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Jacopo Larcher su Rhapsody (E11 7a) a Dumbarton Rock, Scozia
Fotografia di Riky Felderer / The North Face
Jacopo Larcher su Rhapsody (E11 7a) a Dumbarton Rock, Scozia
Fotografia di Riky Felderer / The North Face
Dumbarton Rock in Scozia
Fotografia di Jacopo Larcher
Festeggiamenti al Bar Monica a San Martino in Val Masino, sabato sera durante il Melloblocco 2016, quando è arrivata la notizia della ripetizione di Rhapsody da parte di Jacopo Larcher
Fotografia di Riky Felderer
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Jacopo Larcher ripete Rhapsody in Scozia

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Intervista al climber sudtirolese Jacopo Larcher che il 7 maggio 2016 a Dumbarton Rock in Scozia ha ripetuto Rhapsody, una delle vie di arrampicata trad più difficili al mondo.

Sabato scorso il climber sudtirolese Jacopo Larcher si è aggiudicato la quinta salita di Rhapsody, la difficile via d'arrampicata trad liberata da Dave MacLeod nel 2006 a Dumbarton Rock in Scozia. Con il suo grado di E11 – il massimo sulla scala trad britannica - all'epoca questa via aveva annunciato una nuova era di difficoltà per l'arrampicata trad d'oltremanica. Inoltre, a conferma della sua complessità, sta il fatto che in questi dieci anni la via è stata ripetuta soltanto dal canadese Sonnie Trotter, Steve McClure e James Pearson.

Dopo 9 giorni di tentativi Larcher ha aggiunto il suo nome a questa lista dei più grandi esperti dell'arrampica trad. Un risultato ottenuto grazie ad un importante background di arrampicata sportiva - 9a lavorato a Siurana e 8b+ a-vista a Montsant – seguito da un momento di svolta, di evoluzione come lui stesso lo definisce, che l'ha portato a scoprire le grandi pareti del mondo ma anche, appunto, l'arrampicata trad. nel suo percorso spiccano ripetizioni difficili come Prinzip Hoffnung e Psychogramm sulla Bürser Platte in Austria, e ovviamente anche la prima libera in versione trad dell' 8c Lapoterapia a Osso nel 2015. Tutte salite che hanno portato il climber di Bolzano, inesorabilmente, verso la Scozia e direttamente alla base di quella via che, da quella volta che l'aveva "vista" in un video dieci anni fa, aveva evidentemente lasciato il suo segno.

Complimenti Jacopo! Sembra essere stata una bella battaglia…
Grazie! Sì, in effetti gli ultimi giorni sono stati abbastanza intensi. Non la definirei una grande battaglia contro la via, ma una bella lotta contro il meteo. I primi giorni sono stati veramente freddi e ventosi (5°C con vento fino a 60km/h)… il grip era fantastico, ma bisognava scalare con il piumino. Riuscivo a fare solo uno o due giri toprope sulla via, prima di dover scappare a casa. Per fortuna, dopo qualche giorno di poggia, la temperatura si è alzata, ed arrampicare è diventato più piacevole :-) In generale penso che siamo stati molto fortunati con il meteo!

Immaginiamo che fossi lì in Scozia per questa via, giusto?
Esatto, l’obbiettivo del viaggio era proprio Rhapsody. E11 è stato uno dei primi film d’arrampicata che ho visto; mi ricordo che all’epoca mi sembrava una cosa folle ed incomprensibile… Per me era qualcosa di inimmaginabile. Non avrei mai creduto che un giorno sarei andato a provarla. Figurarsi ripeterla!

Però
Negli ultimi anni mi sono dedicato molto all’arrampicata trad, ed ho imparato ad apprezzare queste cose. Nonostante le varie polemiche riguardo alla natura della linea, per me Rhapsody è un simbolo dell’arrampicata trad. E’ una delle vie di riferimento per chi pratica questa disciplina ed ero curioso di vederla e provarla. Volevo ripeterla per avere un metro di paragone… e per realizzare un altro mio piccolo sogno nel cassetto :-)

Cosa ti aspettavi allora?
Sinceramente mi aspettavo più pioggia, ma alla fine - a parte le temperature artiche dei primi giorni - siamo stati fortunati! La falesia mi ha sorpreso in positivo; ci sono anche molte altre belle vie, come per esempio Chemin de Fer, Requiem, Achemine. Il posto è però molto "urbano"… c’è una bella comunità di climbers, ma c’è anche tanta sporcizia e degrado! Visto che abbiamo ancora una settimana di tempo, ci piacerebbe pulire un po’ la falesia.

Quanto hai rischiato? È sì una via trad, ma con voli lunghi e relativamente "sicuri", giusto?
La via è lunga circa 25 metri, e parte da una piccola cengia che si trova a 15 metri da terra, raggiungibile da altre vie. La prima parte (uguale a Requiem) è molto sicura, una fessura di 15 metri che termina ad una grossa zanca... il riposo della via e l'inizio delle difficoltà. Dopo aver posizionato l’ultima protezione, un piccolo nut buono (#3 BD), bisogna fare un runout di 10 metri per raggiungere il bordo. Gli ultimi metri sono anche il crux della via. Un movimento molto aleatorio tra due spallate, che mi ha respinto per 6 volte!

Con un gran bel volo!
Il volo è veramente lungo, ma non si rischia mai di arrivare a terra. Sinceramente non ero preoccupato per il materiale, nonostante tenga solamente 5kn, ma la mia paura più grande era di cadere con la corda dietro la gamba e sbattere sulla cengia di partenza. Se si sbaglia l’ultimo movimento, ci si ritrova qualche metro sotto l’inizio del tiro!

Alla fine cos’è stata la chiave del successo?
Provare :-)

Che stile hai adottato?
Dopo aver scalato la prima parte, mi sono calato dall’alto per ripulire la via e provare i movimenti top-rope. Dopo alcuni giorni di lavoro con la corda dall’alto (era molto freddo quindi riuscivo a provare la via solamente 1 -2 volte al giorno), non appena il meteo è migliorato ho cominciato a fare i primi tentativi dal basso. Dopo essere caduto 6 volte sullo stesso movimento, ed aver dovuto cambiare metodo, sono riuscito a chiudere la via… ovviamente posizionando tutte le protezioni durante la salita! Viste le polemiche passate (su dove uscire dalla via, Ndr) ho deciso di salire utilizzando lo stesso metodo di Dave, senza tagliare gli ultimi 3 movimenti uscendo sullo spigolo. Diciamo che è quantomeno strano… ma visto che conoscevo le regole, ho voluto seguire il gioco ;-)

Come stile è migliorabile?
Ovviamente, a parte l’on-sight/flash, credo che il metodo più "pulito" per salirla sarebbe farla "ground-up". La prima parte non è assolutamente pericolosa, quindi si presterebbe ad essere provata in questo stile. Non nascondo che il mio sogno iniziale era di provarla in questo stile, ma ho dovuto ripiegare per vari motivi al toprope. Sono contento della mia scelta, anche perché altrimenti mi sarei dovuto trasferire a Dumbarton per un po’ di mesi/anni! Largo ai "giovani" quindi!

Prima parlavi di Requiem, una via cult per i climbers Britannici, dal lontano 1983. Che ne pensi?
Mi sto ancora chiedendo come Dave Cuthberston abbia fatto a salirla in quell’anno! È una via stupenda: la linea più logica della parete. Da noi sarebbe stata sicuramente spittata...

Ecco, parlando quindi di trad. Adesso hai fatto diverse difficili vie in questo stile, da Bürs e Osso. Che idea ti sei fatto?
Il trad è sicuramente la parte dell’arrampicata che più mi attira e motiva al momento. Mi piace la diversità che offre. Ci sono vie più pericolose, altre meno… c’è chi apre una via ricercando la difficoltà pura, e c’è chi lo fa per per la bellezza della linea stessa. Il mio sogno sarebbe riuscire a coniugare queste due cose. Non mi piace l’idea di dover definire una linea per trovare un certo grado… ma forse perché vengo da un paese dove c’è molta più roccia :-)

Cii sono altre vie in particolare che ti attraggono?
Mi piacerebbe moltissimo fare un viaggio a Pembroke in Galles, e provare alcune vie nel Peak District in Inghilterra (Meshuga, End of the affair, Gaia, Equilibrium, Braile Trail, Appointment with death). Devo dire però che la via che mi attira maggiormente è un progetto a Cadarese, ma forse è troppo dura e pericolosa… time will tell.

Intanto avete festeggiato doppiamente, anche Barbara ha chiuso il suo progetto…
Si! Babsi (Barbara Zangerl ndr) è riuscita a fare la prima (velocissima) ripetizione del primo E9 scozzese, Achemine. La via era stata liberata nel 2001 da Dave MacLeod ed è rimasta irripetuta per 15 anni!

Dì la verità, facendole sicura, che momenti hai vissuto?
Non lo nego, sono spesso più stressato quando faccio sicura a Babsi che quando scalo io. Non perché non mi fido di quello che fa, ma perché spero che riesca a chiudere la via che sta provando. Ovviamente se la via è pericolosa cambia tutto, in quanto ho paura che si possa fare male. Per fortuna i voli su Achemine sono lunghi, ma non sono pericolosi: le protezioni sono veramente buone.

A proposito di festa, non eravate al Melloblocco, ma visto alcuni festeggiamenti degli vostri amici, per certi versi sembrava che ci foste…
Eh sì, purtroppo quest’anno abbiamo dovuto saltare il Melloblocco… ma è stato per un buon motivo!

E adesso?
Adesso voglio passare l’estate nelle Alpi, prima di ritornare in Yosemite in autunno. Ho voglia di scalare su qualcosa di più lungo, e di dare ancora un’occhiata a quel "famoso" progetto a Cadarese!

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