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Nicola Tondini durante l'apertura di 'Non abbiate paura... di sognare', Cima Scotoni, Dolomiti
Fotografia di Enrico Veronese
Nicola Tondini e Lorenzo d'Addario durante l'apertura di 'Non abbiate paura... di sognare', Cima Scotoni, Dolomiti
Fotografia di Enrico Veronese
Nicola Tondini durante l'apertura di 'Non abbiate paura... di sognare', Cima Scotoni, Dolomiti
Fotografia di Enrico Veronese
Cima Scotoni, Dolomiti con le vie Zauberlehrling (verde), Non abbiate paura... di sognare (rosso), Krieger des Lichts (giallo), Hyperscotoni (blu)
Fotografia di archivio Nicola Tondini

Non abbiate paura di sognare: la direttissima alla Cima Scotoni di Nicola Tondini

di

Il report della guida alpina di XMountain, Nicola Tondini, che sulla parete SO della Cima Scotoni ha aperto, in più riprese e con diversi compagni di scalata, Non abbiate paura di sognare. Con una difficoltà massima di X (8b) ed un obbligatorio di IX- (7b+) la via si colloca come una delle più difficile vie di più tiri delle Dolomiti.

Si potrebbe dire che certe vie riflettano chi le ha aperte e anche sognate. Parlano, insomma, del suo percorso, di come interpreta la scalata. E' il caso di questa direttissima aperta da Nicola Tondini - con Ingo Irsara, Andrea Simonini, Nicola Sartori, Luca Montanari - sulla grande e celebre parete Sud Ovest della Cima Scotoni. Dice Tondini, citando una frase di Armando Aste, che l'alpinista “è un cercatore d’infinito. E’ uno che vuole andare oltre, sempre oltre”. Questo “oltre” lui l'ha trovato con un percorso che dalla pareti del Brentino, passando per l'apertura della via Quo vadis al Sass dla Crusc e quindi di “Colonne d'Ercole” sulla NO della Civetta, è approdato ora a questa direttissima sulla strapiombante parete della Cima Scotoni. Una via che come spiega Tondini è stata aperta: “esclusivamente in arrampicata libera (senza alcun passo in artificiale). Per posizionare i chiodi, sono stati utilizzati i cliff. Non sono stati fatti resting aggiuntivi su cliff tra una protezione e l’altra, né passi in artificiale”. Detto in altro modo ciò significa che dove in apertura lui si è fermato (agganciandosi sui cliff) i ripetitori troveranno un chiodo. Non sempre accade visto che alcune vie di questo tipo sono aperte in artificiale (tradizionale) per poi essere successivamente non solo liberate ma anche a volte “ripulite” dei chiodi in eccesso. In questa direttissima, invece, è come se Tondini ad ogni chiodo infisso e lasciato in apertura denunciasse esattamente il suo percorso e soprattutto il suo risultato nell'apertura in libera. Insomma, si tratta di uno stile di apertura che spinge la libera il più possibile, un po' come dettato tra gli altri dall'esperienza ultra decennale di Rolando Larcher e C. Va detto poi, che in questa via lungo i tiri sono stati usati solo chiodi normali (89 sui 733 metri divisi in 24 tiri della via). Mentre gli spit (15) sono stati usati solo per rafforzare alcune soste (8 in totale). La via raggiunge una difficoltà massima di X (8b) e un obbligatorio di IX- (7b+). L'apertura condotta da Nicola Tondini sempre da primo di cordata è terminata il 3 agosto 2014 ed ha richiesto in tutto 10 giorni in parete suddivisi in 4 anni. Per la libera invece lo stesso Tondini ha impiegato 5 giornate: 26/09/2016 (con Luca Gelmetti); 27/10/2016 (con Federico Carollo); 23/05/2017 (con Lorenzo D’Addario) oltre ad altre due giornate di tentativi a vuoto (con Alessandro Baù e Luca Gelemetti). Resta da dire che la via sale la parte più strapiombante della Scotoni. L'attacco è a sinistra della via Zauberlering (aperta da Christoph Hainz e Oswald Celva) quindi la linea corre tra la stessa Zauberlering e la via aperta da Hannes Pfeifhofer e Simon Gietl nel 2009, mentre in alto si sposta a destra di quest'ultima. Va inoltre segnalato che la nuova direttissima incrocia con il suo 3° tiro la sosta della Zauberlering mentre “incrocia” sulla prima cengia la Pfeifhofer – Gietl. Infine il nome: “Non abbiate paura… di sognare” come dire un manifesto a quanto l'arrampicata possa restare una ricerca ma anche un'avventura, come ci racconta lo stesso Tondini nel suo report.


NON ABBIATE PAURA DI SOGNARE
di Nicola Tondini

3 agosto 2014. Sono con Andrea Simonini alla sosta prima dell’ultimo tiro. Vediamo la cima ad una cinquantina di metri. E’ la decima giornata che passo su questa progetto ed è la quinta in cui sono accompagnato da Andreino. La voglia di terminare, di portare a termine questa idea è tanta. Le prime tre giornate su questa via le ho trascorse con Ingo Irsara. Era il 2011, l’anno della rotpunkt al Sass dla Crusc. In un paio di giorni di tempo incerto ci siamo portati sotto la Cima Scotoni e sono venuti fuori i primi 3 tiri. Poi nel 2012 un’altra giornata per il 4° e il 5° tiro. Nello stesso anno, insieme ad Andrea, siamo arrivati alla prima cengia. L’anno successivo, il 2013, è stato dedicato ad affrontare il tratto centrale con il superamento del grande strapiombo, che caratterizza la parte centrale della parete. Quell’anno ho dedicato alla via 3 lunghe giornate: la prima insieme ad Andrea ed Ingo; la seconda, quella del tiro del grande strapiombo, con Andrea e la terza con Nicola Sartori. Il 2014 l’ho iniziato sulla Scotoni con Luca Montanari per aprire i 3 tiri che portano alla seconda cengia. Ed eccoci al 3 agosto: Andrea è disponibile ad accompagnarmi nell’ultimo tratto che ci porterà in vetta. Sono contento di rilegarmi con lui, per concludere la via. La voglia di mettermi in gioco fino alla fine è tanta. Ho guardato e riguardato la parete mille volte. So che potrebbe essere azzardato puntare diritto alla pala strapiombante che passa in mezzo ai due tetti finali della parete, ma non riesco a resistere. Dico ad Andrea: “Fammi solo andare a vedere… solo a provare a piantare un chiodo… solo a tentare il passaggio…” ed eccomi passare l’ultimo strapiombo e arrivare in cima…

23 Maggio 2017. Oggi, giovedì 25 maggio, sto realizzando quanto è successo solo due giorni fa. Ho finalmente completato la rotpunkt della via più difficile che abbia mai aperto. Anche se manca ancora la ripetizione in one push, mi sento leggero con non mai. La direttissima alla Cima Scotoni rappresenta per me un traguardo, un sogno di una vita di scalate. Poca cosa forse, rispetto a quello che succede nel mondo verticale (basterebbe solo confrontarsi con la Dawn Wall per rimanere annichiliti). Però nel piccolo mondo delle Dolomiti qualcosa da dire questa salita ce l’ha. La volontà è stata quella di salire nello stile moderno, che ho sempre portato avanti, che rifiuta qualsiasi passo in artificiale e che prevede l’uso dei cliff solo per piantare i chiodi e non per riposarsi tra una protezione e l’altra (qui sulla Scotoni dove ho usato i cliff il ripetitore troverà sempre un buon chiodo) una linea che segue un’idea del passato: quella delle linea direttissima. Si perché la via sale il corridoio lasciato libero dalle altre vie e necessariamente passa per le pance più strapiombanti della parete. Il sogno era poi riuscirci senza utilizzare, come protezioni lungo i tiri, gli spit. La roccia della Scotoni ci ha concesso questo regalo unico, e tutti i tiri sono stati realizzati solo con protezioni tradizionali. E poi solo 9 delle 24 soste sono state realizzate su fix.
Si poteva fa meglio? Sicuramente. Non aver avuto dietro nemmeno il trapano, riuscire ad aprire in questo stile una via in un’unica soluzione senza mai scendere dalla parete, avrebbe portato l’avventura ai massimi livelli. Per me al momento è stato sufficiente così: aprire in questo stile sull’8a/b mi ha richiesto il giocarmi le mie migliori giornate d’arrampicata degli ultimi anni su questa parete. Nei miei giorni migliori di forma fisica ero qui.

Direttissima Scotoni – “non abbiate paura… di sognare”. Me lo sono dovuto ripetere spesso: non aver paura di sognare di realizzare questa salita! Sognare di vivere una grande avventura nell’apertura della via. Sognare di realizzarla in uno stile che lasciasse completamente aperta la strada all’avventura, al non sapere a priori se ce l’avrei fatta a salire in libera in apertura tutti i passaggi che mi sarei trovato davanti. Me lo sono ripetuto in ogni minuto della seconda giornata di apertura, quando continuavo a volare sugli ultimi due chiodi del terzo tiro, senza trovare la sequenza di appigli che mi avrebbe permesso di raggiungere 6/7 metri più in alto la banca dove sarebbe stato logico fare sosta. Me lo sono ripetuto quando ho lottato 6 ore per venire a capo del 15° tiro, cercando la via di uscita in libera in mezzo a quei grandi strapiombi. Me lo sono ripetuto quando sul tiro successivo vedevo un muro giallo compatto e mi sono chiesto dove mai mi sarei potuto fermare a mettere un chiodo… e poi la roccia mi ha regalato una delle più belle, grandi e inaspettate clessidre che io abbia trovato su quelle difficoltà.

Di paura ne ho anche avuta all’inizio del 2014, quando mi sono fatto male alla spalla sciando e nelle due giornate dedicate alla realizzazione degli ultimi tiri mi accorgevo che se facevo sforzi alti, ero costretto a vari giorni di riposo per far passare il dolore (ad Ottobre avevo fatto, con Alessandro Baù, un tenue tentativo di rotpunkt sui primi 4 tiri, ma senza successo). Ne ho avuta di paura, quando di conseguenza sono passate due estati (tutto il 2015 e il 2016 fino a settembre) senza metterci le mani: cosa andavo a fare su una via così, se già il 3° tiro non sarei stato in grado di scalarlo in libera (per me l’8b rimane ancora una difficoltà che riesco a fare solo se in perfetta forma)? Ne ho avuta di paura, quando non sapevo chi coinvolgere in un progetto (quello della rotpunkt) così impegnativo.

Il 2016 però era partito bene. Avevo ripreso in mano due grandi progetti in Val d’Adige e finalmente riuscendo ad arrampicare su gradi sopra l’8b. Così la voglia e il coraggio di rimettersi in gioco sulla direttissima sono tornati e non mi sono fatto sfuggire la disponibilità di Luca Gelmetti ad accompagnarmi per due giornate a provare la rotpunkt. Il primo giorno (il 26 Settembre) abbiamo attaccato la via intorno alle 10,00 di mattina per provare il tiro chiave (il terzo, con difficoltà intorno all’8b) con un po’ di sole. Ci sono voluti 3 giri per la rotpunkt. Poi abbiamo proseguito fino alla prima cengia terminando la giornata con le frontali. I tiri successivi (dal quarto all’undicesimo) sono più facili ma la chiodatura è via via più esigente tanto più scendono le difficoltà.

Quindi tra il 7a e il 7b+ bisogna arrampicare con protezioni distanti e spesso da integrare anche totalmente con i friends. Il rischio sono solo lunghi voli, visto che la parete è in costante strapiombo, ma la tensione mentale è tanta. Il giorno successo abbiamo provato a proseguire, ma sul 15° tiro, con difficoltà intorno all’8a ho fatto un primo giro per provare i movimenti, ma al secondo ero ormai troppo stanco per chiudere i conti con la rotpunkt. Il 27 Ottobre è stata la volta di Federico Carollo. Ci siamo regalati una giornata spettacolare come colori e clima superlativo. Ormai le giornate erano troppo corte per provare a fare la rotpunkt degli 8 difficili tiri tra la prima e la seconda cengia. Così ho realizzato la rotpunkt degli ultimi 5, coronati da un bellissimo tiro finale intorno all’8a.

2017: alla prima occasione di bel tempo e di forma fisica coinvolgo Lorenzo D’Addario che si mostra subito entusiasta di passare una lunga giornata in mezzo agli strapiombi della Cima Scotoni. Così il 23 Maggio alle 10,00 attacchiamo il primo tiro sopra la prima cengia. Ci accompagna anche Enrico Veronese che, sfruttando una corda fissa posizionata sul 15° e sul 16° tiro, si dedicata alle foto e a qualche filmato. Per entrambi quei tiri servono due giri per portare a casa la rotpunkt. Così ci troviamo alle 19,00 con ancora 3 tiri da fare per arrivare alle seconda cengia. Fortunatamente tutti entrano al primo tentativo e dopo le 21,00 siamo tutti e tre sulla seconda cengia della Cima Scotoni.

Ora c’è una linea davvero superba che parte dal punto più basso, sale diritta fino alla cima passando per gli strapiombi delle tre sezioni della parete. E’ stata aperta senza alcun passo di artificiale e senza spit lungo i tiri (gli spit sono stati utilizzati solo per realizzare, in modo sicuro, 9 delle 24 soste), per una difficoltà che arriva all’8b. I cliff sono stati utilizzati solo per piantare i chiodi ora presenti in parete e non per fare resting tra i passaggi obbligati. La direttissima alla Cima Scotoni è forse una tra le pochissime vie in Dolomiti su difficoltà sopra l’8a, aperte in questo stile.

Ecco, in sintesi, i numeri della via: 3 tiri tra il 7c+/8a e l’8b, 4 tiri di 7b/7b+ con protezioni lontane e da integrare, 5 tiri di 7a/7a+ spesso totalmente da proteggere ed altri 12 tiri dal V° al 6c. Totale: 24 tiri con 15 soste a chiodi e 9 soste a spit.

- Scarica il tracciato della via

Ringraziamenti

Ai compagni di cordata, che mi hanno accompagnato in questa avventura: Ingo Irsara e Andrea Simonini e i colleghi di XMountain Guide Alpine: Nicola Sartori, Luca Montanari, Alessandro Baù, Luca Gelmetti e Lorenzo d'Addario.
Agli sponsor: Marmot, Ferrino, Wild Climb, Edelrid, Dolomite


di Nicola Tondini, Guide Alpine XMountain

SCHEDA: Non abbiate paura di sognare, Cima Scotoni, Dolomiti

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