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Le magnifiche pareti ovest dei Drus
Fotografia di Philippe Poulet
Jean-Christophe Lafaille durante la solitaria alla parete ovest dei Drus, Monte Bianco
Fotografia di Philippe Poulet
Jean-Christophe Lafaille durante la solitaria alla parete ovest dei Drus, Monte Bianco
Fotografia di Philippe Poulet
L'alpinista francese Jean-Christophe Lafaille
Fotografia di Philippe Poulet

Jean-Christophe Lafaille, arrampicata solitaria su alla parete ovest dei Drus

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Intervista all'alpinista francese Jean-Christophe Lafaille dopo la solitaria alla parete ovest dei Drus, Monte Bianco, effettuata dal 12 al 20 febbraio 2001.

Inverno 2001
Dal 12 al 20 febbraio Jean-Christophe Lafaille, in 9 giorni di arrampicata solitaria, apre una nuova via in artificiale sulla parete ovest dei Drus. Per l'eclettico e forte alpinista francese è la realizzazione di un progetto già iniziato nel 2000 con l'amico Jérôme Arpin, ed intrapreso per trasferire in alta montagna le difficoltà delle più dure big wall californiane.

Ne è uscita una via di A4 e A5 che Jean-Christophe ritiene la più difficile (e la più bella) da lui salita su pareti alpine. Basti dire che la reputa 10 volte più dura di "Divine Providence", al Grand Pilier d'Angle del Monte Bianco (una via di cui ha fatto la prima solitaria nel 1990). E' una valutazione - dettata com'è da vent'anni di scalate sulle Alpi, su El Capitan e sugli 8000 - a cui si può sicuramente dar credito.

Dunque: da solo, in inverno, per un nuovo e difficilissimo intinerario, su una parete ed una montagna tra le più belle e mitiche del Monte Bianco e delle Alpi… gli ingredienti 'classici', insieme esplosivi ed affascinanti, dell'alpinismo 'di punta' e di ‘ri-cerca’ dei confini del limite ci sono proprio tutti. Non ci sono dubbi! Quella di Lafaille sui Drus è stata sicuramente una grande performance.

Ma se l’alpinismo non è un unico modo di sentire e di vivere la montagna, se lo si vede come un complesso 'gioco' in cui progetti e 'visioni' si mischiano - secondo innumerevoli 'ricette' - con sentimenti, paure e rischi, per tanti (e diversi) alpinismi quanti sono gli uomini e le montagne. Ecco che allora può essere interessante cercare di capire cosa c'è oltre l'exploit.

Così nell'intervista a Jean-Christophe che vi proponiamo, ci piace porre l'attenzione prima di tutto sulla sua passione. Una gran passione per l'alpinismo e la montagna che si esprime nel 'piacere' di immergersi in quel totalizzante impegno, sia fisico sia (soprattutto) mentale ed interiore, che le ascensioni più difficili gli richiedono…

INTERVISTA

La scelta di questo itinerario…
Ho scelto questa via perché mi piacciono le big wall in arrampicata artificiale, sullo stile di quelle che ho fatto negli USA (Zodiac, Zenyatta, Sea of Dreams, ecc). E volevo trasferire quelle difficoltà su una parete delle Alpi.

Perché in inverno?
Per trovare le condizioni più dure, con “l’egagement” più alto. Con lo stesso approccio già nell'inverno del 1999, per esempio, ero rimasto per 8 giorni sullo Sperone Croz - parete nord delle Grandes Jorasses - per aprire “Decalage” (A4, M7). Ma la parete ovest dei Drus è più difficile, richiede un’arrampicata più lunga e tecnica. C'è da dire che la scelta dei Drus è stata anche dettata da un altro fattore: la sicurezza. Penso infatti che affrontarli d'inverno sia meno pericoloso che salirli in estate con il pericolo incombente, nelle prime 10/12 lunghezze, delle cadute di sassi… Poi mi piacciono le salite invernali. D'inverno tutto è più complicato, difficile. Questo è il mio spirito.

E in solitaria?
Mi piace salire in solitaria, questo è sicuro! Ma questo progetto l'avevo iniziato nell'inverno 2000 assieme ad un amico, Jerome Arpin. Quella volta però siamo tornati in dietro per il cattivo tempo. Quest’anno sono state le circostanze il motivo vero che mi ha spinto a salire da solo: non ho trovato compagni.

Cosa ha significato per te questa salita?
Da tre anni vivo nella valle di Chamonix e vedo sempre l’incredibile e bellissima parete ovest dei Drus! Volevo aprire una via difficile proprio su questa parete, perché mi piace arrampicare, mi piace la montagna e questa montagna, e mi piacciono le condizioni più difficili. Dopo i Drus sono un alpinista molto contento. Ho trovato tutto in questa via: è la più bella e difficile che ho salito nelle Alpi!

Come definisci il tuo alpinismo?
Prima di tutto con l’amore che ho per tutte le attività dell'alpinismo: arrampicata su roccia, ghiaccio, dry tooling, artificiale, le pareti nord delle Alpi, l'alta montagna nell'Himalaya… tutto.
Mi piacciono le vie dure, l'arrampicata difficile, salire da solo, le difficile condizioni anche fisiche…

Ma la cosa più importante per me è l'aspetto mentale: tutte le vie dure richiedono alta concentrazione e motivazione, e necessariamente sviluppano maggiormente lo 'spirito'. Mi piace lo 'spirito' della montagna. Nelle Alpi prediligo le vie più dure in solitaria, e mi piace stare su una parete a lungo! In Himalaya scelgo le pareti enormi: in solitaria si trovano le condizioni più impegnative, "engagianti”. Ed in Himalaya trovo tutto quello che per me rappresenta l’alpinismo. Lì tutto è difficile, ed è sempre presente il massimo impegno fisico. Per me il grande alpinismo è salire le grandi pareti dell'Himalaya, le massime altitudini…

Le vie più belle…
E' difficile fare un riassunto della mia vita da arrampicatore… penso a dei bei momenti come nell’89 su Privelege du Serpent (7c+) da solo e senza corda, a Divine Providence in solitaria nel ’90, e appunto ai Drus quest'anno. In Himalaya al tentativo sulla parete sud dell'Annapurna assieme a Piere Beghin; non ha avuto successo ma il ritorno è stato molto difficile… poi al concatenamento del Gasherbrum II e I da solo, in velocità…

Nel 2000 hai salito, da solo e per una nuova variante, il Manaslu; e nel futuro…
Fino ad ora ho salito sei 8000 di cui quattro in solitaria, alle volte aprendo delle vie nuove (Shishpangma parete Nord nel ’94, G1 parete NE nel ’96). Nel futuro vorrei salire tutti i quattordici 8000 e, se possibile, in solitaria, su una via dura o un concatenamento, e in inverno… Quest’estate per esempio andrò in Pakistan per salire il K2 da solo e il Broad Peak.

Curriculum
Jean-Christophe Lafaille è nato il 31 marzo 1965 a Gap, guida alpina e istruttore all’Ecole Nationale du Ski et de l’Alpinisme (E.N.S.A.), consigliere tecnico di varie aziende e conferenziere.

Principali realizzazioni
1990 Prima solitaria di "Divine Providence" al Grand Pilier d’Angle del Monte Bianco, la più difficile ed impegnativa via dell'intero Massiccio del Monte Bianco
1991 Primo concatenamento in solitaria con apertura di due vie estreme sul versante italiano del Monte Bianco. (Premiato con il Cristal d’Or della Fédération Française de la Montagne et de l’Escalade per la più bella salita dell’anno).
1992 Apertura e prima salita invernale di "Le Chemin des Etoiles", nuova via sulla Parete Nord del Grandes Jorasses.
1992 Parte con Pierre Beghin per salire il versante sud Annapurna 8091m. Un'esperienza dolorosa, ritorna da solo…
1993 Sale il suo primo 8000, il Cho-Oyu (8206m), ripetendo la via "Polonaise".
1994 Apertura in solitaria di una nuova via in Himalaya sulla parete nord di Shishapangma (8046m). Viene premiato nuovamente con il Cristal d’Or della F.F.M.E per la piu bella salita dell’anno.
1995 Aprile, il "Grand Voyage". Jean-Christophe concatena in solitaria e completa autonomia dieci delle cime più prestigiose dei massicci dell'Oberland, Valais e del Monte Blanco, (includendo la famosa triologia Eiger - Cervino - Grandes Jorasses). In totale percorre 140 km di spostamenti con gli sci e 20.000m di dislivello in quindici giorni, è stato premiato dalla Super Borne I.G.N. de l’Aventure.
1996 Concatenamento in solitaria, in meno di quattro giorni, di Gasherbrum II (8035m) e Gasherbrum I (8068m).
1996 Prima salita in solitaria di una montagna inviolata di 6250m, che chiama "Mari Ri" dal nome di sua figlia Marie.
1997 Salita dall versante ovest del Lhotse (8516m)
1998 Salita dell’Aconcagua (6959m), la montagna più alta del continente Americano.
1999 Ad aprile, in 8 giorni passati in parete in completa autonomia, apre in solitaria "Décalage", nuova via sulla parete nord dello Sperone Croz (Grandes Jorasses - M.te Bianco.
2000 Prima solitaria della parete nord del Manaslu 8163m. Sale in vetta il 5 maggio, è la sua 6a cima sopra gli 8000m.
2001 Apertura, in solitaria invernale, della via più dura delle Alpi sulla parete ovest del Drus, in 9 giorni.

Film
1990: Trouver Lafaille (12’)
1992: Haute altitudes
1995: Retour à l’annapurna
1996: Tout là-haut (26’)
1999: Rêves de Glace (8’)
2000: Manaslu 2000 (5’31)

Libri
1994: Hautes Alpes, tout simplement
1999: partecipazione al libro "Brèves d'Himalaya" (éditions de la Boussole).
1999: Inserimento di Jean-Christophe Lafaille nel nuovo "Dictionnaire de la Montagne" Ed. Arthaud, autunno 1999.

Cronologia dell'ascensione
Lunedì 12 Febbraio 2001
Partenza da Chamonix con la funivia dei Grands-Montets e, con gli sci ai piedi, fino alla parete dei Drus (a circa 2 600m di quota)
- montato il bivacco (2 980m)
- salita 1 lunghezza di A 5 di 30m

Martedì 13 Febbraio
- 2 lunghezze di A3 e A 4 fino a 3100m circa di quota

Mercoledì 14 Febbraio
- 1 lunghezza di A1
- spostato il bivacco a 3100m

Giovedì 15 Febbraio
- 2 lunghezze di A4 fino a 3200m

Venerdì 16 Febbraio
- 1 lunghezza con un pendolo per raggiungere lo spigolo sinistro del diedro Mailly
- 1 lunghezza in traversata per prendere il fondo del diedro e salire fino a 3230m circa.

Sabato 17 Febbraio
- 2 lunghezze di 5+ ( in comune con la "Diretta Americana") e A1 fino 3350m.

Domenica 18 Febbraio
- 2 lunghezze di A4 + e A2 fino a 3430m, alll'uscita dello Sperone tra il diedro Mailly e il celebre diedro di 90m della "Diretta Americana".
- montato il bivacco a 3400m.
- rifornimento dall'elicottere: frutta e pane fresco, ma soprattutto un nuovo telefono portatile.

Lunedì 19 Febbraio
Il meteo annuncia l'arrivo di forti venti da nord... Jean-Christophe decide di uscire in fretta e, per arrampicare più velocemente, abbandona in parete buona parte del materiale; raggiunge così la parete Nord all'altezza della famosa 'fessura Allain'.
Non riesce però a raggiungere la Spalla dei Drus e deve bivaccare a 3600m in piena parete nord...

Martedì 20 Febbraio
Jean-Christophe, con il vento che soffia a 100 km/h, passa la notte insonne avvolto nel telo della tenda del portalegde. La temperatura raggiunge i - 30°C. All'alba fa ancora troppo freddo per arrampicare, quindi attende. Quando la temperatura si alza di qualche grado, lottando contro il vento, raggiunge la Spalla dei Drus. Sul versante Sud la temperatura si alza di 20 gradi e non c'è più vento! Inizia le doppie, raggiunge la base della via normale e quindi, alle 21.00, il Rifugio Charpoua. Lì lo attendono gli amici David Autheman e Bertrand Delapierre.

Mercoledì 21 Febbraio
Lasciato il Rifugio alle 5.00, Jean-Christophe, aiutato da David e Bertrand, fa ritorno a Chamonix verso le 10h...

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