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Mauro Dell'Antonia su Mai più colla 8c, Rocca Pendice
Fotografia di Lucio De Biase
Mauro Dell'Antonia su Mai più colla 8c, Rocca Pendice
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Mauro Dell'Antonia su Mai più colla 8c, Rocca Pendice
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Mai più colla 8c per Mauro Dell'Antonia a Rocca Pendice

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L'1 giugno Mauro Dell'Antonia, fortissimo climber veneziano, ha liberato 'Mai più colla' a Punta della Croce nella falesia di Rocca Pendice (Colli Euganei – Padova) nella nuova versione senza la tacca che si era tolta qualche anno fa. Il grado proposto è di 8c. Questa breve ed intensa serie di tacche era stata salita nel 1989 da Leonardo Di Marino che con questa via aveva aperto un piccolo gioiello, non solo dell'arrampicata italiana.

A volte ritornano... e c'è sempre un perché. Come nel caso delle vie di Punta della Croce, la parete più "nascosta” e difficile di Rocca Pendice, la falesia storica dei Colli Euganei. Sì, perché la prima salita da parte del sempre inarrestabile e fortissimo Mauro Dell'Antonia di "Mai più colla" (senza quella presa che si era rotta qualche anno fa) segna un ritorno che ha un significato che va oltre la performance e che, se volete, rende anche merito ad un piccolo gioiello e alla sua storia. Questa bella salita riporta infatti ai giusti onori delle cronache una "piccola parete" che con le sue vie ha rappresentato, e rappresenta ancora, un vero laboratorio del gesto e dello stile di quell'arrampicata dove nulla è scontato, dove corpo, piedi, mente e tutto il resto devono sposarsi non solo con dita d'acciaio ma anche con una tecnica perfetta.

Va detto subito che lo chef, alias lo scopritore di questo gioiello, di questa nera e leggermente strapiombante lavagna di roccia immersa tra i castagni, è stato Leonardo Di Marino. Eravamo a metà degli anni '80 quando Leonardo - ora forse più conosciuto come tracciatore internazionale e tracciatore del Rock Master – diede vita al 7c+ di Cocricò e al 7b di Tac lì. Poi, nel 1988, arrivò anche l'8b di Fixiren seguito l'anno successivo dall'8b+ di Mai più colla. Chi ha memoria di quegli anni sa che quei numeri, quei gradi espressi da quel tipo di arrampicata, non erano per nulla comuni. Insomma, quelle linee non avevano nulla da invidiare ad altre più famose anche se restarono perlopiù sconosciute. Così il fatto che Punta della Croce, negli ultimi anni, stia vivendo una frequentazione che forse non aveva mai avuto è il giusto riconoscimento non solo alla bellezza delle sue vie ma anche alla bellezza di un posto davvero magico, non solo per il valore dell'arrampicata che propone.

Ma torniamo alla cronaca. Mai più colla è una via intensissima con una storia particolare... All'epoca era nata con una tacca incollata (da qui il nome alla via) e nei sui primi 20 anni di vita oltre a Leonardo Di Marino erano riusciti a risolverla solo Mauro Dell'Antonia (sempre lui!), Andrea Ragazzi e Flavio Bortoli. Poi, qualche anno fa, la tacca si era staccata e la linea sembrava diventata del tutto impossibile. Anche perché dopo la sua rottura quella famosa tacca, riposta nello zaino e riportata fedelmente a casa, la sera stessa era stata rubata da qualcuno che sicuramente si aspettava di trovare ben altro tesoro in quello zaino. Quando si dice il segno del destino... Fatto sta che Dell'Antonia, come ci racconta lui stesso, ora ha risolto il rebus proponendo per Mai più colla il grado di 8c. Per chi vuol provare (questa o le altre vie) l'indirizzo è: Punta della Croce, Rocca Pendice, Colli Euganei. Non vi pentirete!



MAI PIÙ COLLA
di Mauro dell'Antonia

Groann…
Che strano non riesco a dormire. Mi rigiro nel letto con gli occhi sbarrati che non si chiudono, molto strano a me piace dormire.
Vabbè alziamoci va.
Colazione e già penso cosa devo fare, è domenica quindi niente spese, il mercato a Rialto è chiuso. Ho una generale situazione di ansia mista a paura come quando gareggiavo.
Attendo la chiamata di Stefano che mi confermi per oggi Rocca, di nuovo là su quei 20 metri quadrati ma so già che il periodo buono del grip per il mio progetto è passato. Vabbè sempre meglio che starsene a Venezia blindato in casa causa invasione carovane turistiche…
Giretto in facebook e le notizie non son buone, tipi sospetti al parcheggio del cimitero di Rocca.
Riattivo la circolazione partendo da movimenti blandi, piegamenti, corda, trazioni, stretching e una progressione mirata al trave è l’unico sistema per scaldarmi e accendere il sistema nervoso centrale per questo tiro.

Sono pronto e parto da casa. Alle 15 giungo a Punta Della Croce, c’è qualcuno ma io proseguo con il riscaldamento specifico: traversi, trazioni e sospensioni su brufoletti. Chiedo ai presenti se cortesemente vogliono assicurarmi ed effettuo qualche giro dall’alto per alzare il PCM. Ora sono pronto. Nel frattempo arriva Stefano, solo lui sa assicurarmi correttamente su questa via e solo lui sa dove posizionarsi in maniera tale da far si che non mi trovi con la corda tra le gambe o sopra gli appoggi, ma so già che non è giornata, non c’è grip. Parto e per non rischiare di cadere con la corda in mano moschettando il terzo rinvio afferro quest’ultimo al volo, mi fa paura questo moschettonaggio, la mano può schizzare via dalla presa verticale all’improvviso ed io sinceramente non ho nessuna voglia di andare incontro ad una frattura delle caviglie. Toh arriva Cristiano con la sua nuova morosetta, non è niente male! Secondo giro e anche questo non va a buon fine, il piede sinistro scivola via dall’aderenza sul passo chiave. Mi faccio calare e Stefano mi mette fretta, deve rincasare (tanto so già che come al solito cambierà idea e se ne resterà una mezzoretta al bar). Mi rilasso con un giochino sullo smart phone, controllo il cronometro, è ora. Strano molto strano nessun rumore, anche l’aria si è fermata, non si sentono gli animali, non c’è più Scirocco (Grecale), ora sembra più fresco, come se la brezza provenisse da nord, Tramontana? Maestrale? Boh.

Parto e mi trovo fuori dalla sezione chiave con il terzo rinvio moschettonato, ora mi attendono tre lanci consecutivi e complicati spezzati solo da una breve decontrazione su prese della profondità che si avvicina ai 5 millimetri, moschetto il quarto e riesco a non farmi prendere dallo stress da prestazione, il training autogeno di molti anni fa da ancora i suoi frutti, guardo verso le prese successive e mi isolo dagli incitamenti di Cristiano e Stefano, loro non ci sono più, non li vedo e non li sento, guardo solo verso l’alto, mi attende il terzo e lungo lancio, non lo devo sbagliare (per fortuna che prima di quest’ultimo c’è la decontrazione), lancio e afferrando la lista sento tutto il carico dei metri precedenti gravare sulla spalla sinistra (in una frazione di secondo spero di non essermi danneggiato il rotatore della cuffia), moschetto il quinto rinvio e proseguo per la catena, fatta! Stento a crederci, dopo numerosi tentativi falliti sopratutto a causa del grip non ottimale come per magia il primo giorno di giugno al tramonto trovo la situazione perfetta. Bene come da previsione Stefano vuole andare al bar, festeggiamo! Torniamo al parcheggio e scopriamo che hanno aperto la macchina di Cristiano…

Mai più colla è una linea molto intensa e breve posta su di un muro leggermente strapiombante (circa 10 metri), chiodata e liberata dal mio amico Leonardo ( Di Marino ndr), maestro di questo stile di arrampicata. Originariamente la via era valutata 8b/8b+, a seguito del distacco di un sasso incollato (da cui la via trae il nome), ne è uscita la sequenza più tecnica e intensa della via. La vecchia linea originale la ripetei in una fresca e ventosa domenica del luglio 2003. Ora dopo la mia realizzazione presumo che il grado graviti attorno all’8c. Data la lunghezza del tracciato (la sequenza difficile si esaurisce a circa 8 metri) si avvicina di più ad un high ball, non è un boulder problem ma nemmeno una via classica di resistenza, da qui nasce la mia difficoltà nel gradarla. Vista la particolarità del percorso la partenza è obbligata da 2 verticali situati ad altezza d’uomo. In 2 prese da me utilizzate a tenere non è il caricamento delle dita sulle stesse, bensì le micro punte della roccia che bucano la pelle e danno quella sensazione di presa. Ora il prossimo progetto della parete è il traverso da Tac lì a Fixiren da me stimato attorno all’8b di blocco.

Il settore in oggetto è situato a ridosso della parete est di Rocca Pendice, incastonato tra la prima e la falesia di Castelnuovo ed immerso in un fitto bosco di castagni. La roccia è trachite di origine vulcanica utilizzata nell’edilizia per la pavimentazione del suolo pubblico di Venezia ed altre città. Lo stile di arrampicata ricorda il granito, i passaggi sono di impostazione, la destrezza fine e un utilizzo ottimale dei piedi dominano la progressione, si sale su fessure dal bordo tondeggiante e reglettes.

A Rocca Pendice e in questo settore il problema dominante per gli itinerari di alto livello è trovare una buona condizione di aderenza per le mani, la percentuale di umidità nell’aria deve essere inferioreal 50%, cosa non facile in un bosco coperto da alti fusti. Dalla mia esperienza ho capito che il periodo ottimale sono le giornate ventose che vanno da metà marzo a metà aprile, quando le foglie sui castagni non sono ancora cresciute. Punta Della Croce è l’unico settore nel comprensorio delle falesie adiacenti che in un raggio di 100 metri ospita vie dal grado 5 al grado 8 della scala francese.

Di seguito propongo una mia selezione di itinerari a Punta della Croce:
Tac lì 7b (aperta da Leonardo e liberata da Mauro Dell'Antonia 1985)
Tac lì con uscita su mai più colla 7b+
Mai più colla 8c (aperta e liberata da Leonardo Di Marino 1989)
Cocricò con uscita su mai più colla 8a+
Cocricò 7c+ (aperta e liberata da Leonardo Di Marino 1985)
Pecorino 7a+ (aperta e liberata da Leonardo Di Marino)
Fixiren 8b (aperta e liberata da Leonardo Di Marino 1988)
Frankies 7a (aperta e liberata da Leonardo Di Marino 1988)

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