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Durante l'apertura della via 'Lorenzo Marani' il 16-17 luglio 2016 sulla parete est di Pizzo d'Andolla
Fotografia di archivio Bagliani, Maschietto, Pagnoncelli, Polo, Sanguineti
Durante l'apertura della via 'Lorenzo Marani' il 16-17 luglio 2016 sulla parete est di Pizzo d'Andolla
Fotografia di archivio Bagliani, Maschietto, Pagnoncelli, Polo, Sanguineti
Durante l'apertura della via 'Lorenzo Marani' il 16-17 luglio 2016 sulla parete est di Pizzo d'Andolla
Fotografia di archivio Bagliani, Maschietto, Pagnoncelli, Polo, Sanguineti
Il tracciato della via Lorenzo Marani (600m, max 6b+/6c, Marco Bagliani, Pierluigi Maschietto, Giovanni Pagnoncelli, Edoardo Polo, Marcello Sanguineti, 16-17/07/2016) parete est di Pizzo d'Andolla
Fotografia di archivio Bagliani, Maschietto, Pagnoncelli, Polo, Sanguineti

Pizzo d'Andolla, nuova via sulla parete est

di

Il 16-17 luglio 2016 Marco Bagliani, Pierluigi Maschietto e Giovanni Pagnoncelli (CAAI Gruppo Occidentale), Edoardo Polo e Marcello Sanguineti (CAAI Gruppo Occidentale) hanno aperto sul Pizzo d’Andolla (Alpi Pennine) la via 'Lorenzo Marani' (600m, max 6b+/6c). Il racconto di Pagnoncelli e Sanguineti.

Giovanni: Da dieci anni esatti – quando, scalando lo sperone SE e poi la cresta S del Pizzo d’Andolla - vidi quel pilastro, avevo in testa di aprirvi una via. Dopo l'Andolla scalai il Pizzo Loranco (Mittelruck) per la diretta, poi la via moderna di Cappelletti - Deluca sui Gemelli e infine l'invernale al Pilastro Murgia. Un viaggio scoraggiante arrivare alla base di quelle pareti dal fondovalle. Se non fosse perché la parte alta di questa valle è tanto bella non avrei mai valutato di tornarci un'altra volta. Tempo fa andai da Marco Borgini per avere info precise sulla via che aveva aperto (addirittura in due ore e mezza), ma, purtroppo, ricordava poco o nulla. L'unica cosa sicura è che nella parte bassa aveva cercato rampe, canali e placche facili e nella parte alta aveva evitato il pilastro in oggetto passando a sinistra. Il bello dell'Ossola è che si può ancora parlare con quasi tutti gli apritori delle vie…

Marcello: Non vivo fra i monti, ma sulla costa ligure, a picco sull’acqua, dove gli ulivi si fondono con la macchia mediterranea e la vegetazione si tuffa in mare tra le scogliere, in un delirio di colori e di profumi. Però sono un accanito frequentatore della montagna, della quale amo, in particolare, gli "out-of-the-way places", come dicono gli inglesi: i posti fuori mano o, per essere meno formali, "in c..o ai lupi". Giovanni, "il Pagno", più di una volta mi ha invitato a ingaggiarmi su montagne che si trovano in luoghi remoti delle valli ossolane e delle quali, da solo, non avrei mai scoperto l’esistenza.

Giovanni: Finalmente il 16 e il 17 luglio 2016 si mette insieme il gruppo e la voglia di tornare sui pascoli dell’Andolla. Si parte convinti di salire i primi due terzi di parete con una linea non obbligata, trovando comunque una logica ed un'estetica secondo i canoni moderni. L’obiettivo è trovare la soluzione per scalare il verticalissimo pilastro, che poi abbiamo chiamato "Pilastro Rosso d’Andolla", per il colore della roccia che assume quando in questa porzione di parete diventa più verticale. Ed insieme al colore ne guadagna anche in qualità.

Marcello: Ormai so che una telefonata improvvisa del Pagno significa con alta probabilità una dei queste due cose: o ha finito la scorta di agrumi del mio giardino, che si è portato a casa in occasione dell’ultima visita, oppure vuole propormi qualche salita fuori dai percorsi battuti. Quando squilla il telefono e vedo il suo numero, non ho dubbi: da poco avevo dato a Giovanni una discreta quantità di limoni, quindi dalle sue parti dev’esserci qualcosa fuori dalle rotte alpinistiche comuni e che vale la pena tentare...! Non mi faccio ripetere l’invito due volte. Mi metto d’accordo con Marco Bagliani per vederci all’ingresso dell’Ossola e fare insieme l’ultimo tratto di strada. Dopo aver fatto le ore piccole in ufficio il venerdì notte, per portarmi avanti in vista di un’eventuale prolungamento del weekend alpinistico con il lunedì, nella tarda mattinata di sabato chiudo il pc deciso a staccare con il lavoro e salto in auto. Divoro i chilometri di autostrada che ormai conosco a memoria e, seguendo un cliché ormai collaudato, arrivo ai piedi delle montagne. Mentre guido verso Domodossola, per l’ennesima volta mi viene da pensare che devo cambiare sport e darmi alla vela - ma questa è un’altra storia… Verso le otto di sera, dopo oltre quattro ore di cammino, arriviamo al Bivacco Varese, dove incontriamo Giovanni, Edo e PiGi, arrivati nel tardo pomeriggio. Cena veloce e a nanna: sveglia alle quattro e partenza con la primissima luce per coprire l’ora abbondante che ci separa dalla base della parete.

Giovanni: I primi due tiri vanno meglio e più veloce del previsto, al terzo mi prende un po’ di sconforto: una fascia di stupende ma ripide placche a sinistra inchiodabili se non con trapano, tetti a destra ed un diedro in cui scorre acqua in mezzo. Sono obbligato a tentare quello, scoprendo poi che l'acqua è un problema secondario rispetto alla qualità della roccia della faccia destra del diedro su cui sono obbligato a scalare (in discesa aggiungeremo su questo tiro due spit in placca, per permettere ai ripetitori di divertirsi). Grazie all'esperienza maturata in vent’anni, riesco ad uscirne e accediamo alla parte centrale - più placcosa, ma meno ripida - intervallando diedri e placche. A guidare ora è Marco, che ci porta velocemente e con linea diretta e logica alla base del pilastro. Appena arrivo alla base mi rendo conto che da valle abbiamo fatto un errore di valutazione. Quello che sembrava un versante ripido è verticale e strapiombante e non sempre fessurato. Valutiamo che potremmo passare, ma non abbiamo idea di quanto tempo possa servire. È impressionante: sembra di essere alla base del Grand Capucin. Ci sono tante linee scalabili, una più bella dell'altra, ma tutte molto impegnative. Dopo un paio minuti di scoramento, chiedo corda a giro dietro al pilastro per cercare un piano B, un'altra via di salita. Mi allontano di una cinquantina di metri e mi sembra di intuire una lunga lama-fessura che risolve la parte centrale del pilastro, non più sul versante sud ma su quello sud-est. Chiamo gli altri ragazzi e li invito a venire a vedere. Marcello, che ora ha il compito di guidare la cordata, ci mette poco a convincersi e parte armato di ferro fino ai denti. Ne esce un bellissimo tiro di 6a tra fessure e placche, che ci porta alla base della lama. Il tiro successivo è proteggibile e Marcello lo risolve agilmente: 50 metri di lama che ci portano ad una grande cengia da cui parte l'ultimo, il più impegnativo ed il più bel tiro della via. Un 6b+/6c da Monte Bianco, su roccia perfetta più simile al granito che al gneiss, su cui lasciamo due chiodi e che ci porta dritti in vetta.

Marcello: Avevo osservato a lungo quella torre rossastra sul Pizzo d’Andolla, durante l’invernale al Pilastro Murgia, effettuata insieme a Giovanni e Marco lo scorso dicembre e non vedevo l’ora di mettervi sopra le mani. Per i primi due terzi della via ho fatto il conto alla rovescia per arrivare alla base della parte più verticale di parete e, avendo in mente quei tiri, non mi sono mai dimostrato molto voglioso di prendere il comando della cordata. Quando siamo sotto la torre terminale, capisco che è giunto il momento: mi offro per l’ultima parte della salita. Penso che Giovanni – al quale sarebbe spettato, in qualità di ideatore del progetto, il piacere dei tiri più belli – abbia intuito il mio desiderio (grazie Pagno! ;-). Visto che nessuno si oppone, mi sfrego le mani e parto! Dopo un primo tiro di soddisfazione, eccomi a tu per tu con una stupenda lama-fessura, che parte di mano e finisce fuori misura, offrendo un’entusiasmante cavalcata di 50 metri. Il terzo dei tiri che mi toccano parte con un traverso ascendente a sinistra, che porta alla base di un diedro con fessura difficilmente proteggibile. Visto che quella malefica rifiuta anche micro-friend e micro-nut, mi tocca chiodare. Per il piacere dei ripetitori lasceremo due chiodi, non facili da piazzare. Un tratto in fessura di mano e alcuni passi atletici, ma più facili, concludono la cinquantina di metri di tiro esteticissimo e tecnico, sul 6b+/6c, che ci portano in vetta e concludono la salita nel migliore dei modi.

Giovanni: Altra grande soddisfazione per tutti per aver aperto la via più impegnativa dell'Andolla: ambiente a cinque stelle, linea logica e diretta, nessuno o quasi nessun intoppo grazie al lavoro e all'esperienza di tutti e cinque. Abbiamo dedicato la via a Lorenzo Marani, prima Guida Alpina dell'Ossola e uomo di vecchio stampo che non si lasciava intimorire dal lungo cammino. Scalò l'Andolla cento volte con o senza clienti. Una dedica anche a Franco Farioli e Marco Borgini, che aprirono le proprie vie poco lontano dalla nostra linea.

Marcello: Decisamente un’esperienza da ricordare con piacere: un lavoro condensato in un fine-settimana intenso: oltre quattro ore fino al bivacco, una brevissima dormita, un’ora abbondante di avvicinamento alla montagna, un’intera giornata in parete, calate in corda doppia, discesa alle auto e, per me, rientro nottetempo a Chiavari, in modo da essere in ufficio il lunedì mattina, dopo un paio d’ore di sonno…

Via Lorenzo Marani
Pizzo d'Andolla Parete Est
600m, max 6b+/6c.
Materiale: 1 serie di C3, 1 serie di C4 fino al #4, nuts.
La via si snoda per circa 600 metri di sviluppo; la seconda parte si svolge su una stupenda struttura, battezzata "Pilastro Rosso d’Andolla". Undici tiri aperti in stile trad (friend, nut e un paio di chiodi), usando spit solo per le soste (tranne due, attrezzate con cordini su spuntone o clessidra). In discesa sono stati piazzati tre spit sulle placche, per facilitare la vita ai ripetitori.


THANKS A:

Karpos/Sportful  www.sportful.it
Wild Climb www.wildclimb.it
Salewa www.salewa.it
Wild Country www.wildcountry.com
Trango World www.trangoworld.com
CAI Sezione di Biella www.caibiella.it 

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