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Il ritratto di Walter Bonatti, scattato da Giulio Malfer per il suo libro Sguardi dall'alto (2002)
Fotografia di Giulio Malfer
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Walter Bonatti, testimonianze e ricordi dal mondo dell'alpinismo

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I pensieri per Walter Bonatti arrivati alla redazione di PlanetMountain dagli alpinisti...

Un pensiero per Walter Bonatti. Abbiamo chiesto ad alcuni alpinisti di mandarci un loro pensiero in ricordo di Walter Bonatti, che ieri ci ha lasciati all'età di 81 anni. Sono pensieri scritti di getto, di cuore, d'istinto, che dimostrano quanto l'alpinista e l'uomo Bonatti abbia influito su tutti noi.

Come una sorta di work-in-progress, a questi primi "pensieri" saranno aggiunti di volta in volta gli altri che stanno arrivando... Chi lo desidera può aggiungere un suo "pensiero per Walter Bonatti" a questa pagina per noi davvero speciale.


Marco Anghileri
Bonatti mi ha fatto sognare! Rappresentava l'avventura vera e l'ho sempre visto corretto e soprattutto coerente con le sue scelte e il suo modo di essere. In una definizione: il coraggio e la forza delle proprie idee! Che è tipico dei grandi uomini!

Hansjörg Auer
Un mese fa, ero seduto a casa mia. Mio fratello era appena tornato da Chamonix e mi ha dato una rivista francese... mi ha detto che avrei dovuto leggere la storia dell'odissea di Walter Bonatti sul pilastro del Freney. Quando ho finito mi sentivo travolto. Mi era difficile solo immaginare quanto fosse stato grande Bonatti come alpinista. Walter Bonatti ha compiuto le sue imprese molto prima che io nascessi. E quando ero più giovane ho letto delle sue vie, la prima sua via che ho ripetuto è stata quella sul Grand Capucin... Ma, per essere onesto, non ho mai sentito un grande richiamo verso le sue prime salite. Invece, la cosa che mi ha ispirato di più del suo modo di vivere l'alpinismo era la forza della sua mente. Ha introdotto un nuovo modo, o forse un nuovo stile, per aprire e ripetere le vie. Realizzare le sue visioni è stato un grande passo in avanti che abbinava grande difficoltà, abilità nel trovare la via giusta, sempre nel rispetto degli altri alpinisti e delle nostre montagne. Al suo confronto, oggi siamo soltanto briciole.

Hervé Barmasse
In un'intervista, Enzo Biagi, chiese a Walter Bonatti come avrebbe voluto essere ricordato alla sua morte. Senza esitare, determinato come quando per primo riusciva a scalare là dove gli altri, pensavano fosse impossibile farlo, rispose dicendo: "un uomo che si visse fino in fondo". Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e di capire fino in fondo che, oltre alle sue grandi imprese alpinistiche, quello che ha reso Walter Bonatti il miglior alpinista della sua epoca è stata la sua integrità morale, la sua infinita umanità e soprattutto i suoi grandi insegnamenti. Mi piace ricordarne uno in particolare: "Oggi, in montagna, tecnicamente tutto è possibile, è dimostrato. Sparsi nel mondo ci sono ancora tanti picchi e pareti, inviolati, che prima o poi qualcuno scalerà di certo. Allora, io dico, almeno sulla montagna diamo spazio più all'uomo che alla sua tecnica, e prendiamo le distanze da tutto ciò che riduce, confonde, impoverisce.

Nick Bullock
Bonatti ha salito vie così avanti rispetto al suo tempo ed ha vissuto una vita così piena di avventure, con ambizione, passione e capacità che mi rende molto triste il fatto che il mondo abbia perso un uomo così grande. La sua morte mi fa anche riflettere se gli Alpinisti di oggi sono, come Bonatti lo era, sufficientemente appassionati per raggiunge gli altissimi standard che lui ha raggiunto e mantenuto nella sua vita da alpinista. Una grandissima perdita.

Colin Haley
Anche se l'alpinismo non si presta bene alle classifiche, se mi viene chiesto di scegliere 'il più grande alpinista di tutti i tempi' credo che Bonatti sia la scelta ovvia. Il Gasherbrum IV (ndr 7925m) è sicuramente una montagna più imponente di tutti gli ottomila e la prima salita di Bonatti e Mauri li pone tra i migliori nella storia dell'alpinismo d'alta quota. La salita in solitaria di Bonatti sul Petit Dru l'ha chiaramente indicato anche come uno degli alpinisti più dotati tecnicamente della sua epoca. Il tentativo visionario di Bonatti alla parete ovest del Cerro Torre è testimonianza della sua etica - a differenza di quelli che sarebbero arrivati sulla montagna subito dopo. Bonatti avrebbe preferito piuttosto non salirla affatto, se non con un piccolo team leggero.

Alexander Huber
Come nessun altro Walter Bonatti è il padre dell'alpinismo moderno. Con grande gratitudine esprimo il mio pieno rispetto per quello che è riuscito a realizzare nella sua vita. Che ispirazione sei stato per tutti noi Walter!

Rossano Libera
Ho sempre ritenuto Bonatti non un alpinista ma L'Alpinismo; disciplina forse non convenzionale ma utile alla crescita interiore degli individui più di tanti (tutti?) altri sport, discipline, ideologie e religioni. Credo perchè, se vissuto in modo totale (ed ogniuno di noi sa quanto Bonatti stesso lo abbia fatto) racchiude tutto questo. Coacervo e fucina di brucianti emozioni, l'alpinismo nasce in noi proprio da una fiammella di queste emozioni. Ce le fa immaginare, cercare e poi vivere. Nasce da un sogno, la più grande trasposizione delle nostre emozioni. Bonatti, prima attraverso le sue salite (leggi imprese) e poi coi suoi libri, ci ha fatto semplicemente sognare. E non è cosa da poco... Bonatti è stato il nostro sogno. Bonatti è stato (e sarà sempre) L' Alpinismo.

Manolo Maurizio Zanolla
Alcune persone non si incontrano mai. Sono lontane e basta. Vivono nello stesso pianeta nella stessa regione, nelle stesse montagne e della stessa passione ma non si sfiorano nemmeno. Sembra strano ma in un pianeta dove ormai tutto sembra più piccolo e più vicino continuiamo lentamente ad allontanarci. Walter nonostante avessimo molti amici in comune non l'ho mai incontrato. No! non è vero! Walter l'ho incontrato mentre camminavo sotto ai Dru, abbiamo scalato sul Grand Capucin, sul Cervino e nella bufera di quel terribile Pilone, insieme alle sue tigri enormi e ai suoi giorni grandi. Walter Bonatti eri un gigante con l'antigelo nel sangue e per questo ti hanno costretto a soffrire per tanti anni. Sono sempre stato con te e ti ho voluto bene davvero mi hai fatto sognare e forse sei stato l'unico.

Simone Moro
Walter era un uomo senza compromessi, uno che non amava fare e dire le cose a metà, cercando mediazioni comode o facendo sconti... Non si è mai dannato l'anima per dover essere simpatico a tutti e alla fine lo era invece diventato, riconosciuto universalmente per quello che aveva fatto, scritto, dimostrato. Walter era anche un amico, un mio conterraneo, un mito, inimitabile, ma di sicuro un uomo a cui (a modo mio) mi sono ispirato e da cui ho imparato la volontà di andare per la propria strada senza per forza calacarne di più facili e applaudibili. Con Walter se ne va il primo vero e Grande alpinista polivalente della storia. Capace di vivere tutto con la massima intensità ha saputo essere anche grande inviato speciale, naturalista, esploratore, narratore. Il testimone che lui ci ha lasciato è ora nelle nostre mani per poter e dover essere portato avanti... esattamente come avrebbe fatto Lui. Ci ha spiegato come e dove andava l'alpinismo. A noi il compito di capire dove è giusto che esso debba andare...

Simone Pedeferri
Sono sempre stato combattuto sulla figura di Bonatti, una parte di me lo amava mentre l'altra parte di me lo rifiutava, bianco e nero questi sono i colori che ho sempre immaginato per lui, con la sua fantasia e inventiva che gli hanno permesso di risolvere pareti impossibili con uno stile innovativo e moderno in contrasto con quel suo incaponirsi su situazioni e avvenimenti della sua vita che rimanevano secondarie rispetto alla grandiosità di quello che aveva salito, scoperto e inventato, Bonatti ha inventato lo "stile alpino" che non ha compromessi, o è bianco o è nero! Come era lui!

Iker & Eneko Pou
Se n'é andato via il maestro, Se n'è andato "il creatore di sogni impossibili", Se n'è andato quell'alpinista che vide linee di scalata dove nessuno aveva visto nulla. O dove altri avevano visto, ma non erano stati capaci, lui risolveva. Un alpinista di quelli di un tempo, di quelli che non si sono mai tirati indietro, di quelli che fecero della parola "impegno" una religione. Un alpinista che con il suo stile ha dato fuoco al sangue di varie generazioni. Ora che il gioco nei terreni d'avventura non gode della sua miglior salute, speriamo che il suo esempio continui a diffondersi anche in futuro. Noi abbiamo avuto il piacere e l'onore di conoscerlo l'anno scorso a Courmayer durante la consegna del Piolet di Or. E' stato un momento unico. Conoscere il personaggio, parlare con lui, condividere esperienze. Eravamo di fronte ad una leggenda vivente dell'alpinismo, un eroe della nostra giovinezza. ll nostro ultimo incontro risale a questa estate, non con lui in persona, ma con uno dei suoi capolavori: Il Pilastro Rosso del Brouillard. Durante la nostra apertura della via Classica-Moderna in compagnia di Hervé Barmasse, abbiamo potuto ammirare ciascuna delle lunghezze del suo Pilastro, e Bonatti è stato sempre presente nella nostra apertura. Noi cerchiamo di emulare il suo stile, il suo modo di essere, il suo sangue freddo, senza mai sminuire la sua opera, sapendo che di Bonatti ce n'è stato solo uno. Se ne va l'alpinista del Dru, del Capucin, del Brouillard, del Freney, del K2. Va via lui, ma ci resta la sua eredità. Ciao Bonatti!

Emilio Previtali
A capire davvero Bonatti fino in fondo, fino a qualche anno fa, credo fossero in pochi. Tutti hanno conosciuto il suo talento di alpinista, di scalatore e di esploratore. Ammirare quello era facile. Tanti altri ancora, alpinisti e non, hanno goduto della sua capacità di narrare, leggendo i suoi libri e ascoltando i resoconti delle sue esplorazioni.  In molti meno credo, anche tra gli alpinisti, immaginavano che il suo modo romantico di interpretare l’avventura, intesa nel senso più nobile e al tempo stesso essenziale del termine, potesse rappresentare anche il futuro remoto dell’alpinismo. Ora siamo tutti consapevoli del concetto: esplorare, dentro e fuori di noi. Tutti dovremmo saperlo perlomeno, cosa significa. Grazie a lui oggi possiamo sapere cosa è moderno, di avanguardia e cosa no, nell’alpinismo, nell’esplorazione, nell’arte del racconto. Possiamo fare finta di non saperlo, di ignorare le sue anticipazioni, le sue visioni, le sue intuizioni. Ma così è.  Tutto è chiaro. Walter Bonatti ci ha insegnato che la qualità e la classe di un uomo – oltre che di un alpinista - risiedono nella estrema polivalenza e non nella estrema specializzazione. Di lui ho ammirato il coraggio, la capacità di ascoltarsi, la capacità di raccontare, la genuina voglia di conoscere e di esplorare. E la discrezione. Ho ammirato soprattutto, dopo la celebrità, la sua vita di uomo, in grado di raccogliere altre sfide, in grado di attendere, in grado di stare a guardare. Per me era un grande. Mi ha insegnato a sognare.    

Marko Prezelj
Quest'ultima notizia su Walter Bonatti è molto triste. Bonatti è, e rimarrà, per sempre uno dei più grandi della storia dell'alpinismo. Con la sua personalità e il suo atteggiamento, rimane una fonte d'ispirazione per molti di noi. Un uomo onesto, di principi e una vera leggenda.

Ivo Rabanser
Walter Bonatti è una leggenda dell’alpinismo moderno, che ha dominato tutte le discipline: dal calcare della Grignetta alle Dolomiti, dal granito del Monte Bianco a quello della Patagonia, fino ai colossi Himalayani, spostando in avanti di volta in volta il limite del umanamente possibile. Ma innanzitutto è stato un uomo d’avventura, che ha saputo far sognare un paese che stava uscendo da una guerra rovinosa. Alla festa del suo ottantesimo compleanno – ospiti di Messner nel suo Castel Juval – mi parlò a lungo e in modo coinvolgente dei suoi “giorni grandi”. Le sue parole restituivano dei nitidi diaframmi di un’esistenza vissuta fino in fondo, rifuggendo ogni tipo di compromesso. Ripetutamente si sporse a rimarcare questioni che lo avessero amareggiato. Mi venne da pensare che forse una coerenza meno granitica permettere di invecchiare più serenamente. E non ebbi il coraggio di chiedergli perché la salita al pilastro del Dru la realizzò in solitaria, senza avvisare e coinvolgere i suoi abituali compagni che, alquanto delusi, appresero dai giornali la notizia di questa straordinaria impresa. Dietro ogni mito si cela pur sempre un individuo, con le contraddizioni insite dell’uomo.

Paolo Rabbia
Quando 3 anni fa stavo ripetendo in inverno la sua traversata delle Alpi in sci del 1956, preso dalla vergogna per gli articoli sui giornali che si prendevano la libertà di descrivere la cosa come un sfida a Walter Bonatti, accostando un signor nessuno come me ad una leggenda vivente dell'alpinismo, una sera dalle parti di Livigno gli scrissi una lettera di scuse. Pochi giorni dopo, ero forse dalle parti del San Gottardo, mio padre mi lesse al telefono la sua risposta (battuta a macchina) che era arrivata per posta a casa. Come se Pelé prendesse carta e penna per scrivere a un calciatore delle favelas di Rio... Forse, come suggerisce Rossano Libera, è perchè in montagna ci va gente "diversa", o forse, per dirla con Totò, è solo perchè "signori si nasce". Tanto di cappello, Signor Bonatti!

Ermanno Salvaterra
Mi è sempre piaciuto quell'uomo, da quando lo conobbi di persona al rifugio Brentei. Era insieme al mio amico Bruno Detassis. Quei due insieme. Due che non erano di tante parole. Il Bruno lo potevo vedere quando volevo ma lui... Non furono tante le parole che ebbi la fortuna che mi rivolgesse ma mi diedero molto. La sua semplicità nel parlare ed il suo cuore che sentivo nelle sue parole. Cercavo di farlo ma non riuscivo ad immaginare quelle sue avventure in solitaria al Cervino o ai Dru. Anche io arrampicavo da solo e senza corda ma quelle sue salite erano molto, molto di più. Ho cercato di imparare da quel che lui diceva, il "vecchio modo" di andare sulle pareti. Qualcosa ho cercato di portarmelo appresso e cerco tutt'ora di farlo. Grazie Grande uomo, grazie Grande Maestro, grazie.

Ueli Steck
Per me Walter è uno dei più grandi alpinisti che abbia incontrato. Ha costantemente spinto e sviluppato l'alpinismo. Ma quello che io ammiro è che ha saputo capire quando ha raggiunto il suo apice! Ha smesso di essere un alpinista professionista non appena si è reso conto di aver raggiunto il suo zenit. Ci mancherà molto, ma ha vissuto una vita intensa e bella fino al giorno in cui ci ha lasciati. Personalmente non ho idoli, ma ammiro il suo alpinismo e quello che è riuscito a fare da scalatore. Mi sarà caro ogni volta che ripeterò una delle sue vie!

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