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Veduta dalla falesia "Casarotto" a Capo Caccia (Alghero, Sardegna) in primavera
Fotografia di Maurizio Oviglia
Maurizio Oviglia e Cecilia Marchi sulle vie richiodate
Fotografia di archivio Maurizio Oviglia
L'allarme lanciato da Christoph Abegg con una foto piuttosto eloquente
Fotografia di Christoph Abegg
Bullone inox spezzato
Fotografia di Maurizio Oviglia

Falesie a rischio sul mare: interdizione o richiodatura?

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Il caso della falesia “Casarotto” a Capo Caccia (Alghero, Sardegna). Di Maurizio Oviglia

La falesia di Capo Caccia ad Alghero è una falesia storica, chiodata a partire dal 1987 in poi. Ho partecipato alla nascita delle prime vie di questa falesia, ma è stato il gruppo “Tecnica 1” di Alghero a scoprirla e continuarne la valorizzazione. Nei primi mesi del 1987 conobbi Giorgio Trova ed i ragazzi di questo simpatico gruppo e provammo ed attrezzammo insieme le prime vie difficili. La falesia è costituita da una grotta molto strapiombante (anche se negli anni successivi si è estesa anche ai suoi lati) posta in ambiente marino fantastico. Lo stile molto atletico era una rarità per quegli anni, ma poi divenne molto frequentata da turisti e locals, considerato anche che si tratta dell’unica falesia (a parte le piccole Placche di Pajer) in territorio di Alghero. Nel 1990 il tedesco Thomas Fickert chiodò alcune vie bellissime, quali Dolci Sardi, Here come the flood, Kaina e Daytona. Negli anni successivi la falesia è stata quasi completamente riattrezzata con materiale inox A2.

E’ opportuno notare che questa conosciuta falesia si trova in ambiente marino che potremmo definire “estremo”. Pur non essendo a pelo d’acqua ma posta a circa 50 metri sopra del livello del mare, la scogliera di Capo Caccia è continuamente esposta a violente mareggiate e la roccia si ricopre di un fastidioso spray salino, che rende impossibile l’arrampicata con venti umidi. La roccia è un calcare di ottima qualità ma che tende a trattenere l’umidità. Ciò nonostante, quando vi sono le condizioni adatte, l’arrampicata a Casarotto è fantastica e spettacolare.

Il 2 novembre 2012 ricevo una mail da parte dello svizzero Christoph Abegg che mi segnala la rottura del secondo spit della via Daytona (vedi fotografia allegata). Solo per miracolo il suo compagno non si è spezzato la schiena arrivando a terra. Nel 2013, mentre visito la falesia, alcuni climbers locali mi segnalano la rottura di altri due fix inox. Insieme a Fabio Erriu ci rechiamo alla falesia e con molta fatica riusciamo ad estrarre alcuni monconi rimasti dentro la roccia. Li spediamo ad un ricercatore che si offre di fare delle analisi. Oltre alla conferma sul tipo di materiale (A2, non adatto a chiodare sul mare), le ricerche evidenziano una serie di fattori molto propizi a questo tipo di corrosione interna dell’acciaio inox, molto subdola perché non visibile. Il fatto che il chiodo non sia esposto all’acqua piovana e la presenza di magnesio nella roccia, accelerano il processo di corrosione.

A questo punto informo il Soccorso Alpino della Sardegna della situazione. Secondo il mio modesto parere la falesia andrebbe interdetta all’arrampicata, a meno che non venga immediatamente richiodata con materiale AISI 316L. Passano mesi ma non succede nulla, dunque prendo l’iniziativa e propongo una colletta tra gli arrampicatori interessati. Grazie a Giovanni Manconi e all’Associazione Kena Lakanas di Sassari molti arrampicatori sassaresi ed algheresi (oltre che di Cagliari) si autotassano. Da parte mia offro il lavoro (molto pesante perché in forte strapiombo) di richiodatura almeno delle vie della grotta (le più a rischio). Per la restante parte della falesia si vedrà... Scelgo il materiale della PETZL, fix da 12mm, perché alle nostre analisi è risultato essere esattamente 316L con tanto di certificato. Per le soste placchetta con due anelli FIXE Marine (316L) collegata all’altro fix con catena inox. Ad alcune soste su due punti non cambiate ho aggiunto un terzo punto in 316L più anelli. L’alto costo di questo materiale, nonostante la generosità degli arrampicatori, non ha permesso di comprare molti pezzi, ma comunque sufficienti (in più collette ripetute) a richiodare le vie della grotta.

Vorrei qui citare tutti i nomi di quanti hanno contribuito, permettendo di realizzare qualcosa di concreto per la sicurezza di tutti ed evitare di “perdere” questa bella falesia: Ermanno Silveri, Luca Melis, Pierfranco Frau, Barbara Dovarch, Martina Vacca, Nicola Putzu, Vittorio Fara, Enrico Murru, Graziano Dore, Donatello Scarpa, Giacomo Deiana, Luigi Gambella, Barbara Carboni, Ilaria Martinez, Fabrizio Doro, Filippo Derudas, Alain (Francia), Giovanni Manconi, Gabriella Melis, Sebastiano Salaris, Lorenzo Peotta, Giorgio Sedda, Caroline (Francia), Antonio Migheli, Ditta Pasquali e Massimo Fumi.

Ecco infine tutte le vie richiodate, in diverse giornate di lavoro, ripartite su più mesi. Ricordiamo che alle soste, quando si trovano tre punti e due anelli vicini non si tratta di materiale inutile ma far passare la corda in entrambi gli anelli aumenta la sicurezza! Ricordiamo inoltre di prestare molta attenzione sulle vie non richiodate!

- Via della Grotta (6a+) – ritracciata
- Craxi Driver (6b) in parte ritracciata
- Fritz (6c+)
- Daytona (7a+)
- Kaina (7b)
- Remote Control (8a)
- senza nome (progetto)
- Gandalf (7c)
- Microsintesi (7b+)
- Gea (7c)
- Naso Assoluto (8a)
- Segnali di disperazione (6b) – Nuova via finanziata da Maurizio Oviglia
- Dr. Ago & Mr. L (7a+)
- Here come the flood (7c) – richiodata solo la prima parte
- Dolci Sardi (7b)
- Strip tease (6c)

di Maurizio Oviglia

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