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Christoph Hainz durante la trilogia invernale sulle Tre Cime di Lavaredo il 23/12/2016, effettuata insieme a Simon Kehrer
Fotografia di Christoph Hainz, Simon Kehrer
Simon Kehrer durante la trilogia invernale sulle Tre Cime di Lavaredo il 23/12/2016, effettuata insieme a Christoph Hainz
Fotografia di Christoph Hainz, Simon Kehrer
Simon Kehrer durante la trilogia invernale sulle Tre Cime di Lavaredo il 23/12/2016, effettuata insieme a Christoph Hainz
Fotografia di Christoph Hainz, Simon Kehrer
Christoph Hainz & Simon Kehrer durante la loro trilogia invernale sulle Tre Cime di Lavaredo il 23/12/2016
Fotografia di Christoph Hainz, Simon Kehrer
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Favola d'inverno, trilogia d'alpinismo sulle Tre Cime di Lavaredo per Christoph Hainz e Simon Kehrer

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Il 23 dicembre 2016 sulle Tre Cime di Lavaredo Simon Kehrer e Christoph Hainz con un bellissimo grande tour invernale hanno salito in successione la Via Comici-Dimai sulla Cima Grande (in 2 ore e 30’), la Via Cassin sulla Cima Ovest (in 3 ore e 25’), e lo Spigolo Giallo sulla Cima Piccola (in 1 ora e 28’). I due alpinisti sud tirolesi erano partiti in bicicletta dal Lago d'Antorno alle ore 7:00 e vi hanno fatto ritorno (sempre in bicicletta) alle 20:00. L’intero giro è durato 13 ore mentre il tempo speso complessivo per la salita delle 3 vie è stato di 7 ore e 30’. Il report di Simon Kehrer.

Ora sono sdraiato nel mio letto caldo e non riesco a prendere sonno. Le dita dei piedi formicolano da matti, non mi hanno ancora perdonato per i disagi della giornata appena trascorsa! Ma questi piccoli, fastidiosi, effetti collaterali non possono rovinare la gioia dopo una giornata così pazzesca! Inoltre, ho tutto il tempo che voglio per ripensare a questa incredibile giornata d'arrampicata – un vero incanto d'inverno!

Pochi giorni fa ho chiamato Christoph Hainz per condividere una pazza idea che da tempo mi gironzolava per la testa. Non ho faticato a convincerlo, lui per un'avventura è sempre della partita, e per il mio progetto di una invernale sulle Tre Cime è stato da subito motivatissimo!

Ci siamo incontrati prima dell'alba al solito bivio per la Valle Anterselva, ed eravamo d'accordo che la nostra avventura non potesse iniziare senza la tradizionale fermata obbligatoria per un caffè da mamma Erna, alla stazione di servizio Agip di Dobbiaco! Lei ci ha fatto i migliori auguri e ad entrambi ha anche regalato uno dei suoi leggendari panini - un regalo di Natale in anticipo. Ora eravamo pronti per la nostra avventura.

Quando abbiamo raggiunto il Lago d'Antorno, ci siamo messi in spalla gli zaini e, pedalando sulle nostre biciclette Ebikes, ci siamo scaldati i muscoli! Non volevamo perdere tempo e quindi siamo saliti velocemente fino alla forcella del Paterno lungo la strada leggermente ghiacciata e ricoperta di neve. Quando siamo scesi dalla bici abbiamo riso entrambi, i nostri sederi ci facevano male e le nostre gambe erano blu dal freddo! Gli alpinisti non sono biker, e sappiamo molto bene di essere più bravi sul verticale che in sella a una bici!

Anche se questo inverno ha nevicato poco e attualmente c'è relativamente poca neve, siamo spesso sprofondati fino al ginocchio nella neve. Procedere a piedi è stato faticoso. Quando finalmente siamo arrivati alla base della Cima Grande avevamo poca voglia di continuare fino alla Cima Ovest, dove originariamente volevamo iniziare la nostra arrampicata. Senza ulteriori indugi abbiamo deciso di iniziare sulla Via Comici, la Cassin sulla Cima Ovest ce la siamo tenuta per più tardi! Così, depositato il materiale di cui avremmo avuto bisogno più tardi, ci siamo preparati per la Comici. Abbiamo salito lo zoccolo iniziale slegati.

Abbiamo pulito la piccola cengia dalla neve, poi ci siamo legati. Pieni d'entusiasmo ci siamo lanciati a grande velocità verso l'alto. Dopo 2 ore e mezza abbiamo raggiunto la grande cengia mediana, dove siamo sprofondati fino all'anca nella neve. Una forte stretta di mano… gioia...! Non c'era tempo per altro, e senza esitazione abbiamo iniziato la discesa. Ci siamo risparmiati la vista dalla cima, soprattutto perché avevamo già avuto la fortuna di poterla godere mille volte esercitando il nostro mestiere di guida alpina!

Lungo la via normale abbiamo raggiunto la sella tra la Cima Grande e la Cima Ovest. Poi abbiamo continuato giù per il canalone nord, su neve crostosa e scivolosa. Dovevamo stare attenti! Più in basso ci siamo divisi: mentre Christoph si recava alla partenza della Via Cassin, io mi sono affrettato per prendere il materiale depositato poche ore prima per questa seconda via.

Esausto e senza fiato ho raggiunto il mio compagno di cordata e generosamente l'ho lasciato salire per primo. Dopo 5 tiri avevo recuperato le mie forze e mi sentivo in forma per salire da capocordata. Mentre Christoph faceva i primi passi dell'aerea traversata, io stringevo già le mie scarpette e mi preparavo per prendere il comando. Con un eccesso di zelo ho attraversato le cosiddette strisce di acqua per quasi 30 metri invece di 10, salendo su terreno sempre più difficile. Dall'ultima volta che avevo fatto questa via erano passati 15 anni e avevo solo un vago ricordo di dove saliva. Anche Christoph non la salia da un bel po' di tempo, ma comunque è riuscito a telecomandarmi come un Tom Tom e a farmi tornare indietro...!

Il mio errore ci era costato alcuni minuti di tempo prezioso. Arrabbiato con me stesso, sono riuscito a raggiungere la cengia piena di neve, poi a Christoph, che ha ripreso il comando sul tiro successivo, ho fornito le indicazione sbagliate... (avevo semplicemente letto male il tracciato della via!) ... Per fortuna non ha impiegato molto tempo prima di ritrovare la linea giusta!

Nella parte superiore il terreno è diventato difficile. Qui, dove la parete non era più così ripida, si era accumulata la neve. La roccia liscia era maledettamente scivolosa. Con le scarpette d'arrampicata dovevamo pensare bene prima di fare ogni passo. Siamo saliti molto più lentamente, ma dopo 3 ore e 25 minuti abbiamo comunque raggiunto la cengia, che porta verso la discesa lungo la via normale.

Un tramonto sensazionale ha creato un'atmosfera indescrivibile e ci ha ricompensato pienamente per le nostre fatiche, e ci ha fatto quasi dimenticare il freddo e gli sforzi. Ci siamo regalati una pausa di pochi minuti, mentre letteralmente assorbivamo il calore degli ultimi raggi di sole. Le nostre scarpe non erano bagnate, ma congelate! L'idea di poter iniziare la discesa ancora con la luce del giorno ci ha dato nuove energie e ci ha anche fatto credere nuovamente nel nostro progetto di salire tutte e tre le vie in giornata. Dopo aver scattato velocemente qualche foto ci siamo infilati nelle scarpe fredde... e ci siamo affrettati giù per la via normale, dritti vero la Cima Piccola.

Dopo quasi un'ora esatta abbiamo cambiato nuovamente le nostre scarpe d'avvicinamento, ora leggermente scongelate, per le nostre scarpette bagnate. I nostri piedi non ne sono stati entusiasti, ma la motivazione per concludere il nostro progetto era ormai così forte che siamo riusciti ad ignorare il disagio.

Dopo 2 tiri era già buio e mentre assicuravo Christoph che mi seguiva da secondo, ho montato la lampada frontale sul casco. La romantica luce della frontale ora ci accompagnava. Una luce però con qualche problema di contatto elettrico! Più volte ho dovuto scuotere la lampadina frontale perché, grazie ai miei due figli, ormai non funziona più bene!

Dopo 1 ora e 28 minuti eravamo felicissimi, e sopraffatti da una gioia indescrivibile, in vetta alla Cima Piccola. Grati per questa grande giornata d'arrampicata e con una grande soddisfazione interiore abbiamo osservato il cielo notturno e ascoltato quasi con reverenza il silenzio della notte. In lontananza... le luci di Auronzo.

Persino le nostre scarpe nuovamente completamente ghiacciate non hanno sminuito la nostra felicità. Le abbiamo infilate e, camminando in maniera piuttosto rigida ma con piena concentrazione, ci siamo diretti verso la discesa in corda doppia. Dopo un'ora abbiamo finalmente toccato terra e le nostre ebikes ci hanno portato di nuovo al punto di partenza al Lago d'Antorno, dove 13 ore prima eravamo partiti.

A questo punto volevamo tornare a casa perché sapevamo che Gerda, la compagna di Christoph, ci aspettava con un paio di calzini caldi, una bottiglia di Prosecco ed una grande porzione di pasta con il peperoncino!

... Come si vede , con sufficiente velocità e forze è possibile combinare famiglia e alpinismo in maniera piuttosto buona ;-) ...!
... E in ogni caso è possibile godere di tali azione in pace, anche durante l'esigente periodo natalizio.

di Simon Kehrer

Le tre vie del tour invernale di Christoph Hainz e Simon Kehrer sulle Tre Cime di Lavaredo
> Via Comici - Dimai, parete Nord Cima Grande di Lavaredo prima salita: Emilio Comici, Giovanni e Angelo Dimai, 13-14/08/1933
prima invernale: Fritz Kasparek e Sepp Brunnhuber (Febbraio 1938)
> Via Cassin - Ratti parete Nord Cima Ovest di Lavaredo
prima salita: Riccardo Cassin, Vittorio Ratti, 1935
prima invernale: Walter Bonatti e Carlo Mauri dal 22 al 24 febbraio 1953
> Spigolo giallo parete Sud-Est Cima Piccola di Lavaredo
prima salita: Emilio Comici, Mary Varale, Renato Zanutti, 1933
Concatenamenti: > Nell'estate 1990 Manrico Dell’Agnola e Alcide Prati salgono in otto ore la Cassin alla Cima Ovest di Lavaredo, la Comici alla Cima Grande di Lavaredo e lo Spigolo Giallo alla Cima Piccola di Lavaredo.

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