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Ronnie Dickson sale Resident Evil V10/7C+ in Joe's Valley, Utah, USA
Fotografia di Andrew Chao
Ronnie Dickson nel Rocky Mountains National Park
Fotografia di Andrew Chao
Ronnie Dickson su Slashface, Joshua Tree National Park, California
Fotografia di Damon Corso
Il climber statunitense Ronnie Dickson
Fotografia di Damon Corso

Arrampicata Boulder: Ronnie Dickson sale Resident Evil 7C+

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Il climber statunitense Ronnie Dickson ha ripetuto il boulder Resident Evil V10/7C+ a Joe's Valley, USA. Dickson è il primo arrampicatore con amputazione sopra il ginocchio a scalare un boulder di questa difficoltà.

All'inizio della settimana scorsa il climber statunitense Ronnie Dickson ha salito Resident Evil, un boulder di V10/7C+ situato nella Joe's Valley, in Utah, USA. Il 27enne della Florida ha impiegato 6 giorni distribuiti su due anni per chiudere il blocco di cui sarà "per sempre orgoglioso". Giustamente, perché ciò che rende notevole la sua salita non è tanto il fatto che ci ha dedicato due anni di pensieri e sforzi, ma che 9 anni fa gli è stata amputata la gamba sopra il ginocchio. Dickson è probabilmente il primo climber amputato sopra il ginocchio a salire un boulder di questa difficoltà, ma visto che in questo caso i gradi perdono davvero il loro senso e le difficoltà sono del tutto insondabili, ci sembrava giusto saperne qualcosa di più.

Ronnie, 7C+ boulder... intanto complimenti! Poi... per favore ci puoi parlare della tua “disabilità”?
Grazie, sì, spero che questa salita possa ispirare sia climber disabili, sia climber senza disabilità a spingere i propri limiti personali. Ho dovuto scegliere di farmi amputare la gamba sopra il ginocchio a 18 anni. Avevo una malattia congenita che aveva colpito il mio ginocchio sinistro e che impediva il corretto funzionamento sia del ginocchio sia della caviglia, mi faceva male ed era anche causa della differenza di lunghezza delle mie gambe.

Arrampicavi già prima dell'amputazione?
No, ho iniziato ad arrampicare nel 2007 all'età di 19 anni, dopo aver sentito parlare di questo sport in una rivista sportiva per disabili. All'epoca studiavo all'università e sono andato per la prima volta ad arrampicare con un paio di compagni di stanza, ne sono subito rimasto colpito.

Arrampichi con o senza protesi?
Ho iniziato ad arrampicare senza protesi perché non avevo l'attrezzature specializzata. Ho trascorso i miei primi 2 anni arrampicando così. Sono diventato davvero forte, ma non ho avevo capito l'importanza dei fianchi e della parte centrale del corpo fino a quando non ho iniziato ad arrampicare con una protesi. Ora arrampico sempre con la mia protesi, anche su vie strapiombanti, mi aiuta a trovare l'equilibrio della parte inferiore del corpo. La protesi mi aiuta a creare la giusta simmetria ed equilibrio, anche quando non la sto usando attivamente su una presa. A volte sono in grado di creare dei trucchi e dei movimenti che sorprendono persino me!

Principalmente boulder allora?
Sì, il boulder è sempre stata la mia passione, ma partecipo anche alle gare Lead nazionali ed internazionali di Paraclimbing. Il mio miglior risultato è stato ai Campionati del Mondo IFSC Paraclimbing del 2014: mi sono piazzato secondo nella mia categoria.

Per rendere le cose anche più difficili, sappiamo che sei della Florida...
Sì, la Florida ha un sacco di acqua, ma non molte falesie. La zona più vicina per arrampicare si trova a 9 ore di distanza. Normalmente arrampico fuori dai 12 ai 20 giorni all'anno, a seconda dell'anno.

Il Boulder implica arrampicata senza corda, cadute ripetute sul crash pad... Avremmo pensato che l'arrampicata sportiva con la corda fosse preferibile per chi ha la tua “disabilità”, non il boulder.
Credo che mi si possa definire un prodotto del mio ambiente. Nella prima palestra dove ho iniziato ad arrampicare c'era soprattutto boulder. Prima dell'amputazione giocavo a calcio, facevo il portiere, così le cadute non mi hanno mai fatto paura. Mi è sempre piaciuto L'arrampicata sui blocchi anche per la comodità che offre, è possibile salire tantissimi problemi in un fine settimana, molto di più che su vie sportive... La zona intorno a Chattanooga è nota anche per i boulder di livello mondiale, e tutti questi fattori hanno contribuito alla mia crescita come climber.
Penso comunque che la sicurezza sia relativa. Ho fatto alcune enormi cadute, da oltre 10 metri. Ho imparato che quando cado da oltre 3 metri devo cadere come uno stunt man, sui talloni per poi crollare su un fianco per assorbire l'impatto su un'area più vasta. Le cadute non mi preoccupano, anche se il mio stile richiede una zona di atterraggio più grande, e così a volte mi porto due crash pad. So che la maggior parte degli arrampicatori disabili preferiscono l'arrampicata sportiva per questo motivo, ma c'è un piccolo gruppo di atleti che come me preferisce il boulder.

Quando non arrampichi, cosa fai?
Sono un tecnico ortopedico, lavoro in un ambulatorio di Orlando specializzato nel montaggio di protesi d'alta gamma per gli arti inferiori di clienti che provengono da tutto il mondo. Sono anche membro del 'Adaptive Climbing Committee', il comitato per il paraclimbing statunitense che contribuisce a promuovere la crescita e le opportunità per climbers disabili negli Stati Uniti d'America. Siamo lieti di ospitare fra poco il nostro secondo Campionato Nazionale, ci aspettiamo circa 60-70 atleti provenienti da tutti gli Stati Uniti d'America.

Ultima domanda: sappiamo che hai avuto un grande sostegno da parte di tutti i climber...
Il supporto da parte della comunità di climber è avvenuto in molti modi diversi. Prima di tutto dal mio sponsor principale, Evolv, che è stato incredibile, ha contribuito a sviluppare il primo modello di piede protesico per l'arrampicata, in collaborazione con TRS Protesi e Paradox Sport di Boulder, Colorado. Mi ha anche aiutato ad fare dei clinics negli USA per l'arrampicata per disabili in cui disabili che non avevano mai arrampicato prima possono iniziare.
In secondo luogo, tutti i climber che compongono la nostra comunità sono incredibili. Non potrei mai trovare un modo per ripagare tutte le parole incoraggianti che ho ricevuto, tutti quelli che mi hanno parato bene, tutti quelli che hanno messo un crashpad in più, e tutte le altre piccole cose che hanno fatto per me. Sono un climber che si nutre dell'energia della gente, e la gente si emoziona quando mi vede arrampicare. Questo rende il momento quando chiudo un blocco molto speciale.
Faccio fatica a ricordarmi i nomi di tutte le persone, ma mi ricordo ancora tutti i momenti trascorsi fuori a fare boulder. Si ricorda sempre una salita, ma alla fine dei conti sono le persone che rendono l'esperienza indimenticabile.

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