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Cant del Gal - Rifugio Treviso
1 ora circa
Dall’Agritur Malga Canali (1.302 m) ci si incammina sul viottolo forestale che porta con lieve salita ad uno slargo dove si trova l’imposto per il legname. Trascurata la deviazione a sinistra per il Bivacco Minazio, si attraversa il torrente Canali e lo si costeggia fino a quando la traccia si fa più stretta e prende decisamente ad alzarsi con comode serpentine nel bosco. Solo nell’ultimo tratto di salita si scorge la stazione superiore della teleferica ed il vicino Rifugio Treviso (1.631 m.).


Rifugio Treviso - attacco ferrata "Fiamme Gialle"- ore 1,30 circa
Dal Rifugio Treviso si sale verso la testata della Val Canali per il sentiero segnavia n. 707 che si allontana presto dal limite superiore del bosco. Il tracciato oltrepassa nell’ordine lo sbocco del Vallon di Sant’Anna e dei Vani Alti e rimonta l’alta Val Canali obliquando tra coste erbose ed un solco franato. Poco dopo quest’ostacolo, approssimandosi lo spalto della Cima del Coro, si abbandona il sentiero che si dirige verso l’ancora lontano Passo Canali: sulla destra infatti s’incontra il cartello indicante la nostra meta. Si asseconda quindi la china di neve o sfasciumi che accosta il cosiddetto “Coro”: un anfiteatro racchiuso tra l’omonima cima, la barriera che precipita dalla Forcella del Màrmor (con l’avanzante Torre del Giublieo) e della Torre dei Becchi e le Torri dei Vani Alti. La traccia monta successivamente su un dosso, a circa 2.400 m., proprio nel centro del circo: lì vicino, si trova l’attacco del cavo d’acciaio.


ferrata "Fiamme Gialle" fino al Bivacco Reali - ore 2 circa
Per cengetta e qualche gradino si guadagna una rampa quasi a soffitto che si addentra, da destra a sinistra, in un canalone più avanti impraticabile. Lo si segue fino ad infilare un ulteriore rampa-diedro questa volta inclinata da sinistra a destra, che si sviluppa verso uno spigolo esterno. Si vince quindi un piccolo muretto grazie all’unico piolo della via ferrata. Si continua su una cornice e più in alto si rientra nel canale al di là del quale si affronta una fessura-camino verticale raggiungendo, con sorprendente uscita, la Forcella del Màrmor (2.550 m circa): a questo punto si esce dalla parete e dopo qualche minuto si tocca il Bivacco Reali (2.595 m., 3,30 ore circa dal Rifugio Treviso)


Bivacco Reali - Bivacco Menegazzi
ore 2,30 circa
Dal Bivacco Reali si attraversa rapidamente l’altopiano dei Foch della Croda Granda e ci si alza sulla destra verso la Cima dei Vani Alti.
Dopo la prima china di neve e di sfasciumi, poco sotto la sommità scheggiata dell’altura in questione, si taglia ulteriormente a sinistra per cengie e si cala all’insellatura con il Sass da Camp; si asseconda la mite discesa nella conca dei Vani Alti fino al ciglio inferiore degli stessi, là dove si allarga un bel terrazzone panoramico. A questo punto si evita l’itinerario più battuto, che s’indirizza verso il fondo della Val Canali, e ci si sposta nuovamente sulla sinistra. Così facendo ci si viene ad affacciare sul versante di Gosaldo.
Proseguendo il percorso per un costolone, e fronteggiando l’affilata ed avanzata testa della Torre di Sant’Anna, si perde di livello. Una brusca e ripida scanalatura rocciosa, con impegno intorno al 1° grado e per meno di 10 metri, deposita sassi di varia forma presso l’ampia fascia a rientrare nelle vicinanze della Forcella dei Vani Alti propriamente detta.
Ci s’immette quindi sulla grande rampa posta sotto la piramide della Cima di Sant’Anna e dallo spigolo nordest del Sass d’Ortiga. Proseguendo la discesa su terreno detritico ed erboso si guadagna il solco dell’aperto vallone che fa capo alla Forcella delle Grave o delle Mughe; in breve si arriva quindi - per sentiero segnavia n. 720 - al Bivacco Menegazzi, da tempo avvistato nel mezzo del Pianlónch (2,30 ore circa dal Bivacco Reali).



Bivacco Menegazzi - Sarasin - Gosaldo
ore 1 circa
Dal Bivacco Menegazzi - sempre per sentiero segnavia n. 720 - s’intraprende l’ultima parte dell’escursione scendendo fino alla strada sterrata che passa per la località Domadori (1.317 m) dopo essere passati a fianco della Casera Cavallera (1.679 m). Si percorre quindi la strada asfaltata che, superata la frazione Faustin (1.248 m), termina a Sarasìn (1.150 m), sulla Strada Provinciale che collega Gosaldo al Passo Cereda.
Il Rifugio Treviso sorge sulla sinistra orografica dell’alta Val Canali, prossimo allo sbocco del laterale Vallon delle Mughe. Seminascosto tra gli alberi, pare schiacciato dall’incombente spalto della Pala del Rifugio. L’edificio venne costruito nel 1897 dalla Sezione di Dresda del DÖAV, che per ospitarlo fu costretta a spianare un terrazzino lungo la ripidissima china boscosa. In passato si chiamava Rifugio Canali e questa indicazione ancora esiste su alcuni crocevia dei sentieri. Attualmente è di proprietà del C.A.I di Treviso. Oltre ad un soggiorno, con tavoli e camino, sono disponibili alcune camerette per 35 posti letto. L’adiacente dipendenza offre altre 16 cuccette. Sotto il medesimo prefabbricato c’è il locale invernale con un solo tavolato per due persone.



Il Bivacco Reali sorge poco sopra la Forcella del Màrmor, su di una costa sassosa o nevosa all’estremità occidentale dei Foch della Croda Granda. L'altopiano, sospeso tra i massicci della stessa Croda Granda e delle Cime del Màrmor, offre uno stupendo panorama.
Il Bivacco venne inaugurato dalla Sezione Fiamme Gialle del C.A.I. e dalla Fondazione Antonio Berti nel 1970. Una foto, dentro il manufatto, ricorda Renato Reali, il fortissimo alpinista e finanziere caduto nel 1969 sul Gran Capucin dopo che nelle Pale di San Martino aveva realizzato notevoli imprese. nelle immediate vicinanze del Bivacco é possibile anche trovare dell’acqua.



Il Bivacco Menegazzi sorge al centro dell’alpeggio chiamato Pianlónch (letteralmente ‘lungo piano’): un punto d’incontro tra la serenità di un verde pascolo e le pareti rocciose che gli fanno da corona.
Il Bivacco, dedicato all’eroe militare Giovanni Menegazzi, è stato inaugurato nel 1980 dall’associazione degli alpini di Gosaldo che s’incarica ogni anno anche del rinnovo della segnaletica nei dintorni. Il piccolo edificio, sempre aperto, s’innalza sui ruderi dell’antica Casera Pianlónch e dispone di un vano a piano terra (con tavolo, panche e camino), di una modesta legnaia e di un soppalco con sei brande. Si può trovare dell'acqua a circa 10 minuti di cammino, presso la sottostante Casera Cavallera (quota 1.679 m) nella quale gli ospitali malgari, lavoro permettendo, offrono anche qualche possibilità di ristoro.
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