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Giovanni Zaccaria sul pilastro di roccia più alto d'Europa: Pilone Centrale del Freney, via Classica Bonington
Fotografia di Alice Lazzaro
Esposizioni da Aiguilles du Diable
Fotografia di Giovanni Zaccaria
Alta pressione al campo base
Fotografia di Alice Lazzaro
Giovanni Zaccaria e Alice Lazzaro e la Chandelle incendiati dai raggi dell'alba (Pilone Centrale del Freney, via Bonington)
Fotografia di archivio Giovanni Zaccaria e Alice Lazzaro

Alta pressione in Monte Bianco

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L'alta pressione, tanta passione, due settimane di tempo, una tendina e la voglia di un alpinismo vagabondo e semplice, con tutte le cime e le mille meraviglie del Monte Bianco a disposizione. Il racconto del libero tour alpinistico, tra scalate e vita, di Giovanni Zaccaria e Alice Lazzaro.

Il progetto è partire domenica, lasciare i muri di casa delle Dolomiti, e andare a vagabondare e scalare sulle Alpi Occidentali. E se proprio da domenica tutti i siti meteo prevedono concordemente una settimana di sole pieno, senza nuvole, allora è davvero fortuna: la cogliamo. Una breve tappa in pianura per recuperare ramponi e piccozze, e ci mettiamo in moto, senza sapere dove ci fermeremo.

Mentre il sole tramonta, i fanali accesi verso ovest sembrano cercare la nostra meta. Più ci allontaniamo da casa e più sentiamo l’urgenza di dover decidere, definire, restringere “le Alpi Occidentali”: il campo di gioco della nostra fantasia è evidentemente troppo vasto. Bianco, Rosa, Cervino? Sembriamo due bambini in una pasticceria senza vetro, possiamo mangiare quello che vogliamo, e ci guardiamo immobili, incapaci di scegliere quale dolcetto addentare.

Forse perché più lontano, forse perché più alto, forse invece per puro caso, spegniamo la macchina a notte fonda a Courmayeur. La nostra ansia di prendere la funivia ad un’ora alpinisticamente decente viene sedata bruscamente da una coda infinita di curiosi turisti in infradito o pelliccia. Ma forse siamo più strani noi per loro, con un biglietto di sola andata e due zaini pesanti sotto la candela di mezzogiorno.

Ci rassegniamo a rimandare al giorno successivo velleità alpinistiche e visitiamo l’orto botanico della stazione intermedia: per oggi ci gustiamo un dolcetto decisamente atipico. Seguendo l’istinto e un po’ di anticonformismo, piantiamo la tenda alla base del Col Rognon e prendiamo confidenza con l’imponente mole del Mont Blanc du Tacul.

E qui, inizia la nostra scorpacciata: attraversiamo le Aiguilles du Diable, muovendoci veloci tra muri rossi e creste bianche, ma ricordandoci infine che dopo un boccone un po’ grosso bisogna almeno rifiatare. Eccoci quindi servita la via Rebuffat all’Eperon des Cosmiques: al pomeriggio ci laviamo facce e mani all’Aiguille du Midi e ci sentiamo pronti per cominciare da capo. Il giorno dopo il sole ci cucina e le fessure ci tritano nuovamente lungo il Pilier Gervasutti.

Viviamo in un mondo lontano e parallelo, superiore non perché migliore, ma perché irraggiungibile da brutti pensieri e notizie di disgrazie, troppo pesanti per salire quassù. Siamo piccole formiche che si muovono su di una tovaglia bianca e ovattate da una cupola di cielo blu, mentre in basso, a sud, la terra trema, spacca e solleva nuvole di polvere che scuriscono il cielo. Noi ci sentiamo appena sfiorati, incapaci di cogliere la portata del disastro, giusto appena per sentirci molto fortunati, ancora di più.

Su e giù, senza nuvole: sarebbe un sogno interminabile, una giostra infinita, ma il corpo maltrattato ha bisogno almeno di carburante da bruciare: ingordi di cime, il cibo vero inizia a scarseggiare. Ci rendiamo conto che, se anche non arriveranno le nuvole, prima o poi dovremo scendere a valle. C’è però ancora spazio per un succulento dessert, che pregustiamo alla calda luce del tramonto dal terrazzo del Rifugio Torino: dal Dente alla punta Walker, saltando su e giù per le guglie che sembrano proteggere la roccaforte delle Grandes Jorasses.

Il Dente del Gigante ci toglie il fiato, una folle gara di corsa con altri innumerevoli affamati alpinisti, faticose sbracciate su corde fisse, e un panorama mozzafiato. Tutto questo però ha solamente il sapore di aria fritta, forse. Ci sentiamo decisamente più sereni quando le nostre ombre si allungano solitarie e senza ritorno lungo la cresta di Rochefort, per toccare poco prima di noi l’accogliente bivacco Canzio. Niente corse, niente corde fissate da altri da queste parti.

Camminiamo e scaliamo lungo la gelida e lunga lama seghettata delle Grandes Jorasses: la corda scorre come filo interdentale districandosi tra denti e dentini fino agli smussati plateau nevosi. La montagna oggi è scorbutica e fredda, ci mastica e ci sputa strapazzati al di sotto delle sue nebbie: sono arrivate le nuvole, forse abbiamo fatto indigestione.

Il bar di Courmayeur sta per chiudere, pago i caffè e spengo il computer. Anche stasera cucineremo una zuppa e monteremo la tenda. E’ bastato un giorno a fondovalle per farci tornare la fame: domani si riparte, il Pilone Centrale ci aspetta. L’alta pressione è finita, l’estate ancora no!

di Giovanni Zaccaria

Le salite del tour sul Monte Bianco di Giovanni Zaccaria e Alice Lazzaro:
Mont Blanc du Tacul, Arete du Diable
Eperon des Cosmiques, Rebuffat
Mont Blanc du Tacul, Pilier Gervasutti
Dente del Gigante, via normale
Cresta di Rochefort e Traversata Ovest-Est delle Grandes Jorasses
Pilone Centrale del Freney, via Classica Bonington


SCHEDA: via Normale, Dente del Gigante

SCHEDA: Pilone Centrale del Frêney - Via classica (Bonington)

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