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Editoriale
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Fermarsi a riflettere E due! Mi auguro che la cosa faccia piacere anche a voi, ve ne sarete accorti siamo praticamente diventati un "quasi mensile". Siamo solo a novembre e questo è già il secondo numero di FREE.rider! La rapidità con cui si avvicinano le scadenze di preparazione della rivista mi spaventano, vanno ben oltre la mia immaginazione di direttore pivello.
Solo un paio di anni fa mai e poi mai avrei pensato di trovarmi in un simile vortice lavorativo. Mai avrei immaginato che "sto cavolo" di progetto avrebbe stravolto con tale e tanta energia la mia vita. Mai avrei pensato che stare alla mia scrivania davanti a un computer oppure al telefono parlando di neve e di montagne avrebbe potuto prima o poi diventare un lavoro "normale". Eppure quasi lo è. Certo, mi resta sempre quella dannata vocina dentro che non appena un centimetro di neve ricopre la crosta terrestre mi dice che devo andare.
Io sto già "sclerando", ho voglia di scivolare in neve fresca, di montagne, di aria fredda. Eppure ci sono ancora un sacco di numeri da chiudere, e tutti di corsa per giunta. Mi auguro sappiate apprezzare lo sforzo. Ho anche dovuto mandare giù un rospo grande quanto un cappello, auto-convincendomi a inserire nella nostra rivista alcune schede tecniche di itinerari. A me non piaceva, ma siete stati voi a obbligarmi; le richieste erano tali e tante che non potevo farne a meno e ho dovuto cambiare idea. Questa è una delle cose che uno che fa il lavoro di direttore (io direttore, mi viene da ridere
) deve accettare: ascoltare gli altri.
Ebbene sì questo è quello che cerco di fare, allontanarmi un passo e vedere le cose con un po' di distacco. Al sesto numero questa rivista (che è la materializzazione di una mia idea), ha parecchie cose che mi piacciono: è diversa da ciò che ho visto sinora e lontano dalla necessità di raccontare l'attualità. Poi è abbastanza "spirituale", tenta senza vergogna di tirare fuori da ognuno le cose più intime, più profonde. Infine concede poco al "fenomeno freeride", alla vena puramente "trend". Eppure, riflettendoci, le cose che mi appaiono dei pregi sono al tempo stesso difetti.
Ho la sensazione che a volte siamo fuori dal mondo, un po' elitari e noiosi. A volte forse sembriamo troppo "dentro" questa cosa del freeride
Vorrei solo essere capace di fare le cose bene, di andare avanti a sperimentare senza farmi metabolizzare da una routine di lavoro che si ripete continuamente. Vorrei restare libero. Libero di provare e di sbagliare, di prendermi il tempo di cui ho bisogno per fare le cose bene.
Cari lettori ho bisogno di voi, delle vostre critiche e delle vostre idee. Anche dei calci nel sedere se serve, ma fatevi avanti. Come si diceva una volta, "siamo qui per servirvi".
Usando il cervello, questo è ciò che tentiamo di fare. Provate a leggere e diteci se si capisce.
Emilio Previtali |
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