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Escavazione di marmo nelle Alpi Apuane
Fotografia di Salviamo le Apuane
Scialpinismo nelle Alpi Apuane: ultimi metri di salita del versante classico del Sagro
Fotografia di Giampaolo Betta
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Alpi Apuane e Appennini: la lettera aperta dai rifugisti per salvare il Piano Paesaggistico della Regione Toscana

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta dalla Associazione Rifugi Alpi Apuane e Appennini indirizzata al Governatore della Regione Toscana Enrico Rossi per salvare il Piano Paesaggistico della Toscana. I gestori dei rifugi chiedono il sostegno attraverso una petizione online.

Lettera aperta di un “rifugista” al Governatore della Regione Toscana
Che sono quei monti ? *

Presidente Enrico Rossi,

l'immagine che in genere la Toscana dà di sè, a cui contribuiscono anche i media, è quella conosciuta del poggio, del vigneto e delle mura, che in sintesi e in modo un po' retorico la vuole come Chiantishire. Eppure noi sappiamo che così non è e lo dice assai bene il Piano del Paesaggio. La Toscana accoglie una straordinaria varietà di culture e di paesaggi (umani e naturali) tra rilievi, la costa, la campagna e le città. La sua identità affonda nel riassunto di questa ricchezza ambientale.

Il Piano di Indirizzo Territoriale, tutto sommato equilibrato nelle versione originaria, con l'ultimo emendamento ci pare allontanarsi dal Dettato della Convenzione Europea del Paesaggio, è preoccupante se fosse a causa e per via di un interesse economico e ci sorprende che si parli di un solo modello produttivo, in un quadro complessivo di governo del territorio.

L'attività estrattiva è molto ma non è il tutto in Alta Toscana, non rappresenta la sua identità e non è una via obbligata. E se comunque fosse nota la disponibità delle risorsa, non è dà una maggiore produzione che si dà valore al marmo e al suo settore, semmai è il contrario. E a rimetterci non è solo il suo paesaggio.

Comprendiamo le ragioni delle piccole realtà delle valli più interne, che dovendo sopravvivere guardano al marmo come occupazione, d'altra parte se non è dato altro, per chi vive di montagna non c'è scelta: o si va via o ci si adatta.

La cava è si paesaggio, ma è al beneficio cioè relax, cultura, salubrità, ispirazioni psico-fisiche, che guarda l'utente di rifugi, agriturismi ed alberghi. Benessere e salute sono anch'essi “capitale”, la natura del loro valore è radicata nell'ambiente o nelle aree protette (come il Parco Regionale Alpi Apuane), per questo ci pare si promuovano.

Una visione economica accettata vuole le aree verdi come un possibile elemento di sviluppo e come orizzonte economico-sociale sostenibile per le aree marginali. Il turismo verde promuove “una filiera corta” locale e unica, connessa al paesaggio, alla sua identità e alla sua cultura non delocalizzabile. L’attivazione di risorse dei luoghi, secondo quella visione, attiva un circolo virtuoso che investe il benessere delle comunità locali.

Anche la Regione ha creduto a quel disegno e ne parlava convinta non molto tempo fa. Sulle montagne, green economy e il bene comune diventavano, in divenire, opportunità per le comunità dei montanari, gli svantaggiati o gli invisibili se vuole.

Sembra passato un secolo ma non è successo niente e di quella visione olistica, dei suoi principi solidali è rimasta soltanto un intenzione. Sul mercato del turismo, la Regione Toscana ha privilegiato i numeri promuovendo flussi, destinazioni ed i prodotti ad alta redditività.

Ci sarebbe piaciuto presentare le Apuane e gli Appennini, raccontando i paesaggi montani dal punto di vista del gestore di rifugio, ma per chi ha senso oggi una storia di bosco, di alpeggio o ipogea?

E' vero, l'ecoturismo è un settore turistico di nicchia. L'ecologia è una scelta etica o di estetica, per il turista o per l'impresa, laddove il valore è il rapporto costruttivo con l'ambiente. Eppure per molte realtà come le nostre, per addetti, famiglie, piccole imprese ed indotto locale, l'ambiente è oggi la risorsa economica.

Fra Alpi Apuane e Appennini un economia verde è in essere, senza clamori e un po' in sordina si è avviato un sistema che integra accoglienza, attività (a cavallo, a piedi, in bicicletta), produzioni agroalimentari tipiche e silvo-pastorali.
Anche il rifugio è integrato in questi contesti, ed evolve acquisendo il ruolo di Presidio Culturale, cioè una vetrina del territorio e delle identità dei luoghi. Con poco appoggio, con risorse individuali e di enti o associazioni, avanza così, sul terreno e da anni, il turismo-natura, eppure incontra il favore crescente di toscani e non.

Ecco perchè in tempo di Expo, dedicato al cibo e alla sostenibilità, in questi momenti in cui la domanda che ci riguarda tutti è cosa e per chi si pianifica, allora Le chiediamo: quanto resterà di sostenibile per la Toscana e la montagna del futuro?

Sarebbe riduttivo se gli orizzonti temporali o della rappresentanza, per la politica ruotino intorno a faccende percentuali o a contingenze ed emergenze ripiegate sul presente, sarebbe poca cosa per la politica e per le persone. Immaginiamo che lo sguardo della politica toscana miri in alto, per sua storia e per cultura, il cielo della Regione è al di sopra dei 1200 metri.

Vogliamo sperare ancora che l'indirizzo territoriale che il Legislatore immaginerà per le terre di Toscana, abbia come fine il destino dei paesaggi, della collettività e di chi sarà dopo di noi.

Ci auguriamo e Le auguriamo che il P.I.T. sia l'occasione per una svolta storica e lungimirante, una sfida che per la politica potrebbe essere anche suggestiva.

I rifugisti e le rifugiste dell'Associazione Rifugi Alpi Apuane e Appennini

* « " Che sono quei monti?" chiesi molto incuriosito, quasi impaurito. "Sono le Alpi Apuane", mi fu spiegato. Ammirai a lungo lo spettacolo inconsueto che mi faceva pensare, non so perché, alla creazione del mondo: terre ancora da plasmare che emergevano da un vuoto sconfinato, color dell'incendio. » ( Fosco Maraini )

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