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Mike Horn, viaggio sull'equatore
intervista
il viaggio
il protagonista
Mike Horn
Mike Horn (foto Foto
Marco Albonico)
Copyright photo: No limis universe ®

Intervista di Ellade Ossola a Mike Horn e alla moglie Cathy Horn


Sono molti gli insegnamenti che il 34enne sudafricano ha tratto da questo interminabile viaggio…

Si, ho appreso molte cose in questa spedizione. La più importante è sicuramente che ho ancora molte, molte cose da imparare. Se dovessi partire ora per il viaggio intorno alla terra… non partirei. Mi sono reso conto di non avere abbastanza conoscenze. Prima del mio viaggio sapevo di conoscere a sufficienza gli elementi naturali: il mare, la montagna, la giungla, il deserto, i laghi. Ed effettivamente non è la natura che mi ha creato problemi ma l'uomo. Paradossalmente mi sono reso conto di non conoscere abbastanza i miei simili: solo se migliorerò la conoscenza dell’essere umano potrò rifare una simile esperienza.


Quali sono i paesi dove hai incontrato le difficolta’ maggiori?

L'equatore, è una zona dove esiste molta violenza, ci sono molte guerre. In Brasile non ho avuto molti problemi a differeza invece di Perù, Colombia ed Ecuador. I problemi maggiori però sono sorti in Colombia, a causa dei narcotrafficanti. Ma anche l’attraversata dell’Indonesia non è stata facile, a causa delle lotte fra cristiani e musulmani. Non è certo una situazione semplice da gestire quando, dopo tre mesi in mare, sei accolto dai militari che ti scortano e dalla Jihad islamica che ti attacca perché sei un cristiano.

Passando poi al continente africano, devo dire che in Kenia tutto è andato per il meglio e che l'Uganda è uno dei paesi più belli che ho attraversato. Lo Zaire è meraviglioso, un paradiso, anche se a causa della guerra ho avuto un po' di disagi.
Ma è stato sul finire del viaggio nel Congo Brazaville, in Centrafrica, che ho avuto i problemi più grossi.
Dopo la conclusione del giro del mondo sull’equatore, al mio ritorno in Svizzera, ho potuto ripensare alla mia avventura guardandola con maggiore distacco e mi sono reso conto della grande fortuna che abbiamo nel vivere in una paese tranquillo come l’Europa.

Pur vivendo in Svizzera da molti anni, sei sudafricano. Il passaporto sudafricano ti ha in un qualche mondo aiutato durante l’attraversamento del continente nero?

Sicuramente, anche se in Africa è difficile spiegare a qualcuno che sei africano ... pur avendo la pelle bianca. Dopo un primo momento di smarrimento però, quando mostravo loro il passaporto sudafricano e spiegavo che la mia famiglia vive in Africa da oltre 400 anni... a quel punto ero visto come un fratello e tutti cercavano di facilitarmi il compito. E’ però anche capitato, visto che ero bianco, che alcuni abitanti mi chiedessero soldi o medicinali.



Un lunghissimo periodo lontano da casa e lontano dalla tua famiglia, un’assenza sicuramente molto dura da gestire sia per te, sia per tua moglie e per le tue figlie...

Essere lontani dalla famiglia non significa essere distaccati: è vero che non posso giocare con le mie figlie, discutere con mia moglie; fisicamente non sono con loro, ma con la mente sì. Quando ho deciso di intraprendere questa nuova avventura ho parlato con i miei famigliari, e mia moglie e le mie figlie mi hanno spronato a partire.

Quando ho avuto dei momenti duri, di crisi, proprio in quei momenti ho trovato la forza di andare avanti pensando a loro. Pensavo: devo rimanere vivo e motivato. Devo portare a termine il viaggio, così potrò tornare a casa e vedere i miei cari. Molta della motivazione è venuta dalla mia famiglia. Non sempre è stato facile. Sul trimarano avevo un telefono satellitare, ma spesso non avevo nessuna voglia di parlare con loro ... Avevo paura della nostalgia di casa, tuttavia lo facevo, per rispetto verso mia moglie e le mie figlie. Era importante che loro sapessero che stavo bene, che avevo mangiato, che avevo trovato un posto per riposare e dormire. Era importante comunicare loro la mia posizione, permettendogli di seguire la spedizione passo per passo.


Al tuo rientro ci sono stati grandi festeggiamenti e la tua impresa ha trovato ampio spazio sulla stampa. Ti aspettavi tutta quest'attenzione?

Assolutamente no! E' stata una piacevole sorpresa. Quando sono partito ero quasi solo. C'erano gli sponsor, la mia famiglia e qualche amico, loro credevano in me... Mio fratello Martin, ad esempio, ha curato tutta la logistica della spedizione, mia moglie Cathy si è occupata della comunicazione, mia cugina gestiva invece il sito Internet dove si poteva seguire la mia spedizione. Quando sono partito c'erano solo loro, alla fine del viaggio mi sono ritrovato una marea di gente... una sorpresa decisamente positiva.


Dopo il successo del giro del mondo sull’equatore, ora credi che sara’ piu’ facile per te trovare sponsorizzazioni per nuove spedizioni?

Trovare sponsorizzazioni è molto difficile. Io non sono un calciatore o un tennista, sportivi che hanno un calendario prestabilito, con appuntamenti fissi e centinaia di migliaia di persone che li guardano. Sponsorizzare uno di loro significa pubblicità assicurata. Per uno come me che si dedica all'avventura, tentando di realizzare dei progetti che non sono mai stati fatti, è tutto più difficile. Il rischio è sempre molto alto. E lo sponsor che investe dei soldi è conscio del fatto che può perdere tutto, quando propongo una spedizione, non posso sempre assicurare il successo. Spero che gli sponsor attuali continuino a sostenermi anche in futuro. Siamo una squadra solida e unita.

Hai appena concluso una grande esperienza sportiva ed umana. Possiamo gia’ parlare del futuro oppure vuoi prima di tutto assaporare il ritorno a casa?

Il ritorno a casa è già di per sé un progetto per me. Mentirei però se dicessi che non sto già pensando al prossimo progetto. Mi piacerebbe andare in Siberia, attraversarla a piedi, a nuoto ed in piroga. Attualmente però... sono un disoccupato. Devo scovare nuove idee per lavorare e guadagnarmi il pane quotidiano. La mia vita è l'avventura, non riesco a stare fermo. Ne discuterò con mia moglie e con le mie figlie e poi, magari, ripartirò.




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Mike Horn, Gabon
Mike Horn in Gabon (foto Sebastian Davenish)
Copyright photo:
No limis universe ®

Diciassette mesi lontano da casa e dalla famiglia. La moglie Cathy e le figlie Annika e Jessica l'hanno sempre sostenuto. D'altronde Mike Horn ha sempre detto di preferire la qualità alla quantità, pensando al tempo che fisicamente trascorre con le persone che gli stanno vicine.

E anche per Cathy Horn, nonostante le assenze prolungate del marito, il mestiere di moglie non sembra particolamente duro da vivere.



Probabilmente per la maggior parte della gente Mike Horn è un pazzo, non la pensa così invece Cathy...

Secondo me Mike è perfettamente normale. E’ vero che la sua vita è un susseguirsi di imprese estreme e rischiose però... questa è la sua vita. Essere la moglie di un uomo così… 'particolare' non è sempre facile ma per me è stupendo. Comunque sia, non cambierei mio marito per nulla al mondo.


Possiamo dire che della vita, in termini di tempo, avete scelto la qualità e non la quantita’: Mike e’ lontano da casa per lunghi periodi. E' difficile spiegare alle tue figlie questa situazione particolare, con il papà lontano da casa fisicamente, ma non mentalmente?

Non è così difficile. E' più facile di quel che pensavo. Ho notato che durante la sua assenza le mie figlie hanno accettato bene la situazione. Sanno che il papà è lontano fisicamente ma ho spiegato loro che questo è il suo lavoro. Il fatto più importante è che loro sappiano che Mike le adora e che tornerà. Da quando è tornato... bé la sensazione è che non sia mai partito.


Durante l’assenza di Mike non sono state molte le occasioni in cui vi siete visti. C'è stato un momento in cui ti sei detta: "non riesco più a gestire questa situazione"?

Effettivamente ci sono stati dei momenti stressanti. Durante tutto il periodo ho continuato a lavorare a tempo pieno nonostante le figlie e il progetto di Mike con "Latitude 0" ed in certi momenti c'era veramente molto, molto lavoro. Ma riflettendoci ora, è proprio questo che mi ha aiutato a superare l'assenza di Mike.


Il 'mestiere' di tuo marito comporta anche dei rischi, tu come lo vivi?

Mike mi ha sempre detto: parto per ritornare. Bisogna rimanere sempre positivi. Certo, ci sono stati dei momenti in cui non potevamo comunicare, attimi in cui ti chiedi cosa stia succedendo... e allora inevitabilmente vivi dei momenti di tensione. Rimango comunque dell’idea che bisogna sempre rimanere 'positivi'.



Mike Horn, Gabon
Mike Horn e la moglie Cathy al loro incontro in Gabon
(Foto Marco Albonico)
Copyright photo:
No limis universe ®








Mike Horn, Gabon
Mike Horn in Gabon
(Foto
Marco Albonico)
Copyright photo:
No limis universe ®

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