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di Vinicio Stefanello
Tutto quello che avreste sempre voluto fare con piccozze e ramponi ma non avete mai osato tentare.


Il campo di gara
Cortina, domenica 14 febbraio1999, ad accogliere chi arriva al Rifugio Faloria c'é una strana costruzione di ghiaccio, quasi una scenografia da teatro. E' una struttura, un "castello aperto" costituito da torri, stalattiti, pareti e tetti, ricoperti di ghiaccio, su cui sono state tratteggiate, in rosso, irregolari aree, segnate all'interno da qualche striscia e bollo blu.
E' questo il terreno di gara della prima (in assoluto) competizione internazionale di boulder su ghiaccio, organizzata dal Gruppo Scoiattoli di Cortina.

I tracciatori degli otto itinerari, armati d'accetta, stanno scolpendo il ghiaccio: sono gli ultimi ritocchi di un lavoro durato tutta la notte. L'intero staff tecnico, composto dal direttore Maurizio Gallo, da Paolo Mantovani, Manu Ibarra, ben coadiuvati dal tracciatore aggiunto Piero Dal Prà e dalle guide di Cortina, è all'opera. Sono tutti un po' sfatti e provati, anche se non hanno perso la voglia di scherzare. L'attesa e la curiosità sono grandi. Si percepisce anche un po' di tensione perché nulla di simile é mai stato fatto prima. Come andrà a finire? Maurizio Gallo, che è stato oltre che l’ideatore anche l'igegnere dell'improbabile quanto fantastica costruzione, non ha dubbi: la struttura terrà.

Ormai siamo all'epilogo, è la terza ed ultima giornata di gara. Nella prima, dedicata all'open, si sono presentati sette atleti, tutti hanno avuto accesso alla semifinale del giorno successivo, dove sono entrati in lizza anche i bigs provenienti da Francia, Russia, Italia, Ungheria, Slovenia.

Gli atleti
La finale nella categoria femminile vede alla partenza la svizzera Krista Frei, la russa Lidia Forlova, l'ungherese Ildi Kiss e la francese Marie Pierre Du Frene.
Dieci invece gli atleti che partecipano alla finale maschile tra questi l'inossidabile Jacques Perrier, alias Pschitt, vincitore del turno di semifinale e i fuoriclasse Manu Pellisier , Cristophe Moulin e Anderle Aljaz, francesi i primi due sloveno il terzo.
Completano la griglia di partenza il cortinese Massimo Da Pozzo, vera rivelazione della manifestazione, l'italo-sloveno Erik Svab, lo sloveno Marko Car, lo svizzero Urs Odermatt ed ancora i francesi, arrivati in gran forze, Philippe Du Frene e Jerome Blanc Grasse.

La gara femminile
Che sia una battaglia e che lo sforzo richiesto ai concorrenti sia massimo è chiaro già dalla gara femminile.
Il gioco richiede doti di forza e resistenza notevolissime, unite ad una perfetta tecnica che lascia spazio, in sintonia con la "nouvelle vague" dell'arrampicata su ghiaccio, alla fantasia del gesto. Occorre inoltre saper usare la strategia giusta per amministrare sia i tentativi nei sei minuti concessi per ogni percorso, che gli altrettanti minuti di riposo tra i vari blocchi. Infine bisogna essere veloci, a parità di punto massimo raggiunto vale il tempo impiegato.
Ildi Kiss queste doti le ha tutte e, sfoderando quattro catene su quattro al primo tentativo, vince la gara femminile. Da segnalare la grinta dimostrata dalla biondina ungherese che, dopo aver superato il tetto del secondo blocco, è scivolata restando appesa con una mano alla dragonne, ciò nonostante è riuscita a riprendere la salita fino a conficcare le picche sul bollo blu di fine via. Tanto è stata l'impegno per questo numero, che l'abbiamo vista raggiungere barcollante la sedia dei suoi meritati sei minuti di riposo.
Seconda si è classificata l'abile e veloce Forlova, la russa però non è riuscita ad arrivare al top dei blocchi 2 e 4. Terza e quarta nell'ordine la francese Du Frene e la svizzera Frei, anche loro hanno sfoderato quella grinta e determinazione che sembrano irrinunciabili per chi vuole praticare questa nuova specialità.

La gara maschile
Dopo questo primo impatto, che ha fatto intravedere la potenzialità spettacolare della formula, è arrivato il turno degli uomini. Lo spettacolo è diventato veramente avvincente: i quattro blocchi si presentavano difficilissimi.
Il "primo" opponeva, in sequenza, un tetto di un metro con un difficile riequilibrio in uscita (molti atleti hanno usato un sistema old stile, l'appoggio di ginocchio), un problematico passaggio verso destra (piedi a sbandierare nel vuoto) e un gran blocco finale.
Sul "secondo" si partiva su una canna sospesa: una vera festa del bloccaggio e per alcuni della stretta di gambe nel disperato tentivo di restare in sella al ghiaccio.
Seguiva il terribile "numero trois" con all'inizio una durissima traversata a mezz'aria, nessuno ne è venuto a capo nonostante gli sforzi ed i virtuosismi dei ripetuti passaggi alla "Yaniro", prima su un braccio poi sull'altro, tentati dai più.
Infine il "quattro" ovvero la "chandelle pericolante" che fino all'ultimo ha resistito - senza crollare - ai colpi impietosi dei suoi pretendenti, come dire mi piego (ha avuto 4 Top) ma non mi spezzo.

Gli atleti hanno mostrato un repertorio inimmaginabile, tutta la gestualità dell'arrampicata sportiva è stata messa in pratica. Le picche sono state usate come prolungamento ed anche appoggio delle mani, come aggancio per il tallone, fino al colpo di genio di Perrier che, in difficoltà sul blocco tre, ha tirato fuori dal cilindro un aggancio di una becca sul lacciuolo dell'altra piccozza piantata.
Potrei continuare raccontando di un pubblico scelto ed entusiasta, che si aggirava attorno alla struttura per incitare gli atleti impegnati fino allo spasimo. Dell'incredibile sforzo fisico profuso, e della maestria impiegata per superare ogni metro di ghiaccio, dei "salti" sui provvidenziali materassi manovrati dalle guide cortinesi.
Dico, invece, che chi non c'era ha perso un'occasione per assistere alla nascita di quella che, se il buon giorno si vede del mattino, può essere la nuova frontiera dell'arrampicata su ghiaccio, un laboratorio che potrebbe dare ulteriore impulso a quest'attività.

Alla fine la classifica ha premiato chi in gara ha dimostrato la migliore tecnica nell'uso degli attrezzi unita a forza e resistenza: primo il mitico (52anniX52kg) Jacques "Pschitt" Perrier nell'occasione il migliore in tutto; secondo il fortissimo Anderle Aljaz; terzo il fuoriclasse francese Manu Pellisier ; quarto l'incredibile Massimo Da Pozzo, l'atleta cortinese ha dimostrato che un grande arrampicatore è tale su tutti i terreni; solo quinto, ma questo non ha intaccato il suo buonumore, il forte Cristophe Moulin, e poi via via gli altri, Car, Du Frene, Odermatt, Svab e Blanc Grasse.

Jaques Perrier

Due parole con il vincitore

Jacques Perrier il vincitore si è detto entusiasta della gara e della formula, ed è sicuro che sarà ripetuta anche in Francia. Sia lui che Cristhophe Moulin sono stati concordi nell'affermare che i passaggi della finale sono i più duri che avessero mai affrontato. Jacques, in proposito, ha aggiunto che per un raffronto più preciso bisognerà attendere altre gare di questo tipo e si è un po' dispiaciuto del forfait, per incidente automobilististico, di Haston, lui forse, avendo fatto il grado IX e X avrebbe potuto dare una valutazione più sicura anche se si tratta di salite di ghiaccio e roccia. Grande Pschitt! Pensate, ha detto di non aver scalato molto su ghiaccio negli ultimi tempi.

(in alto Jaques Perrier ora sorridente. In basso Maurizio Gallo all'opera - foto F. Tremolada )

Maurizzio Gallo


Il Direttore Tecnico della manifestazione Maurizio Gallo, l’anima della manifestazione fortemente voluta - ci ha detto - per coronare il sogno di un ghiacciatore non più intrappolato nello stereotipo di un’attività ripetitiva e priva di fantasia motoria, finalmente rilassato ci è sembrato giustamente sodisfatto. E’ stata un'avventura che ha richiesto un impegno totale da parte di tutti gli organizzatori, un duro lavoro.


Anche di fantasia vorremmo dire noi. Complimenti quindi e arrivederci al prossimo anno.
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