 |
| Le cascate di ghiaccio del Vallone di Arnas - Piemonte |
 |
| testi e schede di Elio Bonfanti |
|
C'è una bella canzone di Lucio Dalla che dice Esiste un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento. Bene, forse è proprio questo vento che mi rimanda ad un mattino del 1988 quando nella fresca brezza di una aurora invernale mi sentii sfiorare da un ombra che scomparve nel buio. Era la prima volta che decidevo di andare ad esplorare il Vallone di Arnas ed incredibilmente anche Giancarlo Grassi, proprio quel giorno e senza che ci fossimo preventivamente accordati, si trovò lì puntuale ad un appuntamento mai dato.
Così, molto per caso, nacque o meglio ri-nacque la storia delle cascate di questa valle.
Una valle un po' negletta, poco frequentata dagli escursionisti e dimenticata dagli alpinisti, ricca di un fascino tutto particolare, direi ottocentesco dove la ricerca delle cascate di ghiaccio non è finita come Giancarlo ebbe poi modo di dire per descrivere questo luogo severo e sperduto ma a nemmeno un'ora e mezza di auto da Torino.
Rinacque in quanto le esplorazioni della valle da parte del bravissimo quanto poco loquace Claudio Balagna (arrampicatore locale) erano incominciate già all'inizio degli anni '80 e lo avevano visto impegnato nella salita di alcuni flussi molto interessanti, sia nella principale valle di Viù che nel secondario vallone di Arnas. Poi a queste prime salite, inspiegabilmente, quanto fortunatamente per noi, non fece seguire altre realizzazioni e così in quel mattino iniziammo a scrivere alcune nuove pagine della storia di questo luogo.

E' una storia che ha visto la sua conclusione solo nel 2005, con la salita delle ultime difficili cascate della bastionata della torre. Dopo la salita del Cero di Natale il rombo dei blocchi di ghiaccio che piombavano al suolo dalle colate adiacenti, insieme al lungo avvicinamento, mi avevano tenuto lontano da quei flussi maestosi per anni, anche se nel frattempo la salita del Couloir cascata Birthday ice non aveva fatto altro che farmi tornare la voglia di ritornarci. Si trattava di stabilire il come, il quando e soprattutto con chi. Sapevo che le difficoltà sarebbero state altissime, le chiamavamo i mostri quindi quest'ultima variabile era determinante per la riuscita.
Talvolta l'età, anche se non sempre, aguzza l'ingegno. Poi, quando una cosa deve (!) riuscire, la fortuna ci mette anche qualcosa di suo. Fu così che in un giorno di dicembre del 2005 in mezzo a due fuoriclasse (Ollivieri e Trombetta) mi trovai in cima a due delle ultime tre cascate da salire. Ne rimaneva ancora una altrettanto bella e forse un po' meno difficile, ma dato che durante la settimana non potevo andarci la suggerii ad amici che non se lo fecero dire due volte e corsero a salirla completando l'opera.

Storia chiusa verrebbe quindi da dire, invece no ne restava ancora una piccola, facile e defilata posta un pochino più alto ed in un posto da cui si domina tutta la valle. E' un angolo dove tira sempre il vento che ho voluto tenere per me e per la mia compagna. E dove ho potuto ricordare tutti gli amici che, da soli o insieme a me, hanno scritto le pagine del libro di questa meravigliosa valle.
Elio Bonfanti
|
|
|