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K2 la salita di notte verso il Collo di bottiglia e la cima
Fotografia di Daniele Nardi
Michele Cucchi e Hassan Jan in vetta al K2
Fotografia di Klaus Gruber

Fotografia di Daniele Nardi

K2, in vetta sessant'anni dopo la prima salita

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Il 26 luglio, sessant'anni dopo la prima storica salita italiana del K2, molte le vette sulle seconda montagna della terra. Tra queste quelle della spedizione K2 60 Years Later, supportata da EvK2CNR, con sei alpinisti pakistani in vetta: Hassan Jan, Ali Durani, Rahmat Ullah Baig, Ghulam Mehdi, Ali e Muhammad Sadiq, e due italiani: Michele Cucchi e Giuseppe Pompili. Sempre italiani la vetta e il bel successo degli altoatesini Tamara Lunger e Klaus Gruber, mentre con la vetta del K2 l'alpinista ceco Radek Jaros ha completato il tour di tutti i 14 Ottomila.

Era il 31 luglio 1954 quando Lino Lacedelli e Achille Compagnoni arrivarono in vetta al K2. Era la prima volta dell'uomo sulla seconda montagna più alta della terra, la più difficile dei 14 Ottomila. La storia racconta di un'incredibile performance di Walter Bonatti e dell'hunza pachistano Madhi che portarono le bombole di ossigeno fino all'ultimo campo dando un contributo assolutamente essenziale. Fu un successo storico per tutta l'Italia, per incrementare l'immagine e la fiducia di un paese che cercava di riscattarsi dopo la fine dalla seconda guerra mondiale imboccando la strada di quel fenomeno definito come “miracolo economico”.

Chiaro dunque che, 60 anni dopo, le salite dello scorso weekend acquistino un sapore particolare. Ed è significativo che tra le molte vette ci sia quella della prima spedizione pachistana. Il 26 luglio infatti hanno festeggiato in vetta al K2 sei alpinisti pakistani: Hassan Jan, Ali Durani, Rahmat Ullah Baig, Ghulam Mehdi, Ali e Muhammad Sadiq che facevano parte della spedizione K2 60 Years Later supportata e voluta dall’Associazione italiana EvK2Cnr. Bello anche che i sei siano arrivati in vetta senza ossigeno supplementare, alternandosi sul famoso traverso e il passaggio del Collo di bottiglia da alcuni sherpa che facevano uso di ossigeno. Un bel successo e una grande felicità che ricorda degnamente Madhi, appunto l'hunza che con Bonatti fu fondamentale per quella prima vetta di 60 anni fa.

Ci sembrano altrettanto belle, inoltre, le altre vette italiane. Quella di Michele Cucchi, conosciutissima 44enne guida alpina di Alagna Valsesia che ha dato supporto al team pakistano e che poi ha saputo regalarsi la vetta (senza ossigeno) e anche il suo primo Ottomila come, del resto, il bolognese Giuseppe Pompili. E poi le vette dei due altoatesini, aggregati ad un'altra spedizione, Klaus Gruber e della fortissima Tamara Lunger, grande atleta e campionessa di scialpinismo, che così ha espresso la sua gioia su FaceBook: “Sani e salvi al Campo Base. Sono contentissima di questa impresa! E' una montagna speciale e bellissima per me e sono molto orgogliosa di aver raggiunto la vetta senza portatori e senza ossigeno! Sto vivendo un sogno!”.

Altre vette ci sono state negli stessi giorni. Tra queste (secondo quanto riportato da explorersweb) quella di Radek Jaroš che così conclude – primo tra gli alpinisti della Repubblica Ceca - il suo viaggio sui 14 ottomila, quella del britannico Adrian Hayes, e anche le vette di Maya Sherpa, Pasang Lhamu Sherpa e Dawa Yangzum Sherpa, le tre alpiniste della prima spedizione femminile nepalese al K2, che così hanno coronato il loro sogno. Ma probabilmente l'elenco non è ancora completo.

Infine, senza vetta, ma con una storia che vale ancora di più, c'è Simone Origone, guida alpina valdostana della spedizione EvK2Cnr, nonché campione di sci di velocità (ex chilometro lanciato) e detentore del record mondiale di velocità sugli sci. Simone era a quota 8200 metri quando l'alpinista pachistano Muhammad Hassan si è sentito male. La sua scelta è stata di interrompere il tentativo di vetta e di scendere per aiutare il compagno in difficoltà. E non occorre aggiungere altro se non un sincero bravo!

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