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La falesia di Rocca Pendice a Teolo, vicino a Padova
Fotografia di archivio Marco Simionato / Idea Montagna
Giorgio Bortolazzo viene imbarellato a Rocca Pendice dopo la sua caduta
Fotografia di archivio Giorgio Bortolazzo
La via Cumran al settore Numerate Alte, Rocca Pendice, dov'è caduto Giorgio Bortolazzo
Fotografia di Erica Agostini

Rocca Pendice, l'arrampicata e le cadute nel silenzio

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Il racconto di una pericolosa caduta avvenuta di recente a Rocca Pendice, la storica falesia alle porte di Padova.

C’era un cartello a Rocca Pendice, poco prima delle Numerate Alte, che diceva più o meno così: "Qui si arrampica alla ricerca della massima concentrazione e dell’equilibrio, evitate schiamazzi inutili, arrabbiature, grida o bestemmie". Questo silenzio reverenziale che un poco avvolge Rocca ora vorrei cercare di romperlo.

Sono caduto. Sono caduto mercoledì 18 ottobre 2017. Arrampico da tempo. Quella via di 5° l’avrò fatta 15 volte e nemmeno la consideravo più. Quel pomeriggio avevo un nuovo compagno di cordata. Non sapevo esattamente il suo livello. Io, che di solito parto a razzo su vie difficili e mi brucio subito, opto per fare la "via facile di riscaldamento", la via che ti permette di prendere graduale confidenza con l’altezza, con la fiducia nelle scarpette d’aderenza, con le manovre con la corda ecc.

Sono un vigile del fuoco. La sicurezza per noi non è un optional. Uso sempre il caschetto o meglio… di solito uso sempre il caschetto… Quel pomeriggio per pura pigrizia l’ho lasciato a casa. Arrampico una-due volte la settimana. Ero l’unico ad usarlo in tutta la parete. Mi sentivo la classica "mosca bianca". Poi, per evitare il fastidio di allargare bene lo zaino, fare bene spazio per farlo entrare.... insomma, ho desistito e quel giorno l’ho lasciato in garage.

Le scarpette buone un numero emmezzo più piccole ed in super vibram si stavano consumando. O le portavo a risuolare o le avrei rovinate troppo. Decido di comperarne un altro paio più comodo per fare vie lunghe e poco impegnative senza soffrire troppo il mal di piedi.

Il compagno di cordata passa a prendermi sotto casa e partiamo. Abito in zona uscita Padova Ovest. 30 minuti circa da Rocca, e questa è l’ultima cosa che ricordo di quel pomeriggio.

Son caduto su Cumran alle Numerate Alte. Non sappiamo come, in quanto ero coperto alla visuale del mio compagno dalla roccia. Devo aver perso un piede. Forse ho usato le scarpette nuove pensando di avere ai piedi le più performanti vecchie ed ho osato troppo. Ho dolore ad entrambi gli alluci. Devo averli piantati sulla roccia e lì mi sono ribaltato all’indietro aiutato, forse, dalla corda tra le gambe, sbattendo schiena e testa.

Fortuna volle che alla base delle numerate, in attesa del suo compagno di scalata, ci fosse un medico rianimatore che mi ha prestato le prime cure. Io, pur non ricordando nulla, sono rimasto sempre cosciente e collaborativo.

Sono rimasto 4 giorni in rianimazione più altri 5 in reparto in ospedale a Padova. Ora sono da poco rientrato a casa. Ecco l’elenco dei miei acciacchi:

1 - Collasso del polmone destro
2 - Trauma all’istmo aortico (la parte mobile dell’aorta vicino al cuore) a causa dell’impatto
3 - 7 costole rotte
4 - Processo esterno della vertebra L2 rotto
5 - Frattura scomposta falange dito medio mano destra (sistemato con operazione)
6 - Diversi punti di sutura in testa.

Poteva andare molto peggio. La frattura della vertebra poteva interessare il midollo, oppure la botta in testa poteva essere fatale.

Se avete auto la pazienza di leggere fino a qui ora arriva il succo di tutto questo discorso. Una volta pienamente cosciente, parlando con il personale ospedaliero che mi chiedeva come mi fossi fatto male, saltava fuori come il mio non è certo stato un caso isolato. Per il mio medico di base che sta in zona San Carlo, è il terzo caso di "cliente" che cade a Rocca. C’è voluto l’incidente perché apprendessi come Rocca possa essere traditrice proprio nelle sue vie più facili, con poca pendenza, con terrazzini e gradoni pronti a fermare la tua caduta al posto della corda.

Noi affrontiamo l’arrampicata in modo spensierato, alle volte fin troppo scherzoso e allegro, con sfottò dal basso verso l’alto, o da una via all’altra. Ricacciamo indietro la paura di cadere che tanto non succede niente. Pensiamo ai grandi campioni che volano centinaia di volte prima di completare una nuova grande via, e pensiamo che volare alle volta possa fare bene, ci dà fiducia nei materiali che usiamo, ci insegna ad osare sempre di più. Questo può essere vero, ma non sempre è così.

A Rocca si cade più spesso di quanto non si possa pensare. Vi chiedo pertanto di prestare attenzione proprio alle vie più semplici ma non sempre più sicure. Indossate il caschetto anche se a Rocca non c’è il grosso pericolo di caduta sassi, il ribaltamento può essere sempre in agguato anche se si è esperti e può sempre esserci la caduta di un rinvio da sopra verso il proprio compagno di sotto…Se fate sicura guardate sempre il vostro compagno e tenete sempre corta la corda.

Buone arrampicate e ci vediamo presto in parete perché la voglia di arrampicare e la passione per la montagna non sono svanite.

Giorgio Bortolazzo

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