

La grande storia alpinistica della Valle Orco registra un piccolo vuoto al capitolo  del bouldering. Dopo le imprese dei mitici protagonisti del "Nuovo Mattino", che scatenò una rivoluzione nel mondo dell’alpinismo torinese nei primi anni ’70, l’attività sui massi si è interrotta per una manciata di anni . Le memorabili salite sui sassi rimangono alla base delle grandi pareti del Caporal e del Sergent, che invece non hanno mai smesso di essere frequentate; come la famosa "Fessura Kosterlitz", scalata per la prima volta nel ‘70, quattro anni prima che apparisse per la prima volta il profetico "Nuovo Mattino" sulla Rivista della Montagna. Erano gli anni delle dimostrazioni in piazza, delle lotte politiche, degli studenti in rivolta: l’alpinismo imboccava la stessa strada della trasgressione. In montagna si fuggiva dalla società e si lottava per la libertà. Il sogno americano sviluppatosi nella Yosemite Valley, con i suoi abiti colorati e le sue tecniche di "concentrazione", prese piede in tutto il Nord Italia sulle onde della filosofia torinese enunciata da Gian Piero Motti, e dei Sassisti lombardi. I personaggi più significativi dell’epoca inizialmente si tuffarono sopra i massi erratici, con il preciso scopo di affinare la tecnica di arrampicata, per meglio affrontare le grandi pareti, ma non fu sempre così…

Nella foresta di Fontainbleau gli scalatori parigini elessero un vero e proprio terreno di allenamento dove si poteva scalare l’equivalente delle grandi pareti restando a pochi metri da terra, nella città di Boulder City, in Colorado la specializzazione nella scalata avvenne soprattutto sui massi, e in Italia, il profeta del bouldering fu Ivan Guerini, il primo ad arrampicare sui blocchi della Val di Mello con fini diversi dal semplice allenamento.

Il climber torinese più noto per lo sviluppo della pratica del bouldering fu Gian Carlo Grassi, grande alpinista che tracciò i primi passaggi sui massi erratici della bassa Val di Susa. Grassi fu il primo che cercò di salire su massi nascosti in luoghi impensabili e dedicò anima e corpo alla pulizia della vegetazione sulle rocce, tracciando innumerevoli passaggi segnalati con vernice rossa. Tutto ciò accadde lontano dalla Valle Orco, frequentata dallo stesso Gian Carlo, ma per scopi ben diversi, ancora impressi e calpestati sulle grandi pareti del Caporal e del Sergent.

Questa nuova visione dell’arrampicata si diffuse tra gli interpreti del "Nuovo Mattino", che praticarono e impressero una dignità a questa disciplina, come alle altre forme di scalata. Con la nascita dell’arrampicata sportiva e la fine del "Nuovo Mattino", i sassi vennero abbandonati e si ricoprirono di vegetazione in attesa di un’energica potatura.

L’INVASIONE DEI NUOVI ORCHI
Sarà per la presenza di imponenti pareti poco prima dell’abitato di Ceresole Reale, oppure per la storica assenza di praticanti e seguaci del bouldering, sta di fatto che la scalata sui massi non si è mai spinta in alta Valle Orco. Il "materiale" disponibile potrebbe sembrare scarso, ma le ripetute frequentazioni delle pareti che incombono su Noasca da parte di grandi nomi dell’arrampicata dimostrano il contrario. Concentrata in questa fetta di montagna delle Alpi Graie, troviamo il primo VII grado mai scalato in Italia, la fessura Kosterlitz, la fissure du panetton, liberata da Edlinger, e ancora i boulder aperti da Bernd Zangerl.

Ma fino al nostro arrivo, ben pochi si sono spinti oltre la galleria fra Noasca e Ceresole e alla strada "provinciale" che attraversa Ceresole e porta al Nivolè, nel cuore del versante piemontese del Parco Nazionale Gran Paradiso.

L’Orcoblocco nasce ufficialmente cinque anni fa quando, accompagnato da due amici, incontro un gruppo di "scapestrati" in una palestra di arrampicata di periferia. Tra una presa e una smagnesata iniziamo a conoscerci fino a condividere le prime esperienze tra le montagne vicino a casa e fra le pareti della Val di Mello. Là, nella fucina del free climbing, scopriamo in pochi mesi una nuova dimensione con tantissime forme e svariati modi di pensare. Percepiamo un’energia speciale mai sentita prima, che plasma il mio nostro modo di vivere la montagna, contagiando la nostra visione della scalata in modo da non ridurla ad una semplice pratica sportiva.

Se penso all’Orcoblocco vivo ancora i momenti trascorsi nel nostro scantinato umido e polveroso in Val Masino, l’intramontabile "Casa Mariuccia". Ricordo le serate piene di risate e di stronzate che uscivano dalle nostre bocche ubriache, carichi di entusiasmo dopo una giornata trascorsa a grattare la pelle sul ruvido granito della valle. All’inizio eravamo praticamente sconosciuti, e totalmente diversi: in poco tempo questo ambiente unico ci ha avvicinato sempre di più fino a farci diventare amici, con  il bouldering a far da trait d’union. Se poi analizzo tutti i modi di fare arrampicata o alpinismo, a livello personale, il bouldering è l’attività che mi ha sempre attirato meno; ma tra tutte è quella che ha maggiormente foggiato la nostra cricca affiatata. Arrampicando sui massi abbiamo imparato a vivere lo sport con più leggerezza percependo un grande senso di libertà di pensiero e d’azione. Forse è proprio in quelle giornate passate insieme a consumare la pelle sul granito accompagnati da una costante "concentrazione", è racchiusa la motivazione che inconsciamente ci ha portato ad essere i nuovi Orchi.... L’essenza del bouldering per noi è l’ABC, che riassume un modus vivendi particolare, un forte affiatamento e un’impareggiabile sensazione di armonia.

LA NOSTRA SCOPERTA DELLA VALLE ORCO
Siamo approdati in Valle dell'Orco un paio di anni fa. La motivazione del nostro sbarco sulla sponda del lago di Ceresole Reale è stata l’affidamento della gestione del Rifugio Massimo Mila. Dopo pochissimo tempo abbiamo iniziato a esplorare  la vallata e le sue pendici. Un giorno Ste si è allontanato dal rifugio col preciso intento di trovare massi allettanti: il suo viaggio è stato brevissimo. Dietro la centrale idroelettrica Iren di Villa è incappato in un giardino fiorito di sassi di svariate forme e dimensioni. La porta d’accesso e il gran benvenuto l’aveva davanti agli occhi: una fessura incisa in un gigantesco dente di granito, che in brevissimo tempo avrebbe conosciuto la cura della spazzola di ferro. Con la fessura "Cammazza" si è aperto il cancelletto di partenza verso la pulitura e l’apertura di nuove salite sui massi della  Valle Orco, a partire dall’area dietro alla Centrale, fino alla fascia boschiva attraversata dal sentiero che porta al rifugio Leonesi. Durante la prima estate sono stati puliti e saliti i primi massi anche grazie alla presenza, durante l’intensa stagione estiva, di Edo e Jack i due "grigliatori" del rifugio, due star di "Casa Mariuccia". Con i primi risultati ottenuti sui potenziali settori lungo la sponda destra del Lago, ci ha intaccato la pulce dell’ Orcoblocco un raduno bouldering teso a far conoscere le sorprese erratiche nascoste tra i larici della Valle Orco.

Nell’estate 2014 abbiamo coinvolto una serie di volenterosi pulitori, ma per fare un lavoro ad hoc, la semplice manodopera non sarebbe bastata: serviva qualcuno di appassionato almeno quanto noi che ci aiutasse nel compimento del nostro progetto tanto affascinante, quanto per noi irrealizzabile avendo a disposizione soltanto la caotica stagione estiva.
Dopo una scialba ricerca e con una buona dose di fortuna, ecco apparire Dario e Luca, due orchi venuti dal sottobosco di Foppiano, accompagnati da un loro Dio, il fantomatico Druido. I due "Nuovi Orchi", già esperti autori del Bouldering e con l’incarico di indirizzare il nostro lavoro verso un traguardo concreto e definito, ci hanno permesso di svegliarci all’alba di un nuovo "Primo Pomeriggio". Tre anni di duro lavoro da parte di tutti noi, ha permesso di espandere le nostre conquiste al di sotto della diga di Ceresole Reale, sopra al Posto Tappa Gta-rifugio Le Fonti, dando vita a due raduni (2014 e 2015) e alla prima mini-guida sui blocchi della Valle Orco, con il censimento di 50 sassi e 160 passaggi.

ORCOBLOCCO 2015
L'Orcoblocco per la sua seconda edizione propone nuovi problemi da risolvere su 40 sassi freschi di spazzolatura, divisi in tre aree, sempre tra i larici del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Tra i blocchi ritrovati, un intero settore sarà da liberare, con 10 massi a completa disposizione degli ospiti.

Qui nella fucina dell'arrampicata Trad, le aspettative di attirare gli appassionati del boulder stanno crescendo vertiginosamente. Il raduno non ha fini competitivi, ma vuole stuzzicare il desiderio di arrampicare sulle centinaia di passaggi scoperti lungo la sponda del lago in questi ultimi due anni e non solo, infatti, per i più ingordi, ci sarà uno spazio dedicato ai passaggi della storica area Sergent comprensiva dei boulder più tecnici scovati da Bernd Zangerl, un maestro della disciplina.

Sabato 11 e domenica 12 a tutti i partecipanti sarà data la possibilità di trovare il proprio spazio di protagonismo , soprattutto nell'area " Poma", dove è a disposizione un settore con 10 sassi ancora da scalare, denominare e gradare. Le nuove linee liberate entreranno a far parte della nuova guida Boulder della Valle dell'Orco, prevista per il prossimo anno.

Non mancheranno un ricco pacco raduno, una proiezione fotografica e una serata di musica dal vivo presso il Rifugio Massimo Mila, con la possibilità di degustare le premiate birre del birrificio artigianale "Lungosorso".

Info: www.rifugiomila.it

18/09/2014 - Orcoblocco, successo per il primo raduno boulder in Valle dell'Orco

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