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Ghiacciaio Vatnajokull. 1° traversata invernale solitaria

Islanda, traversata Vatnajokull
testo di Luigi Trippa
foto Luigi Trippa, Paolo Mantovani e Marco Porta




Non avrei mai pensato di cambiare così tanto le mie abitudini, ed i miei obiettivi. Ma è successo.
Quella mattina del ’97 ero a Bologna, nel negozio di articoli sportivi dove allora lavoravo, Marco “il pompiere” mi dice che in Islanda c’è un ghiacciaio enorme, ed io, tra me e me m’immagino una cosa grande, piatta e desolante, non troppo fredda, non molto divertente, un po’ umida e di scarsa difficoltà. Allora mi domandai immediatamente se ci fossero cascate di ghiaccio, in Islanda... E di sicuro ce ne sono – pensai - ma è molto lontano, e la Scozia è così bella… e già abbastanza bagnata, per i miei gusti!

Aprile 2001... Piove, non forte ma piove. Due giorni dopo l’arrivo a Reykjavik, siamo pronti, tutto il materiale è stato selezionato, avremo una slittina ed una tenda ogni due persone. Il viaggio si fa subito avventuroso, qui si viaggia con il GPS sull’auto sempre acceso, non esistono strade che portano all’interno, sono tutte “piste” conosciute, ma ora quasi impraticabili.

Dobbiamo percorrere circa 200 km in due giorni. L’andatura è sempre sui 30/40 km/h, ma le soste per attraversare i laghi ghiacciati od i fiumi che corrono sotto alla crosta di neve sono sempre più frequenti... Nevica sempre di più.

La mattina seguente il tempo è fantastico, abbiamo finalmente il primo confronto con le dimensioni di questo posto, qualche collina ci circonda, è freddo ma si resiste, direi che è un posto strano, non mi sento ancora a mio agio... La mia mente cerca le montagne... Saranno le Jeep, o forse ci serve ancora del tempo per “entrare” nel viaggio.

Verso le 15.00 ci depositano a Kverkfjoll, nei pressi di un rifugio. Davanti a noi l’immenso fronte di una lingua del “Vatna” come ora lo chiamiamo. Il sole è accecante, con calma prepariamo le nostre slitte, diamo uno sguardo alla carta ed al territorio. Poi lentamente, quasi scivolando via, senza farsi vedere da Petur e dagli altri che ci hanno acompagnato fin qui, partiamo… in silenzio. Paolo ed io abbiamo una slitta, i due Marco un’altra ed infine ci seguono Francesco ed Enrico, il più vecchio tra noi.

Si sale piano piano, verso il Vatna, siamo soli ora. E’ stato quasi un trauma. Uno shock, ma ora siamo soli. La luce, bassissima, è violetta già verso le sette di sera. Non si sente nulla. Solo il ronzio del silenzio ed il lento, affaticato e quasi stordito avanzare degli sci sul plateau. “Siamo in Islanda” mi dico, mentre osservo gli altri che avanzano lenti.

Le dimensioni sono talmente vaste da far sembrare lenta qualsiasi andatura. Forse abbiamo un po’ di timore? L’incognita è grande. L’itinerario che seguiamo è sempre in leggera ma costante salita, per quasi 800m di dislivello. Prima aggiriamo una zona crepacciata sulla sinistra e poi ci dirigiamo decisi in mezzo ad essa. Un lungo traverso ci porta sotto ad una montagna nera solcata da evidenti colate dalla dubbia tenuta, ma esteticamente molto attraenti, e mi accorgo improvvisamente che una parte dei miei pensieri seguono linee verticali, per abitudine. Sono le nove e mezza di sera quando ci fermiamo, stanchi ed un po’ frastornati, montiamo veloci le tende.

La mattina dopo il tempo è bello. Non vedo l’ora di essere più in alto per vedere cosa c’è là dietro, e poi ancora avanti. Dopo tutto siamo qui mossi dalla curiosità, dalla voglia di sapere.
Verso il primo del pomeriggio improvvisamente la linea bianco-azzurrognola all’orizzonte coincide con una linea scura un po’ più in là. Tutt’attorno è completamente piatto, una piccolissima piramide si alza diritta a Sud... Rimaniamo per qualche minuto fermi, vicini gli uni agli altri, forse per trovare uno spazio. Ammutoliti!

La sensazione della dimensione del vuoto, non verticale ma orizzontale, é una cosa strana. Ne riparleremo poi a lungo durante il viaggio di ritorno. La piccola piramide è la vetta dell’isola, che noi lasceremo ad Est scendendo dallo Skaftafellsjokull. Dista da noi circa 80 km., almeno qui abbiamo il vantaggio di avere la misura calcolata in linea d’aria quasi corrispondente al tragitto reale!

Passano così tre giorni, poi una mattina usciamo dalle tende ed è tutto bianco, l’azzurro del cielo, la piccola piramide, i riferimenti delle piccole differenze di colorazione della neve: tutto scomparso, ma non ci facciamo intimorire, tutto sommato non c’è vento.
Procediamo seguendo fedelmente i punti memorizzati sul GPS che teniamo appeso al collo, a volte ogni cinque minuti dobbiamo controllare la direzione di marcia. Si alternano qualche schiarita e nebbia totale; con qualche doccia di neve e acqua ghiacciata. Giungiamo così a pochi km. dall’inizio della discesa.



ISLANDA. TRAVERSATA CON GLI SCI DEL GHIACCIAIO VATNAJOKULL
da Nord (Kverkjokull) a Sud (Skaftafellsjokull)


Islanda, traversata Vatnajokull


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"C’è un mezzo, tra tutti i possibili, per visitare un luogo”. Oggi penso che non c’è affermazione più azzeccata di questa. E credo che non ci sia un mezzo migliore degli sci per vivere un’avventura in Islanda. A metà tra le Alpi e la Groenlandia.





Si sale piano piano, verso il Vatna, siamo soli ora. E’ stato quasi un trauma. Uno shock, ma ora siamo soli. La luce, bassissima, è violetta già verso le sette di sera. Non si sente nulla. Solo il ronzio del silenzio ed il lento, affaticato e quasi stordito avanzare degli sci sul plateau. “Siamo in Islanda” mi dico, mentre osservo gli altri che avanzano lenti.





La sensazione della dimensione del vuoto, non verticale ma orizzontale, é una cosa strana. Ne riparleremo poi a lungo durante il viaggio di ritorno.

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