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Rolando Larcher sul quarto tiro di Horror Vacui, Monte Cimo (Val d'Adige)
Fotografia di Riky Felderer
Rolando Larcher sul quarto tiro di Horror Vacui, Monte Cimo (Val d'Adige)
Fotografia di Riky Felderer
Rolando Larcher sul quarto tiro di Horror Vacui, Monte Cimo (Val d'Adige)
Fotografia di Riky Felderer
I tracciati di Horror Vacui e Horror Vacui Soft, Scoglio dei Ciclopi, Monte Cimo (Val d'Adige)
Fotografia di Riky Felderer

Horror Vacui, nuova via d'arrampicata sul Monte Cimo per Rolando Larcher

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Rolando Larcher insieme a diversi compagni ha aperto Horror Vacui (8b+ max, 7b+ obbl.) una nuova via d'arrampicata sulla parete Scoglio dei Ciclopi del Monte Cimo (Val d'Adige) che, come dice il nome, è un grande viaggio attraverso il vuoto. Il report di Rolando Larcher.

Horror Vacui tradotto dal latino significa terrore del vuoto. E’ una locuzione che viene applicata a diversi contesti, dalla fisica alla filosofia, dalla psicologia all’arte. Applicata all’arrampicata diventa un concetto più semplice, concreto e materiale, di notevole rilevanza se intenzionati a ripetere questo nuovo itinerario che vi propongo.

Erano anni che con curiosità, osservavo dall’autostrada i grandi strapiombi alla sinistra del Monte Cimo, Lo Scoglio dei Ciclopi, una selva di stalattiti, sormontate da tetti imponenti e pance levigate. La primavera scorsa ebbi finalmente l’occasione di vederli da vicino, ripetendo la via Testa o Croce, ne rimasi letteralmente folgorato.

Il grande strapiombo centrale proponeva un'invitante sfida, un sogno da tentare. Intravedevo una linea, teoria azzardata di prese ed appoggi, deciso a scoprirla esclusivamente partendo dal basso, nel mio collaudato stile. Ora serviva solo un compagno generoso, che mi assicurasse pazientemente lungo questa bella incognita. Faceva un passo avanti Marco Curti, in arte Zio Tibia, caro amico e già compagno di Roberto Bassi.

Nel primo giorno di battaglia, riuscivo a raggiungere il bordo del secondo tetto, risolvendo impegnativi obbligatori. Salivo incredulo nello scovare tutti gli appigli necessari ed i rispettivi agganci per i cliffhanger, dove sospendermi per posizionare gli spit. Il secondo giorno partivo con maggior fiducia, sentivo di poter concretizzare il mia intuizione. Faticavo non poco all’uscita del tetto, l’ultimo boulder, poi con una sezione meno strapiombante ma ancora intensa, raggiungevo l’unico tratto verticale dove piazzavo la prima sosta.

Ero al settimo cielo, l’incognita oramai era sotto i miei piedi, una linea strepitosa di 40m per 15 di strapiombo! Zio mi raggiungeva con i jumar, strabiliato da tale vuoto. Ripartivo velocemente, aprendo il secondo tiro, breve ma orizzontale sotto un tetto. All'uscita trovavo un terrazzino, ottimo per la sosta, primo posto dove poter mollare le mani senza appendersi.

Il sogno era risolto nel migliore dei modi, superando di petto tutto lo strapiombone. Ero talmente concentrato dalla sfida iniziale ed ora euforico e soddisfatto, d’aver quasi scordato che rimanevano ancora due terzi di parete da scoprire. Al confronto della partenza, consideravo la conclusione del progetto una piacevole formalità.

Per proseguire chiedevo aiuto a Luca Giupponi, consueto amico d’avventura, e in solo due giorni aprivamo le restanti spettacolari lunghezze, galleggiando sempre in un vuoto da paura. Il risultato era strepitoso, un tiro meglio dell’altro, con un calcare solidissimo e di incredibile varietà; quello del Monte Cimo lo reputo il migliore del nord d’Italia. Spontaneamente è arrivato anche il nome, Horror Vacui, quasi un monito per chi non fosse avvezzo a tali e costanti situazioni di baratro...

Appena sceso già scalpitavo per provare la rotpunkt della prima lunghezza! La provai per alcune giornate, ottimizzando e memorizzando al meglio tutte le sequenze, ma alla fine, con un resting molto alto, mi arresi al caldo estivo. A ottobre ero nuovamente sotto e dopo aver ripreso la "piega", con Zio Tibia arrivavo indenne alla sosta, esultando felice per questo piccolo record personale. A cinquant’anni ero riuscito ad aprire e liberare un 8b+, il tiro più duro della carriera aperto dal basso.

Successivamente liberavo anche i restanti tiri, il secondo un buon 7c, che immaginai subito di concatenare direttamente al primo, per evidente logicità estetica. Cosa che ho tentato timidamente, ma dopo l’onsight del "Numero Uno", Adam Ondra, ed il suo parere che il grado rimaneva tale, attualmente sto riprovando con maggiore convinzione.

Mancherebbe la ciliegina sulla torta: la salita in libera in un'unica soluzione dell’intera via. Io non ci penso nemmeno, ma di braccia fresche e solide ce ne sono tante in circolazione...

Mi restava solo un rammarico, l’entusiasmante parte alta rimaneva preclusa da una partenza troppo esigente. La soluzione forse c’era, a sinistra, proseguendo dal breve riscaldamento di 7a. Pertanto partivo sempre dal basso, sempre con il fedele Zio alla sicura, e dopo un viaggio non troppo cattivo di 50m, raggiungevo una comoda cengia per la sosta. Da lì, sospeso in mezzo agli strapiombi, mi raccordavo alla via originale, con un facile ed estetico traverso in placca, era nata "Horror Vacui soft". Questa almeno sono riuscito a liberarla in giornata...

Rolando Larcher - CAAI
Si ringraziano:
per il supporto e l’amicizia: Marco Curti, Luca Giupponi, Herman Zanetti e Lino Celva.
per le immagini: Riky Felderer
gli sponsor: La Sportiva – Montura – Petzl – Totem



SCHEDA: Horror Vacui e Horror Vacui Soft, Monte Cimo

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