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Tre Zeneisi in Norvegia
di Marcello Sanguineti

L'arrivo a Rjukan non è certo dei più incoraggianti: una snervante pioggerella frustra inesorabilmente le nostre aspettative e i +8° della sera di quell’insolito 21 febbraio primaverile sembrano deludere in partenza i nostri sogni di cascatismo norvegese.

Mauro, almeno, ha portato costume da bagno e cuffia, in previsione del relax serale in piscina. Bruno ed io, che li abbiamo dimenticati, ci guardiamo sconsolati pensando che, vista la situazione, presto andremo ad acquistarli per trascorrere in piscina o a bordo vasca non una serata, ma intere giornate… Ma o belin che t'anéghê (espressione colorita genovese, di significato piuttosto chiaro): faceva meno caldo a Zena (Genova) e a Ciavai (Chiavari)!!

Tanto valeva rimanere a romper ghiaccio sulle nostre Alpi… Ecco i pensieri che affollano le menti di tre Zeneisi (Genovesi) vogliosi di ghiaccio scandinavo: certo non è un gran modo di celebrare l’arrivo sul suolo norvegese… Così, con un misto di delusione e irritazione, quel giorno andiamo a dormire tacendo a fatica una nutrita lista di improperi.

Fortunatamente, nei giorni successivi scopriamo che, anche se le condizioni meteo degli ultimi dieci giorni hanno fatto degradare alcune cascate, a Rjukan rimane molto da fare. Magari non con ghiaccio in condizioni ideali… ma anche questo fa parte del gioco!

L’avventura norvegese inizia con alcune semplici cascate situate sotto i contrafforti della montagna-simbolo di Rjukan: Gaustatoppen, solitamente battuta da forti venti e spesso caratterizzata da nebbia e nevicate, magari quando a Rjukan splende il sole… Insomma, una sorta di “true conditions” scozzesi, per dirla alla Don Whillans e alla Dougal Haston… Ci sgranchiamo braccia e gambe sulle linee di Gaustatopfossene, in attesa di bocconi ben più golosi.

L’indomani è la volta dell’esplorazione dell’Upper Gorge, una lunga gola che dal ponte di Vermork (l’accesso alla centrale che durante la II Guerra Mondiale fu teatro di ardite imprese partigiane) corre verso ovest e offre una serie di interessantissime colate.

Ci divertiamo sui muri di Trappfoss, sulla candelina di Nye Vemorkfoss e nella stretta goulotte di Bakveien. Nonostante in giro ci siano pochi cascatisti (il grosso arriverà la settimana successiva, in occasione del meeting di ghiaccio che noi eviteremo accuratamente, spostandoci a Hemsedal), nel giro di due giorni incontriamo Leonardo e Federico, due simpatici toscani che in Italia avevano cercato senza successo di mettersi in contatto con noi per fare la vacanza insieme, e un francese che ricordava di averci visti l’anno scorso sulle cascate di Field, in Canada.

Alla faccia del triste arrivo sotto la pioggia! Il bilancio delle prime due giornate di scalata è più che positivo: abbiamo salito alcune colate di media difficoltà e, soprattutto, abbiamo adocchiato due obiettivi di ben altro livello, in grado di soddisfare i palati più raffinati. Il primo è Frihetssøyla: una linea verticale annidata in una profonda gola fra i ripidi pendii che dal pianoro sotto Gaustatoppen precipitano verso Rjukan.

Il cappello di ghiaccio – di solito assente - che quest’anno sbarra l’uscita dalla candela finale sembra il risultato di assurdi equilibri, una sorta di beffa alla forza di gravità. È un richiamo irresistibile! Il nostro secondo obiettivo è lo stupendo missile di Juvsøyla, che chiude perentoriamente il ramo sinistro dell’Upper Gorge e sembra gettare il guanto di sfida a chiunque si affacci dal ponte di Vermork e guardi verso ovest.

Entrambe le salite andranno a segno nei due giorni successivi, che ci vedranno impegnati in una danza fredda su questi “gradi 6” capaci di appagare i cascatisti più esigenti. Dopo le delicate lunghezze di Juvsøyla, con il suo aleatorio tiro iniziale di misto e la bagnatissima lunghezza sulla candela in uscita dalla grotta, eccoci a piantare le piccozze sul cappello di ghiaccio sommitale di Frihetssøyla, che richiede passaggi atletici di grande soddisfazione.

Prima di spostarci in un’altra zona della Norvegia, decidiamo di chiudere la “campagna di Rjukan” con una giornata nel meraviglioso anfiteatro di Kong Vinter. Nel frattempo, le temperature sono scese e in paese alla pioggia è subentrata la neve. Anche a Kong Vinter nevica, ma non tanto da impedirci di salire l’omonima cascata e la vicina King Kong. Un pilastro, quest’ultimo, che fa davvero onore al nome!

Come per altre cascate di Rjukan, fra le quali Frihetssøyla, quest’anno i notevoli sbalzi di temperatura e l’alternanza di crolli e rigeli hanno causato il formarsi di strapiombi imprevisti e… imprevedibili. È proprio uno di questi, insieme alla continuità del pilastro nella sua parte di maggior sviluppo, ad attribuire a questa linea su King Kong il “grado 6”. La soluzione più tranquilla, che aggira leggermente a destra lo strapiombo e la seconda parte del pilastro, si merita comunque un “grado 5” pieno.

Anticipando di una manciata di giorni le orde fameliche di ghiaccio che affolleranno il meeting programmato a Rjukan, il giorno successivo ci spostiamo a Hemsedal, altro paradiso del cascatismo norvegese. Le temperature sono decisamente più basse, anche perché siamo a poco più di 600 metri, quasi il doppio della quota di Rjukan. Nonostante si tocchino i -20 o, la gente del posto ci dice che è insolitamente caldo per questo periodo: per loro sono temperature da Aprile…!

All’ingresso del paese, sulla sinistra ci dà il benvenuto l’impressionante Hydnefossen, una delle cascate più famose della Norvegia. Prima di dedicarle le nostre attenzioni, decidiamo di darci da fare su Grøtenutfossen, nella zona di Ulsåk, che, con i suoi quasi 300 m, è una delle cascate più lunghe della valle di Hemsedal. Tutto sta andando al meglio. Abbiamo ancora tre giorni: uno per Hydnefossen, uno per visitare i fiordi di Sogndal e uno per scalare nella regione di Lærdal, a una novantina di km da Hemsedal.

Purtroppo quando, alle sei di mattina, ci svegliamo per andare a Hydnefossen, una forte nevicata ci costringe a cambiare i programmi: oggi nella valle di Hemsedal non si scala. Ma non rimaniamo certo con le mani in mano: eccoci in viaggio per Lærdal, dove abbiamo saputo da Elio, Massimo & Co. - attivi in quella zona due o tre giorni prima e con i quali ci scambiamo informazioni quasi quotidianamente - che si trovano un paio di linee lunghe e tecnicamente molto interessanti.

Grazie a questa modifica di programma riusciamo a non sprecare la giornata: la stupenda Thorfossen, un cascatone di 5+ e circa 600 m nella Råsdalen, anche se tecnicamente più facile di Hydnefossen, non è certo una salita di ripiego! Solo un rammarico: le strade sono innevate e bisogna guidare con calma, quindi il pomeriggio non rientreremo a Hemsedal in tempo per la meritata seduta di massaggi che avevo prenotato il giorno prima. Pazienza… tra l’altro la massaggiatrice non era quel che si dice una bella visione: ricordo che l’avevo prontamente battezzata “Olaf il Vichingo”…

Hydnefossen è solo rimandata: la saliamo il giorno prima del rientro in Italia e, come Elio, Massimo & Co., evitiamo l’ultimo tiro, che richiederebbe di bucare l’enorme cornice sommitale ed esporrebbe la cordata a notevoli rischi oggettivi. Questa stupenda cascata gigante si mostrerà all’altezza del “grado 6” che le viene attribuito: non tanto per la verticalità o la fisicità dei tiri, quanto per la delicatezza del ghiaccio, spesso formato in più strati, che richiede un lungo e faticoso lavoro di pulitura.

Hydnefossen è il saluto della Norvegia a noi tre zeneisi e ci fa concludere al meglio gli 11 giorni di vacanza norvegese, che ci hanno regalato 11 salite. Cosa volere di più? Forse un pezzo di fûgassa all’olio… Nessun problema: saliamo sull’aereo pensando che a breve avremo anche quello!
Info e cascate
Il Canada Norvegese di Beppe Ballico
Tre zeneisi in Norvegia di Marcello Sanguineti
Portfolio
Norvegia Ice climbing
Mauro, Marcello e Bruno (arch. Norvegia team 2008)
Norvegia Ice climbing
Frihettssoyla, sulla candela (arch. Norvegia team 2008)
Norvegia Ice climbing
Frihettssoyla, sotto il tetto (arch. Norvegia team 2008)

Norvegia Ice climbing
Juvsoyla (arch. Norvegia team 2008)
Link
Cascate Norvegia
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