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Madagascar Tsaranoro Atsimo, Mai più così - Never the same: Andrea Polo sull'incrocio del tiro di 8a
Fotografia di Gabriele Gorobey
Madagascar Tsaranoro Atsimo, Mai più così - Never the same: Carlo Giuliberti tiene la tacca netta sul tiro di 8a
Fotografia di Andrea Polo
Madagascar, risaie e il Tsaranoro
Fotografia di Andrea Polo
Madagascar Tsaranoro Atsimo, Mai più così - Never the same: Marco Sterni, Carlo Giuliberti e Gabriele Gorobey
Fotografia di Andrea Polo
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:

Mai più così - Never the Same, prima libera sul Tsaranoro Atsimo in Madagascar per Polo, Gorobey e Giuliberti

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Il racconto di Andrea Polo, Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti che quest'estate hanno effettuato la prima libera della via d'arrampicata Mai più così - Never the Same sul Tsaranoro Atsimo in Madagascar. I tre sono stati accompagnati da Marco Sterni che, nel 1998, aveva aperto la via insieme a Rolando Larcher ed Erik Svab.

Se è vero che le cose non saranno mai più cosi, come le sono adesso, è altrettanto vero che quest’anno Marco Sterni ha rivissuto momenti molto simili a quelli di 17 anni fa, insieme a Rolando Larcher e Erìk Svab. Nel lontano 1998 infatti questi tre arrampicatori avevano aperto una nuova via su una cima ancora inviolata nel massiccio del Tsaranoro, all’epoca un paradiso di granito ancora tutto da scoprire che poi negli ultimi due decenni ha attirato i migliori arrampicatori di tutto il mondo. In cinque giorni di lavoro sulla parete est del Tsaranoro Atsimo i tre avevano aperto la via Mai più così, Never the same, affrontando difficoltà altissime e, soprattutto, applicando uno stile di apertura esemplare. Una spedizione riuscita, di cui l’unico dispiacere era non aver avuto sufficiente tempo a disposizione per liberare un tiro. Una lunghezza che per 17 anni ha frugato nella mente di Sterni, finche non ha suggerito ad Andrea Polo, a Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti di andare a vedere se potesse essere salita in libera…

Prima di lasciarvi all’introduzione di Sterni e al racconto dei tre, segnaliamo che per noi "Madagascar 1998" era la quinta news sul nostro database, da poco avevamo scelto di abbandonare le vecchie pagine statiche scritte in gran parte a mano in codice html e anche se eravamo online da due anni, internet e l’era digitale erano ancora agli albori. Si, non sarà mai più cosi.


NEVER THE SAME 1998
di Marco Sterni

Madagascar, Tsaranoro Atsimo, "Never the same", 1998, bella storia ma forse all’epoca offuscata dal desiderio di voler dimostrare qualcosa, offuscata dalla paura di sfigurare nei confronti dei miei compagni di allora.
Madagascar, Tsaranoro Atsimo, "Never the same", 2015, una storia pura, fantastica e chiara fin dall’inizio.
Questa volta, la prima per me (sigh..Sigh..SIGH!!!) solamente da spettatore. Non sono, per vari motivi, più in grado di arrampicare come un tempo e non vorrei che mi venisse attribuito merito alcuno se non l’aver lanciato l’idea.
Le mie forti emozioni in arrampicata su questa favolosa parete le ho vissute nel ’98, quest’anno ho potuto tranquillamente godermi lo spettacolo nel vedere i miei compagni arrampicare e nel contempo riassaporare dal vivo i ricordi di allora.
Saranno quindi i miei amici a raccontare la loro avventura.
Grazie Andrea, Sbisi e Carlo, a parte la vostra bravura, grazie per la grandissima soddisfazione che mi avete reso e la fantastica ..."giovane" esperienza vissuta assieme a voi.


NEVER THE SAME 2015
di Andrea Polo, a Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti

Proprio partendo da questa bella introduzione in puro stile Sterni decidiamo di raccontarvi il nostro bel viaggio in Madagascar! Chi conosce Marco sa che è una persona di poche parole e molti fatti (chi non lo conosce può intuirlo dalle poche righe sopra...) per cui sta a noi, Andrea, Sbisi e Carlo, appartenenti alla generazione dei social network, raccontarvi questa bella storia…. Si crediamo sia giusto dire storia, vera ovviamente, più che un report di risultati, quindi avvisiamo tutti coloro che leggono planet solo alla ricerca di 8c+ a vista e 9a che forse non è qui che sazieranno la loro sete di numeri...

Questa storia comincia nel 1998, quando il team di Marco Sterni, Erik Svab e Rolando Larcher arriva sotto lo Tsaranoro, nel Madagascar sud-orientale. Si contano sulle dita gli scalatori che prima di loro han messo piede in questo remoto angolo di mondo. L'obiettivo è aprire e la scelta casca sulla parete est dello Tsaranoro Atsimo, 670 metri di granito ancora insaliti, dall'aria tutt'altro che semplice per lo meno per quanto concede l'occhio dalla base. Chi già nel 1998 era attento alla cronaca di scalata sa che la spedizione si è conclusa con l'apertura di Mai più così (tradotta in Never the Same), la prima via sull'Atsimo. Tutt'oggi da considerarsi una via di impegno sia per lo stile molto tecnico che richiede la scalata sullo Tsaranoro, sia per lo stile di apertura scelto, in cui gli spit ci sono ma tra uno e l'altro bisogna sempre scalare. Il gioco di squadra aveva dato i suoi frutti, i tre si sono alternati nell'apertura e tutti i tiri sono stati saliti in libera almeno da colui che aveva aperto il tiro. Solo il tiro più duro, che spettava a Marco, sfugge alla libera per un soffio. Il tempo è ormai finito, la pelle e le energie anche, e i tre rientrano soddisfatti.

A Marco però il pallino di salire in libera quell'ottavo tiro rimane e, negli anni, la voglia di tornar a chiudere i conti resta. Chi di voi scala spesso in falesia nel weekend sa quanto è forte il richiamo di un tiro che si è provato e che per poco non abbiamo fatto in libera... Durante la settimana ti tornano in mente le prese e i passaggi chiave e non vedi l'ora di tornare a provare... Ecco il tutto si complica un po' se il tuo tiro è a 300 metri da terra su una parete dell'altro emisfero... Per cui Marco l'occasione per tornare ha dovuto aspettarla qualche annetto. Forse, a suo dire, qualcuno di troppo per rimettersi in gioco da protagonista, ma non troppo tardi per accompagnar tre giovinastri affamati di roccia a concludere quanto era in sospeso da 17 anni.

Siamo partiti in 4 il 17 settembre per Antananarivo, il 19 siamo sotto Never the same. Scalando nei tre successivi pomeriggi raggiungiamo il tiro chiave. Il sole è cocente per cui aspettiamo ogni volta che la parete passi in ombra e si alzi puntualmente un bel vento termico. Non abbiamo portaledge (sigh!) per cui attrezziamo la via con corde statiche che risaliamo ogni giorno prima di continuar la progressione. Scalare sullo Tsaranoro per noi è unico per almeno due motivi: la compattezza della parete, che praticamente non concede cenge per 700 metri, e il sottofondo musicale della foresta sottostante. La bellezza del tiro chiave è la ciliegina sulla torta: un bombè strapiombante liscio, solcato da un unica linea di prese, che porta al crux, una sequenza di 6 microcristallini da strizzare per ristabilirsi sulla placca soprastante. Al secondo giro riusciamo tutti e tre a risolvere il tiro, nell'ordine Sbisi, Andrea e Carlo. L'emozione e la soddisfazione in quel momento, oltre che per la libera di un tiro impegnativo (un solido 8a per chi ama i numeri) in una location più unica che rara, arrivano dal saper di aver chiuso un conto aperto, obiettivo primario del viaggio. L'indomani saliamo la parte alta della via e raggiungiamo la vetta dell'Atsimo: le difficoltà qui son più basse, massimo 7a+, ma la concentrazione va tenuta alta perchè la spittatura si allunga e non concede distrazioni.

Dopo un giorno di riposo per recuperare energie e, soprattutto, la pelle, decidiamo di tentare la salita in giornata. Le condizioni non ci rendono la vita facile dato che l'ombra arriva tardi e alle 18 è buio ma forse scalando al sole i primi tiri più semplici e mettendo in zaino un paio di belle frontali qualche possibilità rimane… Il prescelto è Andrea sia per la buona confidenza sui tiri sia per lo stato della pelle. Carlo lo accompagna. Tutto va liscio, Andrea non sbaglia nemmeno un tiro, scala gli ultimi due tiri con la frontale e per le 19 Marco e Sbisi al campo ricevono l'SMS di vittoria! Non si potrebbe esser più soddisfatti per cui sentiamo che è ora di voltare pagina e lanciarsi su qualche altra sfida! Lo Tsaranoro ne offre tante…

Dedichiamo una giornata alla ripetizione di Out of Africa, bellissima via sullo Tsaranoro Kely e ormai classica della zona, dopodichè Marco ci saluta e rientra a Trieste. Abbiamo ancora 5 giorni di scalata prima di rientrare e la via che più ci attira è la neonata Fire in the Belly, sempre sull'Atsimo, aperta in agosto da Sean Villanueva e Siebe Vanhee.

Sappiamo che con le poche ore di scalata che l'ombra ci concede e con i pochi giorni a disposizione non potremmo puntare ad una salita in ground up. Ci sentiamo un team e decidiamo quindi per una team-ascent, in cui ogni tiro dovrà esser salito in libera da almeno uno di noi tre. Ci spartiamo così i tiri: Andrea L1, L2, L3, L4, L5 ed L10, Sbisi L6 ed L7, Carlo L8, L9, L11 ed L12. I tiri chiave sono due perle: L7, un muro compatto con boulder in entrata su una roccia dai colori incredibili, superato da Sbisi in 2 tentativi. L10 è tutt'altro stile: 50 metri verticali di scalata super tecnica dove l'utilizzo super preciso dei piedi e una buona resistenza di dita sono fondamentali. La relazione originale di Siebe e Sean recita L10 8a++... Dopo il primo giro capiamo perché!

In quattro giorni di scalata con l'aiuto di corde statiche raggiungiamo la vetta. Ad eccezione di L7 ed L10 tutto viene salito a vista (Bravo Sbisi per il bel 7c di L6!). Il giorno della vetta scendiamo alla base di L10 che ancora dobbiamo salir in libera. Dormiamo sulla cengetta che la parete generosamente offre in questo pezzo di parete. L'indomani è l'ultimo giorno. La pelle grida pietà e le energie sono verso la fine, nonostante tutto Andrea ha la meglio al suo terzo tentativo! Non resta che scendere, festeggiare e prepararsi al rientro.

Il 5 ottobre ripartiamo per Antananarivo, ci lasciamo alle spalle una parete incredibile e un sacco di gente fantastica. Ci lasciamo alle spalle anche una bellissima avventura, la prima di questa portata per quanto riguarda noi tre più giovani. Il sentimento è di aver fatto quel che dovevamo per ringraziar Marco dell'opportunità che ci ha concesso e di aver aggiunto, con la ripetizione di Fire in the Belly, anche qualcosa di nostro. Siamo tornati sicuramente arricchiti e con una storia che ci ha fatto sognare e perciò ci fa piacere raccontarvi. Ora da lontano non ci resta che pensare alle prossime avventure e non è escluso che prima o poi si faccia ritorno allo Tsaranoro... magari con un portaledge!

Un grazie quindi a Marco, ideatore di tutto, che ha voluto darci spazio e concederci una grande esperienza da protagonisti e grazie anche a tutti i nostri sponsor senza i quali non sarebbe stato facile l'organizzazione di un viaggio simile: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (TS), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (TS), Società Alpina delle Giulie (Sbisi e Andrea), Kong (Sbisi), Wild Climb (Carlo), Ocun (Andrea), SCARPA (Sbisi), Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.

di Andrea Polo, Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti

SCHEDA: Mai più così - Never the Same, Tsaranoro Atsimo, Madagascar

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