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Roby Piantoni
Fotografia di archivio Piantoni
Roby Piantoni, Middle Broad Peak 8030m il 21/07/2005
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PORTFOLIO / gallery Portfolio: Roby Piantoni
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Roby Piantoni

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Manuel Lugli ricorda Roby Piantoni l'alpinista di Colere (Bergamo) che ieri ha perso la vita sullo Shisha Pangma (Tibet).


Modena 15 ottobre 2009

E' stata una lunga giornata, iniziata questa mattina presto. Nel peggiore dei modi, con la notizia dell'incidente accaduto a Roby Piantoni. Purtroppo le parole al telefono non lasciavano molto spazio a speranze o dubbi, come accade talvolta in questi casi; perchè queste - prima indirettamente, tramite l'amico Ennio Spiranelli e poi direttamente dalla voce affranta di Marco Astori - arrivavano direttamente proprio dai suoi amici più cari, testimoni impotenti della sua caduta. Ora contano poco i dettagli, anzi non contano proprio nulla.

Quello che conta, purtroppo, è che Roby Piantoni ha lasciato la sua vita sui pendii ripidi e lucidi della parete sud dello Shisha Pangma. La mia conoscenza di Roby è ormai cosa di parecchi anni, si può dire davvero dagli inizi della sua carriera himalayana, partita da giovanissimo e continuata assieme all'inseparabile amico Marco Astori. Una cordata forte, affiatata e pulita; una coppia di alpinisti veri, che hanno sempre saputo confrontarsi lealmente con la montagna, compiendo imprese brillanti - basti pensare all'Everest del 2006 - senza mai perdere quell'umiltà e schiettezza tutta bergamasca, che viene dal lavoro duro e serio, nella vita come in montagna.

Roby era spesso alla ricerca di vie nuove, volava con la fantasia per forzare l'abitudine degli itinerari; era stato così nel tentativo al Broad Peak ed ora allo Shisha Pangma. Ma sapeva, con saggezza molto maggiore di quanto la sua giovane età potesse far supporre, quand'era il momento di accettare i consigli più o meno espliciti della montagna e degli elementi.

Anche stavolta aveva accettato, rinunciando infine ad una salita inseguita per un mese e mezzo ma frustrata da un clima duro e freddo. Purtroppo non è bastato e Roby, come tanti alpinisti italiani di valore in questi ultimi due anni, è volato via. Rimane tanto di lui, le sue belle salite, i suoi bei pensieri, l'amore per l'Himalaya e la sua gente, amore che lo aveva spinto a raccogliere fondi da destinare a progetti in favore dei bambini nepalesi.

Namastè, Roby, che le neve ti sia leggera.

Manuel Lugli
Nodoinfinito

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