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Stefan Glowacz, Klaus Fengler e Robert Jasper in cima al Mt. Turret, Sam Ford Fjord, Isola di Baffin
Fotografia di Klaus Fengler
Mt. Turret, Sam Ford Fjord, Isola di Baffin
Fotografia di Klaus Fengler

Fotografia di Klaus Fengler

Robert Jasper e Stefan Glowacz salgono The Turret sull’Isola di Baffin by fair means

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Gli alpinisti tedeschi Robert Jasper e Stefan Glowacz ed il fotografo Klaus Fengler sono tornati da una spedizione a Baffin Island, dove, sulla parete ovest del The Turret, sono riusciti a ripetere e aggiungere delle nuove varianti in libera alla via Nuvualik, aperta nel giugno del 1995 dagli statunitensi Warren Hollinger, Jerry Gore e Mark Synnott. La salita dei tedeschi è stata effettuata by fair means.

Il terzetto formato da Robert Jasper e Stefan Glowacz e dal fotografo Klaus Fengler era partito il 31 maggio da Clyde River e, trascinando le loro slitte cariche di provviste per un mese, hanno trascorso i successivi nove giorni effettuando il "viaggio bellissimo e faticoso" sul mare ghiacciato, attraverso Cape Christian, Eglinton Fjord, Revoir Valley e Swiss Bay per raggiungere il Sam Ford Fjord, dove hanno stabilito il loro campo base.

Gli alpinisti avevano progettato una salita su The Turret, una spettacolare cima che si erge per 800m sopra il fiordo e che è stata salita per la prima volta nel 1987 da un team svizzero composto da Xaver Bongard, Christian Dalphin, Peter Gobet e Bernard Wietlisbach. L'idea era di scalare la linea più logica sulla parete ovest che credevano ancora vergine, ma presto hanno realizzato che la linea che avevano scelto era già stata salito in precedenza. Solo al loro ritorno hanno capito di aver seguito in gran parte la via Nuvualik (VI 5.10+ A3), aperta nel giugno 1995 da Warren Hollinger, Jerry Gore e Mark Synnott.

"La nostra sorpresa iniziale ben presto si è trasformata in un grande divertimento” ci ha raccontato Jasper. “Avevamo investito cosi tanto per arrivare fino a qui, da soli, con una piccola spedizione di tre persone, e avevamo bisogno di salire una linea logica, qualcosa che potevamo salire in tempi relativamente brevi e qualcosa che fosse esteticamente attraente, così abbiamo deciso comunque di salire quella linea."

Jasper e Glowacz alternandosi da capocordata, mentre Fengler scattava fotografie, hanno fatto rapidi progressi. Seguire la linea di minor resistenza voleva dire aprire delle nuove varianti alla via originale e tutto è filato liscio fino a circa metà via, quando Glowacz è stato investito da una scarica di sassi. "Le sue mani sono state colpite e sembrava una situazione brutta, tutto ad un tratto tutto si è molto complicato", spiega Jasper, "per fortuna ci siamo resi conto che se io avessi continuato a fare da capocordata, forse saremmo comunque riusciti ad arrivare in cima." Jasper ha continuato quindi, e anche se la salita è stata ostacolata ulteriormente dalle difficili condizioni atmosferiche, il terzetto ha raggiunto con successo la vetta alle 2:30 del 14/06/2016.

“Stavamo salendo da 20 ore, questo ci era costato un sacco di energia, così quando abbiamo raggiunto la vetta eravamo tanto contenti quanto sollevati." Il team tedesco aveva superato difficoltà fino a 7b+ e M6 e aveva salito una sezione in artificiale (A1) nella parte alta della parete dove la roccia era ricoperta da uno strato di ghiaccio. Sono subito scesi lungo la via e sono rientrati a campo base.

Come per tutte le avventure “by fair means”, ovvero con mezzi leali, la salita vera e propria di una via è soltanto la metà del viaggio, e ciò che li attendeva ora era il lungo ritorno. Dato il periodo dell'anno - tarda primavera - il ghiaccio che ricopriva il mare aveva cominciato a sciogliersi e i tre sono stati costretti a guadare 10 cm di acqua gelida per lasciare il Sam Ford Fjord. Poi hanno attraversato a piedi la Swiss Bay, la Revoir Valley, l' Eglinton Fjord, l' Ayr Pass, l' Ayr Lake e lo Sledge Pointers Mountain. In totale 170 km per 13 giorni che il 28 giugno li ha ricondotti a Clyde River.

Nel 2008 Jasper e Glowacz avevano effettuato la prima salita di Take the long way home (700m, 21 pitches, A4 10-) su un’altra remota parete di granito dell'isola di Baffin. Rispetto a quella spedizione il recente viaggio segna un significativo passo in avanti nel loro approccio “by fair means”. "Quest'anno", spiega Jasper, "ci siamo basati soltanto su noi stessi e su nient'altro. Nessun supporto dall'esterno dai cacciatori Inuit locali, nessuna motoslitta, niente... eravamo un piccolo, team di tre uomini, con soltanto due di noi che arrampicavano, e questo ha fatto sì che l’avventura sia stata molto, molto intensa. L'arrampicata non era altro che la ciliegina su una torta molto grande... "

 

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