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Luca Giupponi sul primo tiro di Unchinos, 8b, Sardegna
Fotografia di Maurizio Oviglia
Durante l'apertura della via Unchinos (8b, 185 m, Luca Giupponi, Maurizio Oviglia) Sardegna
Fotografia di Maurizio Oviglia
Maurizio Oviglia e Luca Giupponi in sosta durante l'apertura della via Unchinos (8b, 185 m) Sardegna
Fotografia di Maurizio Oviglia
Il tracciato della via Unchìnos sulla parete Badde Pentumas, Oliena, Sardegna. A sinistra le vie Casadinas e La vita è amara
Fotografia di Maurizio Oviglia

Unchinos, nuova difficile via d'arrampicata di Giupponi ed Oviglia in Sardegna

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Sugli strapiombi di Badde Pentumas, nel Supramonte di Oliena in Sardegna, Luca Giupponi e Maurizio Oviglia hanno aperto e successivamente liberato Unchìnos, una difficile nuova via d'arrampicata di 185m con difficoltà fino all’ 8b max, 7b obbligatorio.

Non sempre si è all’altezza delle linee che si vogliono aprire, in questo caso si prospettano due strade: forzare la prima salita in artificiale, da spit a spit, e poi non riuscire a liberare la via… oppure rinunciare. Ma spesso la rinuncia, lasciando ciò che si è visto ad altri, non è facile da digerire. C’è sempre una terza possibilità: unire le forze con qualcuno più bravo di te e condividere il progetto, portandolo in questo modo a compimento.

Avevo visto la linea sugli strapiombi di Badde Pentumas, sulla parete nota come Unchìnos, circa 5 anni fa in occasione della ripetizione di In Cauda Venenum, una semplice via proprio di fronte. Quella parete gialla e repulsiva era un tale rebus che ero stato un’ora a guardarla, cercando una possibile linea di salita. Era intrigante e attraente nello stesso tempo! Alla fine avevo individuato due possibili linee: una diretta, su cui vi erano diversi punti interrogativi, dati dalla difficoltà e dalla qualità della roccia. E una più a sinistra, che sembrava più fattibile. Un periodo di scarsa forma e poi una brutta frattura fecero trascorrere altri anni e mi convinsero che sarebbe stato meglio aspettare di essere più prestante per evitare di aprire in cattivo stile e non fare un buon lavoro. Continuavo a tergiversare, senza decidermi ad attaccare. Il "là" lo fece scattare un sms di un amico chiodatore che proprio io avevo inviato in zona a ripetere un’altra via: "ma su quella parete rossa?" Dovevo decidermi, sen non volevo perdere la priorità! Così reclutai subito Giovanni ed attaccai la linea più a sinistra.

Dopo tre tiri però mi arenai su un tratto difficile. Stavo mettendo gli spit troppo vicini e stavo eticamente rovinando la via. Era palese che non fossi all’altezza delle difficoltà ed era proprio ciò che avrei voluto evitare. Così decisi di rinunciare. La sconfitta però bruciava e continuavo a ingrandire le foto sul mio computer per cercare un’altra soluzione allo strapiombo dove non ero riuscito a passare. Alla fine l’intuizione venne e con Giovanni terminammo la via con una serie di traversi espostissimi quella che sarebbe diventata La vita è amara, così chiamata non per la rinuncia al progetto originario ma piuttosto per il dolore dato dalla perdita di un caro amico…

A quel punto, la via diretta rimaneva quindi a disposizione di qualche apritore più forte di me e, per quanto mi riguardava, non era nei miei progetti. Ne parlai tuttavia all’amico Luca Giupponi che invece cercava una via di aprire con quelle caratteristiche. Il suo entusiasmo mi motivò a mostrargli il progetto e a riprendere in mano la pratica. L’estate del 2016, non era tra le più propizie per mettersi su una via dura ma, essendo il primo tiro l’ostacolo maggiore, decidemmo comunque di andare a vedere insieme cercando una possibile soluzione.

Alla fine Luca volle provare a forzare il repulsivo strapiombo iniziale per vedere se la fortuna fosse dalla sua parte… Qualora fosse riuscito, gli dissi, sarebbe stata la "sua" via ed io mi sarei accontentato di un ruolo da gregario, senza troppe velleità… Affare fatto. Tirai la "volata" a Luca aprendo sino al tratto duro, poi gli cedetti il passo. Alla fine, con una serie di lanci di cui uno obbligatorio, risolse brillantemente lo strapiombo. Il ghiaccio era ormai rotto ma ora sentivamo il peso di dover proseguire. Ci accordammo per continuare con il secondo tiro qualche giorno dopo. Il pomeriggio prima però Luca si ferì ad un dito del piede e quindi arrivò all’appuntamento con l’alluce tutto fasciato: gli cedetti le mie scarpette, più larghe del mio numero, ma dovetti per forza prendere io il comando sul secondo tiro che non prometteva difficoltà inferiori al 7c. Tutto sommato, nonostante il caldo, che io soffro particolarmente, feci un lavoro onorevole! Poi andò lui avanti, riuscendo comunque a risolvere un difficile boulder di 7c… piuttosto sulle braccia… ma tanto appoggi per i piedi non ce n’erano poi molti ;-) Tre tiri erano fatti ma la continuazione era rimandata all’anno successivo.

Maggio 2017. In due giorni abbiamo finito la via, Luca ha forzato il tratto dove io avevo rinunciato ed io ho proseguito con uno spettacolare traverso sotto un tetto. Ancora un tiro difficile e la via può dirsi conclusa. Ora è "solamente" da fare in libera, ma le condizioni non sono purtroppo buone. Caldo umido e cielo poco limpido rendono fievoli le chances di passare in libera il primo tiro. In una giornata afosa Luca prova per tre volte a passare rotpuntk sul primo tiro ma cade ripetutamente ad un soffio dalla riuscita. Per il pomeriggio è previsto l’alzarsi del maestrale ma è troppo tardi, alle 20 l’aereo per tornare a casa l’aspetta a Cagliari. Niente da fare, la libera è rimandata all’estate. "Sarò ancora abbastanza in forma? Ci sarà almeno un giorno di fresco per avere qualche chance di riuscita?" Sono i pensieri che leggo nella testa del mio compagno… Luca arriva a luglio e fa naturalmente un caldo soffocante. Ma ovviamente decide di provare lo stesso. Va peggio che a maggio, le sensazioni sono brutte, il morale a terra. Alla fine però, visto che mi ricordo tutti i movimenti delle vie, anche quelli che fanno gli altri, gli suggerisco un metodo alternativo… e va! A volte la teoria aiuta la pratica! Il resto della via l’avevamo liberato a maggio, quindi decidiamo che per quel giorno si può andare a Su Cologone a bere una meritata birra, visti i 34 gradi!

Unchìnos è una via del tutto simile alla celebre Hotel Supramonte, anche se in scala ridotta. La difficoltà (8b) è la stessa, ma l’impegno è ovviamente ridotto, essendo la parete lunga la metà. Non è però una passeggiata e mi auguro che possa diventare altrettanto famosa come Hotel, magari proprio per il fatto che è accessibile e alla portata anche di chi non ha troppa dimestichezza con le grandi pareti. Un critico musicale ha scritto che uno dei compositori che amo di più, Robert Wyatt, ha sempre scritto musica essenzialmente per gli amici e quasi mai per se stesso. Per quanto mi riguarda, non fosse stato per Luca, non sarei tornato su quella parete. Pertanto questa è una via essenzialmente "sua", il mio regalo è stato suggerirgli la possibilità di aprire una via dura come questa in Sardegna ed accompagnarlo. Una bella ciliegina ad una già di per se brillante carriera.

di Maurizio Oviglia


SCHEDA: Unchìnos (Badde Pentumas, Lanaitto, Oliena

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