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![]() Nel 2001 Silvio Mondinelli, per tutti 'Gnaro', ha salito Everest, Gasherbrum I e II e Daulaghiri. Quattro montagne oltre gli 8000 metri in cinque mesi: è uno dei pochissimi ad esserci riuscito, l'unico italiano. Mondinelli ora è a quota 8 nel conto delle salite dei 14 ottomila, e le montagne più alte del mondo fanno parte della sua vita. E' un alpinista con ambizioni e obbiettivi, ma questo non gli impedisce di essere soprattutto un uomo sempre disponibile verso gli altri. 'Gnaro', che di professione presta servizio ad Alagna nel Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, anche in Himalaya è sempre disponibile per soccorrere gli alpinisti in difficoltà. Insieme ad altri amici, poi, ha fondato una ONLUS, un'associazione non a scopo di lucro per aiutare le popolazioni himalayane. Ed è proprio di quest'ultima iniziativa che più volentieri parla. Noi gli abbiamo chiesto, a ruota libera, di raccontarci un po' i suoi fantastici 8000 Allora Silvio hai intenzione di salire tutti gli ottomila..."A chi mi chiede perché vado in Himalaya, visto che tutti i 14 ottomila sono già stati saliti, rispondo che io non li ho ancora fatti. E per me è importante fare di persona le cose, così trovo una grande motivazione anche sulle vie normali. Certo i problemi aumentano perché con la famiglia non è facile: quest'anno per salire Everest, Gasherbrum I e II e Daulaghiri sono stato via 5 mesi Spero comunque di continuare, ma se non dovessi riuscirci sarò contento lo stesso." Un grande sacrificio... "Alla base c'è la grande ed indecifrabile passione per l'alpinismo, per l'Himalaya. Poi come dice mia moglie noi alpinisti degli 8000 siamo peggio dei drogati: siamo entrati in un circolo vizioso, e non riusciamo più ad uscirne. Forse è vero perché nel giro degli 8000 se esci un anno o due sei un po' tagliato fuori. E' un mondo che gira attorno agli sponsor, agli amici. Ci si domanda l'un l'altro: "dove vai il prossimo anno, cosa fai ". Certo ogni anno qualcuno muore Quest'anno al Dhaulagiri, quando è morto Pepe (lo spagnolo Pepe Garces ndr) per due giorni nessuno si è avvicinato alla sua tenda, nessuno voleva toccarla. Dispiace, stai male, piangi; oppure fai finta di non piangere ma dentro stai da cani. Alla fine però ci siamo chiesti: "dov'è che andiamo questa primavera"... Come ti definisci? "Un atleta per come mi preparo ma mi è difficile e riduttivo definirmi solo così, pur se devo allenarmi e prepararmi come se lo fossi. Gli atleti dormono bene, mangiano bene, e prima della gara cercano di creare attorno a sé le condizioni ideali. Invece noi alpinisti degli 8000: dormiamo male, mangiamo male, e nel momento del massimo sforzo soffriamo tutte le scomodità." Come ti prepari? "Prima di tutto con la corsa in salita: 1200 metri di dislivello in salita quasi tutti i giorni dell'anno, in inverno abbinati con lo scialpinismo. Poi, a casa, la sera, ancora un'ora di speening, anche per recuperare e sciogliere i muscoli. Prima di una spedizione arrivo a 60.000 metri di dislivello positivo al mese. Dalla mia parte ho mia moglie che mi sprona, e mi aiuta a mantenere un impegno costante. E' molto importante!" Il tuo 'segreto' "Se ho una cosa bella è la tenacia: non mollo mai! Frutto dell'abitudine alla fatica e al lavoro. Ho cominciato fin da piccolino: d'estate aiutavo mio zio in campagna e questo mi ha dato un 'crapone' che non molla mai. Anche se non significa che sia imprudente. Con il lavoro che faccio (guida alpina nel soccorso alpino della guardia di finanza dal '78 ndr) la sicurezza è sempre al primo posto." Com'è salire un 8000? "In Himalaya non si corre, siamo più dei trattori. E di 8000 facili non ce ne sono: sulla carta magari qualcuno sembra più abbordabile di un altro, ma poi il brutto tempo può trasformarlo in un'impresa impossibile. Quello che in definitiva conta di più è la concentrazione, la testa. In discesa, per esempio, succedono quasi tutti gli incidenti. Così, nonostante la stanchezza, devi importi di essere sempre concentrato e guardare solo dove metti i piedi. Ho visto all'opera molti dei big dell'Himalaya; mi è capitato, ad esempio, di vedere all'opera Loretan: mi ha impressionato, è una 'forza'... Ma ho visto anche tanta gente, più forte di me, rinunciare per il brutto tempo o perché si fa fatica a 'pestar neve'. Segno che è la motivazione, la testa, il motore che ti spinge in cima anche nei momenti difficili." Qual è il rapporto con i compagni di spedizione? "In Himalaya ci si lega poco perché ognuno ha i suoi tempi d'acclimatazione e di crisi, però la corda che unisce le persone è come se ci fosse. E pur sapendo che devi sbrigartela da solo, ti dà forza aver vicino un compagno in cui hai fiducia. Per questo preferisco andare in spedizione con un alpinista che stimo anche come 'uomo'. E gli amici con cui vado in Himalaya sono delle persone normalissime, come credo di esserlo io." Come affronti il 'problema' quota... "L'abitudine con le massime quote si acquista in spedizione, poco per volta. Solo con l'esperienza diretta, infatti, il cervello impara e memorizza. Così, all'inizio, ero forte fisicamente ma non avevo ancora la confidenza con l'altitudine, dovevo imparare. E sono stato fortunato, perché ho potuto fare la conoscenza degli 8000 con due 'bestie' come il Fausto De Stefani e Sergio Martini, due persone che mi hanno aiutato e stimo moltissimo. Ora mi bastano pochi giorni per acclimatarmi. Lo dico sempre ai ragazzi che vengono con me: "Non preoccupatevi, abbiate pazienza, arriva sempre la mattina che vi sembrerà di aver bevuto una pozione magica: vi sentite meglio e andate". Naturalmente tu sali senza l'aiuto delle bombole di ossigeno... "Non uso l'ossigeno in quota, e sono contrario al suo uso. Nel '78 Messner è salito sull'Everest senza ossigeno e da allora, secondo me, un alpinista professionista non può più farne uso. Sarebbe come in arrampicata fare l'8a con le staffe, preferisco fare il 6a in libera, sono più contento. Per me, poi, con un buon acclimatamento tutti possono arrivare a 8000 metri senza ossigeno." Una curiosità sulle bombole? "Una cosa curiosa è il 'traffico' al Colle Sud dell'Everest. Ci sono tanti alpinisti che vorrebbero salire in cima senza ossigeno e invece arrivati al Colle Sud, a 8000m, sono cotti. E lì scatta il business: ci sono le spedizioni commerciali che hanno tante bombole di ossigeno, e allora ci sono sherpa che le commerciano, di sera, tra le tende..." |
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