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C'é qualche falesia che preferisci?

    in Francia … dappertutto. Mi piacciono le falesie vicine a casa come Buoux. Ho avuto delle ‘storie’ a Buoux, è lì che ho abitato quando sono partito dalla casa dei miei genitori, allora quando ci ritorno ricordo senza ricordare, c’è qualcosa di strano: arrivo e mi sento bene. Anche lo stile con quei buchi mi piace, mi riesce naturale tirare con le dita, l’impressione è che lavoro ma non faccio fatica… sulle reglettine non è così. Poi mi piacciono anche altri posti come Les Calanques, sono molto belle con un mare incredibile; poi c’è il Verdon che è un posto diverso da tutti gli altri perché c’è più altezza; Buoux, Calanques e Verdon: questi tre posti sono perfetti;

E in Italia?

    in Italia c’è sempre Arco, tutto insieme, non Massone o un’altra falesia, perché in poco tempo si va in un posto piuttosto che in un altro. Ad Arco, poi, sto bene perché non mi sento un turista, conosco quasi tutti, allora è perfetto: sono come a casa mia senza essere a casa… ma non conosco tanto bene gli altri posti in Italia;

e poi?

    poi c’é l’America, ci sono stato dieci volte e mi piace perché la natura è molto rispettata, trovi grandi spazi liberi, questo non l’ho visto da nessun’altra parte; ma non sono stato in Australia e penso che anche lì sia un po’ così.

quali posti ti piacciono di più in America?

    Per arrampicare ci sono belle falesie come Rifle, un canyon, dove la roccia è molto bella con tanti angoli, diedri, pilastri. Ma rimanere una settima a Rifle è troppo perché sei sempre dentro al canyon, hai bisogno di respirare allora vai a vedere un po’ di montagne, un parco nazionale e poi torni. Mi piace molto anche Las Vegas, durante la giornata si va ad arrampicare fuori, molto fuori, in montagna come a Mt. Charleston e dopo, la sera, si torna in città, una città matta, divertente, é molto bello! certo magari non per abitarci ma per passare una settimana è ideale;

in Italia ci sono pochi 8c però quando gli arrampicatori di punta italiani vengono in Francia riescono negli 8c anche velocemente, esiste un problema di sopra gradazione in Francia o è una questione di sotto gradazione in Italia?

    non ho provato tante vie difficili in Italia ma quelle che ho provato non le ho trovate sotto gradate; forse in Italia gli arrampicatori forti sono un po’ pigri: è più facile andare in viaggio e fare una via dura quando sei motivato e in forma che, a casa, chiodare e lavorare su una linea bella. C’è Severino Scassa che chioda e fa delle vie dure, così è bello, molti altri fanno più ripetizioni che chiodature. Ma gli arrampicatori italiani sono capaci di fare le vie dure, quando vanno in giro le fanno! In Francia penso che quasi tutti gli arrampicatori francesi forti abbiano chiodato qualche via dura. E’ bello che ci siano un po’ di arrampicatori che chiodano e provano progetti, così il livello va su, altrimenti…

Tu l’hai fatto?

    si, ho ancora dei progetti a casa, l’inverno passato ho chiodato una via molto difficile a Les Goudes in Calanques, poi provandola mi sono fatto male ma spero di ‘riprenderla’ questo inverno.

Dove si arriverà con le difficoltà?

    non lo so, questa via (il suo progetto n.d.r.) è la più dura che ho provato, ma non ho mai fatto vie più difficili di 8c+, penso che forse sarà 9a, non di più ma sicuramente 9a.

ha un nome questo progetto?

    no, non ancora, mi lascio aperto, tante volte mi viene il nome di una via o arriva la storia quando la faccio o la provo…

se non ci fossero state le gare di arrampicata cosa avresti fatto

    avrei fatto delle vie difficili e più viaggi. Ho iniziato a gareggiare nell’88 a 18 anni ed erano già 15 anni che arrampicavo, volevo essere un arrampicatore professionista e questo era il modo più facile. Essere un arrampicatore professionista voleva dire vivere della mia passione e non è facile nel nostro sport, è difficile essere riconosciuto solo facendo delle vie dure. Poi mi sono piaciute le gare anche per una prova personale.

In Francia un giovane riceve aiuti dalla Federazione Francese di arrampicata sportiva?

    si, l’arrampicata va bene in Francia anche perché all’inizio c’erano campioni con caratteri veramente forti che hanno trainato il movimento; adesso la Federazione ha capito che, se vuole rimanere al vertice, deve aiutare i giovani ad iniziare bene, deve lavorare nella scuola, fare delle gare; poi, e questo è molto importante, anche adesso ci sono degli arrampicatori forti che sono dei modelli per i giovani. C’è un po’ uno stile che contraddistingue gli arrampicatori francesi uno stile abbastanza bello, abbastanza tecnico, che invoglia all’imitazione.

Patrick Edliger è stato uno di questi modelli?

    Edlinger è stato sicuramente un esempio per me, era il più famoso arrampicatore, quasi l’unico che facesse dei film sull’arrampicata, allora seguivo tutto sull’arrampicata e naturalmente quello che faceva Edlinger, di lui apprezzavo la bellezza del gesto era un bel modello per questo, ma non sono mai stato d’accordo con il suo discorso: presentava l’arrampicata sempre come qualcosa di straordinario, di pericoloso, d’inaccessibile, sembrava che si arrampicasse solo senza corda. Io non ho mai visto l’arrampicata così, ho iniziato molto giovane e per me era normale arrampicare, non ho mai avuto veramente paura. Ma ci sono anche altri arrampicatori come Antoine Le Menestrel o Didier Ramboutou o Isabelle Patissier che sono stati modelli bellissimi. Il ‘discorso’ poi che mi ha più influenzato è stato quello di Antoine Le Menestrel, lui era realmente dentro la sua arrampicata, vedeva mentalmente quello che faceva, controllava tutto. Ho voluto e ho avuto la fortuna di arrampicare insieme ad Antoine, e ho imparato molto da lui.

Tra i giovani vedi qualcuno che abbia il carisma, la personalità per diventare un modello?

    Non conosco tanti giovani. Trovo strano che ci siano pochi giovani che arrampicano come si faceva una volta: ad ogni vacanza con i miei amici trovavamo un modo per partire, andavamo nel sud della Francia, era un po’ l’avventura. L’arrampicata ultimamente è un po’ cambiata è diventata un altro sport, va bene così, adesso è uno sport codificato ‘normale’, mentre 10/15 anni fa era diverso e sono contento di aver vissuto quei momenti.
    Mi piace Sharma è molto forte, abbiamo uno stile di arrampicata completamente diverso ma mi piace per la sua personalità non vuole dimostrare che può vincere tutto, se gli piace fare una via la prova, se gli piace fare una gara di boulder la fa, rimane in America per sei mesi e non sentiamo niente ma quando arriva vince. Per il futuro tra i giovani vedo solo lui, ma non conosco tutti e non posso dire che non ci sono giovani forti con lo spirito bello, ce ne sono certamente tanti che non conosco.

Ti piacerebbe insegnare l’arrampicata?

    Un po’, anche se a me non piace insegnare si tratti di arrampicata o di altre cose, a me piace veramente l’arrampicata e mi piace comunicare la mia passione ad un altro ma più perché è un amico o perché ha bisogno e vuole il mio consiglio.

Stai facendo però il corso per moniteur d’escalade?

    Si, sto finendo, ma lo faccio più perché un giorno forse ne avrò bisogno. Lo sto facendo con calma quando ho un po’ di tempo e mi piacerebbe finirlo l’anno prossimo così almeno sarà fatto e avrò qualcosa.

Fino a quando continuerai a gareggiare?

    Non lo so, non voglio scegliere un’età o una data per smettere, mi piace fare questa vita, fare le gare, allenarmi, viaggiare, quando mi peserà troppo allenarmi o il livello sarà troppo alto per me o il mio corpo sarà troppo stanco mi fermerò, ma per adesso continuo.

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