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Fitz Roy, Patagonia
Fotografia di Michael Lerjen-Demjen
Fitz Roy Patagonia, tentativo di Michael Lerjen-Demjen e Jorge Ackermann, inverno 2012
Fotografia di Michael Lerjen-Demjen
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Fitz Roy nuova via tentata da Michael Lerjen-Demjen e Jorge Ackermann

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Michael Lerjen-Demjen e Jorge Ackermann hanno fallito nel loro tentativo di aprire una nuova via in inverno sul Fitz Roy in Patagonia.

Poco prima che Stephan Siegrist, Thomas Senf e Ralf Weber riuscissero nella loro invernale al Cerro Stanhardt in Patagonia, il loro connazionale Michael Lerjen-Demjen e il giovane alpinista argentino Jorge Ackermann si trovavano pochi chilometri a nord del Fitz Roy impegnati, con condizioni difficili, nel tentativo di aprire una nuova via in inverno sul Fitz Roy.

Arrivati a El Chalten il 14 giugno, i due alpinisti hanno preso di mira una linea che avevano già iniziato l’estate scorsa a sinistra della via Ferrari ma che, dopo 8 tiri, erano stati costretti ad abbandonare. Motivati dalla sfida di arrampicare completamente da soli in inverno, il 26enne Lerjen-Demjen e il 25enne Ackermann hanno trasportato i 30 kg di materiale oltre il Passo Superiore fino alla base della parete per poi salire tiri di misto per raggiungere la parete principale. Dopo 14 ore di scalata hanno trascorso la prima notte nel loro portaledge, e il giorno successivo sono riusciti a salire soltanto 3 tiri di difficile artificiale fino all' A3 che li hanno impegnati per 10 ore. Stessa storia il giorno successivo: altri 3 tiri in 14 ore per raggiungere la "Cengia della speranza" che, come suggerisce il nome, avrebbe dovuto portare verso terreno più facile. A questo punto però, dopo la segnalazione di Rolando Garibotti riguardo una fortissima tempesta in arrivo, i due hanno deciso di non rischiare oltre e sono scesi dopo aver salito complessivamente 10 tiri con difficoltà fino all' A3, M4-5.

Lerjen-Demjen ha così commentato l'avventura: "Ci siamo calati lungo la via sui dadi, raggiunto il crepaccio terminale eravamo molto sollevati, il tempo era ancora OK ed eravamo sicuri che avremmo raggiunto il Passo Superiore! Ci siamo guardati indietro per l’ultima volta, entrambi con un sorriso sulle labbra. Non avevamo mai litigato, era stato fantastico, su questa parete, da soli, in inverno, avevamo dato tutto quello che potevamo dare, abbiamo apprezzato il limite totale della natura. Questa è stata la mia miglior esperienza in montagna, quello che stavo cercando, questo silenzio, lo stesso che altri alpinisti avevano vissuto 70 anni prima di noi! Ero felice e lo era anche Jorge, eravamo una squadra che, nonostante la mancata cima, si sentiva soddisfatta, più soddisfatta che su qualsiasi altra vetta. Avremmo potuto salire molte altre vie normali in questo periodo, ma abbiamo scelto l'avventura. Ed è certamente valsa la pena!"

Per la cronaca i due, che poco dopo hanno salito in 3 ore l’Aguja Guillaumet, sono intenzionati a tornare in Patagonia questo novembre per finire la via.

 

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