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5 dicembre 1983, Isidoro Meneghin sulla prima lunghezza di Apprendisti Stregoni (A1/A2)
Fotografia di Maurizio Oviglia
Maurizio Oviglia sullo stesso tratto in libera nel 2017
Fotografia di Cecilia Marchi
Lo splendido diedro della seconda lunghezza
Fotografia di Maurizio Oviglia
La Torre di Gandalf ed il tracciato di Apprendisti Stregoni
Fotografia di Maurizio Oviglia

Arrampicata tra passato e presente: Gli Apprendisti Stregoni, prima libera

di

Il 26 giugno Maurizio Oviglia, accompagnato da Cecilia Marchi ha liberato la via Apprendisti Stregoni alla Torre di Gandalf, nel Vallone di Sea, da lui stesso aperta con Isidoro Meneghin, Daniele Caneparo e Giorgio Rocco il 5 dicembre 1983. Originariamente la via presentava difficoltà di VI/A4. Le difficoltà massime in libera sono di 6b/6b+. Il report di Maurizio Oviglia.

Nel 1983 avevo vent’anni ed il Vallone di Sea, da poco scoperto da Gian Piero Motti, rappresentava forse il massimo che un torinese, come me profondamente innamorato del granito, potesse desiderare. E’ vero, esisteva la vicina Valle dell’Orco, sicuramente più famosa e solare di Sea. Ma in Orco già tutto sembrava fatto e scritto, mentre in Sea l’esplorazione era relativamente agli inizi. E noi eravamo ansiosi di tracciare le nostre vie, di dire la nostra! Daniele Caneparo, mio compagno di cordata e di avventure di quegli anni, era amico di Isidoro Meneghin, che insieme a Ugo Manera aveva condotto la ricerca esplorativa sulle Alpi piemontesi in tutto il decennio precedente. Personaggio introverso e schivo, Isidoro amava arrampicare in solitaria ed era da tutti considerato il mago dell’artificiale, anche se era un ottimo scalatore in libera. Comunque raramente si spingeva oltre il VI grado: quando arrampicava era quasi sempre in prima salita o solitaria, la sua arte nel saper gestire le fessure era la sua sicurezza e l’aveva riportato sempre a casa.

Il 5 dicembre 1983 Daniele mi invitò finalmente ad aprire una nuova via con Isidoro, proprio in Vallone di Sea. Mi ricordo che ero emozionato e anche un po’ timoroso all’idea di quell’incontro. Come era nelle aspettative, Isidoro quel giorno parlò poco, tuttavia fece dei numeri sulle staffe che non saremmo stati capaci di fare. Da sotto cercavamo di carpirne i segreti, eravamo i suoi giovani apprendisti. Ma ricordo anche che faceva un freddo bestiale, talmente tanto gelo che le risorgenze alla base della torre erano ghiacciate formando spesse colate di ghiaccio. La nostra intenzione era di fare una via diretta alla torre, ma non era proprio possibile attaccare centralmente ed il dry tooling non era ancora stato inventato! Così seguimmo il primo tiro della via Onde Verticali, aperta da Isidoro stesso, poi traversammo in centro parete. Dopo una lunghezza di A1 e A2 su tetti, seguì uno splendido diedro di VI grado in dulfer. Quindi una placca ed un diedro cieco sembravano arrestare definitivamente la nostra progressione. Fu allora che Isidoro ci stupì: con il cliff hanger appese le staffe ad una serie di scagliette, per poi chiodare una ruga con microchiodi e sbucare nel diedro cieco superiore. Noi sapevamo a malapena che gli americani usassero fare così, ma non l’avevamo mai visto fare da noi! Quel giorno Isidoro non disse molto ma valutò quel tratto A4, che per noi era un grado iperbolico… e solitamente non era molto generoso con i gradi, tanto che sulle sue vie avevo già molta difficoltà sull’A2!

Torino, ottobre 2016. Incontro Daniele in una birreria di Torino. Non scala più ma va sempre in montagna. Tra sci estremo e sgaloppate da solo sulle cime, anche se non tocca più roccia direi che non è cambiato: è sempre pazzo da legare come allora… Voglio fare Apprendisti in libera, taglio corto, ma hanno spittato il tratto di A4… Mi capisci Daniele? Ora sul quel capolavoro di artificiale che fece Isidoro ci passa un’altra via moderna, ed è perso per sempre! Ma forse si può fare qualcosa… Daniele mi ascolta, ma scuote la testa con rassegnazione, non è la prima delle sue vie che è stata chiodata o stravolta senza il suo consenso. Daniele ascoltami, ho parlato con l’autore della via moderna, e mi ha dato il benestare a togliere gli spit da quel tratto… E come farai a proteggerti sul tratto di A4? Niente, rispondo, non mi proteggo! Non è così duro, sono quasi certo di non cadere… Mah, dice Daniele perplesso, se lo dici tu… se per te è importante… Ma dentro di me so che mi capisce e che lui farebbe lo stesso. Ma non è più tempo, devo aspettare, l'inverno è alle porte e la stagione in Sea è breve come la vita di una farfalla, specialmente per chi come me abita al di là del mare...

Torre di Gandalf, giugno 2017. Ho tolto gli spit dal tratto di A4 e li ho spostati 5 metri più a sinistra, ora Apprendisti è nuovamente come una volta, con un solo chiodo lasciato. Sono pronto a provare… Oggi in Sea mi accompagna mia moglie, che nel 1983 non conoscevo ancora… Lei non sa nulla di Isidoro, dell’A4 e del mio progetto di salire in libera… su questo sono stato volutamente confuso…

Sul primo diedro, dove Isidoro aveva messo dei chiodi a lama, ho provato a proteggermi con alcuni micronut piccolissimi. Non danno molto affidamento e non mi sento sicuro, in libera si deve arrampicare un metro o due a sinistra di essi… Terranno un volo? Ho parlato di questo mio dubbio ad Alberto Ala e Diego Re e loro non hanno avuto esitazioni: mi hanno passato una mazzetta di chiodi, dicendo di scegliere quel che ritenevo. Decido infine di piazzare quelli. In fondo anche Isidoro aveva usato i chiodi a lama e la vita val ben un chiodo… (qualcuno l’avrà sicuramente detta prima di me!). Con i chiodi però il passaggio è molto più sicuro, un’altra storia direi… persino piacevole! Decido di lasciarli… anche se so che difficilmente qualcuno ripeterà questa via. Anzi, forse è addirittura irripetuta per 35 anni!!

Dopo il diedro arriviamo al tratto fatidico… Prima della placca metto un friendino di traverso e un kevlar intorno a una sottile lastra: poi parto. Dopo 4 metri di runout riesco a piazzare due piccoli micronut che avevo comprato in Yosemite 7 anni fa… Quando parlo di questi fantastici micronut, tutti mi ammoniscono: “non penserai di volarci sopra a quella roba lì? Lo sai che son fatti per l’artificiale, vero?” Afferro la presa in alto, quella buona e penso ad Isidoro, cosa deve aver provato ad arrivare a quella presa, dopo 7/8 metri di artificiale precario. E’ vero, son stato suo allievo ma, dopo qualche via in artificiale sino all’A3 seguendo i suoi passi, ho abbandonato tutto a favore della libera. Solitarie integrali, poi tanta arrampicata sportiva e infine il ritorno al trad, al clean climbing, mio grande amore… Raggiungo un chiodo universale piantato da Isidoro, sembra una spada nella roccia da quanto è sicuro. Lo è un po’ meno la consunta fettuccina che è passata nell’anello, il chiodo terrebbe ma la fettuccina sicuramente no!. Qui Isidoro aveva traversato a destra sullo spigolo, abbandonando il diedro inchiodabile. Io metto un buon totem cam e proseguo nel diedro, uscendo sulla cengia con un bel passaggio obbligatorio. Sì è vero, diedro inchiodabile come aveva previsto Isidoro, ma arrampicabile in libera con le mie capacità di oggi… Allora non mi sarei certo lanciato!

Durante le doppie cambio la fettuccina al chiodo, ripulisco accuratamente il diedro dall’erba, come se dopo domani dovesse esserci la fila su questa via. Qualche giorno fa Honnold ha salito slegato il Capitan. Con la sua incredibile e futuristica impresa ha quasi ridicolizzato ogni altra cosa. Compresa questa piccola salita senza pretese che ho realizzato oggi. Probabilmente nulla può essere più chiamato performance, se pensiamo a quel che ha fatto. Eppure, nel nostro piccolo, ognuno di noi rincorre dei sogni che ogni tanto si realizzano, in questo caso anche dopo tanti anni. Apprendisti Stregoni in libera non è niente di difficile anzi, secondo i punti di vista ed il livello attuale, è una via relativamente “facile”. Eppure, per fortuna, non ci sono solo i gradi nell’arrampicata e a volte le vie rivestono un carattere simbolico difficilmente misurabile. Ed uniscono a chi, come Isidoro, non ha avuto come noi la fortuna di sopravvivere alla sua passione. Perchè certo, c’è la bravura, ma spesso è solo questione di fortuna…

Nota: la relazione aggiornata alla libera è stata pubblicata sulla pagina facebook di Rocciatori di Sea.

Maurizio Oviglia (CAAI)

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