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Markus Pucher il 17 settembre 2016 sul Cerro Pollone, Patagonia
Fotografia di Markus Pucher
Markus Pucher il 17 settembre 2016 sul Cerro Pollone, Patagonia
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Markus Pucher il 17 settembre 2016 sul Cerro Pollone, Patagonia
Fotografia di Markus Pucher
Markus Pucher scende dalla cima del Cerro Pollone, Patagonia, il 17 settembre 2016
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Patagonia, invernale solitaria di Markus Pucher sul Cerro Pollone

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Intervista all’alpinista austriaco Markus Pucher dopo la salita solitaria invernale del Cerro Pollone in Patagonia.

Dopo la notizia dell'altro ieri sulla prima solitaria invernale della Torre Egger da parte di Marc-André Leclerc, la Patagonia rimane sotto i riflettori con un’altra solitaria invernale, quella sul Cerro Pollone ad opera di Markus Pucher. Il 17 settembre, cioè pochi giorni prima dell'inizio della primavera nell'emisfero sud, l'alpinista austriaco è riuscito a salire in cima al Cerro Pollone dopo aver seguito lungo la parete sud la via Cara Sur (aperta dagli argentini Rodolfo Dangl, Roberto Matzi, Agustine "Guzzi” Lantschner e Hans Zechner nel 1949) ed una variante iniziale più a destra. Pucher descrive la scalata come "tutt'altro che facile, soprattutto gli ultimi 5 metri in cima sono stati difficili." Assaporando la vetta del Cerro Pollone in completa solitudine, Pucher ha spiegato: "In quel momento speciale lassù in vetta ho guardato il Cerro Torre e il Fitz Roy e ho ringraziato le montagne e ho detto loro che sarei tornato! In inverno."

Il successo per Pucher arriva dopo due suoi precedenti tentativi andati a vuoto nel gruppo del Fitz Roy ed il gruppo del Cerro Torre. All'inizio di settembre, infatti, l'alpinista austriaco è stato costretto a tornare indietro a 40 metri dalla cima del Cerro Torre mentre tentava la prima solitaria invernale di questa famosa montagna: troppo pericoloso proseguire. La scorsa settimana, invece, ha cambiato obiettivo prendendo di mira la via Supercanaleta al Fitz Roy. Circa 1200 metri di arrampicata, tra l'altro molto complessa per le condizioni della montagna, lo avevano portato in cresta e quindi a poche centinaia di metri dalla cima, ma ancora una volta le condizioni proibitive l’hanno convinto a fare nuovamente dietrofront.

Pucher ha scritto su Facebook che la sua recente salita è la prima invernale e contemporaneamente anche la prima solitaria del Cerro Pollone. Va precisato che la cuspide finale della cima è costituita da un distinto e liscio blocco di granito di circa 3 metri di altezza. Nel novembre 2011, quindi nella primavera australe, lo statunitense Colin Haley era arrivato fino a due metri dalla vetta prima di tornare a valle definendo la sua salita come un tentativo. Successivamente, nell’inverno 2013, Hervé Barmasse e Martín Castrillo erano riusciti a toccare la vetta con la piccozza, ma non avevano "cavalcato" la cima. A proposito Barmasse ricorda ancora la battuta, cioè quel "Top" che gli è venuto spontaneo pronunciare quando ha toccato la vetta con la piccozza. Pucher, dal canto suo, per superare quegli ultimi due metri che ha salito in "arrampicata artificiale” ha accettato di prendersi, come afferma lui stesso nell'intervista pubblicata qui sotto, "un qualche rischio"...

Markus, cima del Cerro Pollone!
Sì, ho raggiunto la cima... sono stato in piedi in cima. Per me fa una grande differenza se ti trovi in cima o 4 metri più in basso, soprattutto quando la sezione chiave - come sul Pollone - è negli ultimi metri. Il Pollone è davvero una montagna speciale, ma quando sei su, intendo sul punto più alto, allora sai di essere in cima.

Ci racconti gli ultimi metri in salita e discesa? Nella foto si vede il tuo Grigri passato sulla corda...
Sì, lì ero in discesa (ndr: la corda con Grigri): per scendere ho dovuto fare una calata. Per prima cosa ho ancorato la mia corda, poi sono salito autoassicurato al mio Grigri. E poi ho messo la corda dall’altra parte della cima e mi sono calato lungo l’altro versante. In realtà è una tecnica piuttosto semplice...

E la salita di quegli ultimi metri?
Salire gli ultimi metri è stato pericoloso. All’ultimo movimento ho legato la mia piccozza ad una fettuccia e l’ho buttata su una piccola cengia, prima di salire in artificiale in cima. E' stato un grosso problema e per stare in cima ho dovuto accettare un qualche rischio.

Ci spieghi quell'arrampicata artificiale finale?
Ho messo due fettucce nelle mie piccozze, le ho usate come staffe e mi sono tirato sulle piccozze, poi ho preso lo spigolo. O meglio: ho fatto il "ribaltamento” per salire in vetta.

Hai agganciato la piccozza in quel ghiaccio instabile?
No, l'ho agganciata sulla roccia. Sul ghiaccio l'aggancio non avrebbe tenuto. È stato abbastanza rischioso, ma avevo ancorato la corda ad un Friend. Era OK.

Hai detto che sul Cerro Pollone hai accettato di correre un grande rischio. Cosa differenzia allora questo rischio da quello che avevi deciso di non prenderti prima sul Cerro Torre e poi sul Fitz Roy?
Il rischio era diverso. Sul Cerro Torre e Fitz Roy era dato dalle condizioni della neve e dai pericoli oggettivi. Invece sul Pollone, se l'aggancio della piccozza non avesse tenuto, avrei fatto un volo di 10 metri sul mio Friend da #0,75 che era piazzato bene. Inoltre ascolto sempre la mia voce interiore: sul Cerro Torre e sul Fitz Roy mi aveva detto di tornare indietro, mentre sul Pollone mi ha spinto su fino in cima.

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