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Intervista con François Legrand
Parlaci un po’ di come hai iniziato con l’arrampicata?

    I miei genitori mi hanno fatto scoprire l’arrampicata quando avevo 2-3 anni, ma sono stati un po’ delusi quando ho scelto di fare l’arrampicatore sportivo, non erano d’accordo. Mio padre, che é guida alpina, pensava che essere guida fosse l’unico modo di vivere con la montagna e con l’arrampicata, io invece volevo vivere di arrampicata sportiva senza essere guida alpina.

    Così, a 18 anni, ho dovuto scegliere la mia vita e sono partito per Buoux dove ho arrampicato e abitato in un grotta per qualche mese. Poi sono andato in giro. Non è stato facile senza soldi, volevo essere indipendente ma avevo bisogno degli altri e devo ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato, non l’ho chiesto ma loro mi hanno aiutato. Sono orgoglioso e ho aspettato di riuscire nella mia vita prima di tornare a casa, volevo dimostrare che potevo farcela.

    Adesso sarebbe difficile tornare a vivere in una grotta senza soldi, ma allora non mi è sembrato duro perchè ero libero, ero giovane e facevo quello che mi piaceva, era una bella esperienza. E’ difficile farlo per tanto tempo, ma farlo così quando sei giovane è bello. Impari che non puoi vivere a lungo così, va bene per un periodo ma dopo ti viene la voglia di raggiungere quello che ti sei prefisso, di darti un senso. Nella vita devi sapere cosa vuoi veramente altrimenti ti piacciono le cose ma non arrivi a fare niente.

Immagino che adesso sarai preso dal Rok Master

    Si, ma non voglio parlare troppo di questa gara, adesso non mi sento molto bene. Comunque spero di riprendermi perché il Rock Master mi piace tanto e qui sono quasi sempre arrivato in gran forma. Soprattutto però mi preparo per la fine dell’anno, è molto importante, sono secondo nella classifica della Coppa del Mondo e rimane solo una gara: Bindharmer è primo e François Petit è terzo, siamo molto vicini e lì ci si giocherà tutto.

Senti la 'pressione' di dover vincere o comunque di essere uno dei favoriti

    no, ci penso di meno adesso che qualche anno fa, su un certo tipo di via posso sempre dire la mia e vincere, ma non mi considero mai come il favorito ancor meno adesso. Qui ad Arco non sento ‘pressione’ voglio soltanto fare una bella gara e l’importante è solo arrampicare bene altrimenti con questa forma non farò niente. C’é solo una gara forse che mi piacerebbe vincere ed è il Campionato Mondiale lì forse avrò un po’ più di pressione, non dagli altri ma da me stesso, perché voglio arrivare in forma e se rovino tutto perché arrampico male sarò molto deluso.

Alle volte si ha l’impressione che i tracciatori possano condizionare tantissimo una gara

    lo so, per questo abbiamo bisogno di parlare tutti assieme, arrampicatori e tracciatori, per renderci conto di cosa facciamo, l’arrampicata non è solo ‘tirare’, la gara di arrampicata deve essere anche tecnica e tattica e non solo fisica.

Sembra invece che si vada sempre più verso i tracciati di forza

    anche perché i tracciatori hanno sempre meno tempo per fare le vie, ma è importante che si ricordino che l’arrampicata non è solo tirare.

Praticamente hai già risposto alla domanda che mi ero preparato, e cioè cosa privilegi in un atleta tra tecnica, tattica e forza…

    non lo dico perché sono forse più tecnico che fisico, ma se l’arrampicata in gara diventa solo questione di forza fisica penso che questo non faccia bene al nostro sport. Nella mia carriera ho avuto tante soddisfazioni, se continuo a gareggiare lo faccio perché mi piace, ma se i tracciati in gara diventeranno ancora più fisici a scapito della tecnica mi fermerò.

è il sempre più ‘strapiombante’ che sposta verso la forza?

    No, no, perché ci sono tante nuove prese che permettono di fare qualcosa di bello anche sullo strapiombante, ci sono delle grosse prese, non manettoni, ma prese rotonde, volumi molto belli per fare delle vie tecniche, per fare lanci, incroci con i piedi, un po’ di tutto, solo che è un po’ più difficile e anche faticoso tracciare con queste prese…;

cosa metti dentro la tecnica e cosa intendi per arrampicata tecnica

    è difficile spiegarlo a parole, per me una via è ‘tecnica’ quando c’è qualcosa da scoprire, qualcosa che non è evidente, può essere la precisione con i piedi e con le mani, un incrocio di tallone o una lolotte, ma anche una posizione molto strana, questo è ‘tecnica’. Se fai delle vie troppo semplici, dove magari ci sono piccole prese dappertutto in modo che puoi mettere i piedi come vuoi e passare, non hai bisogno della ‘tecnica’.

il discorso della 'tecnica' che si impoverisce può derivare anche dal fatto che alcuni atleti sono ’nati’ sulle prese di resina

    prima tutti gli arrampicatori forti arrampicavano tanto sulla roccia e un po’ sul muro artificiale, adesso i campioni hanno cominciato ad arrampicare ed arrampicano solo sulla plastica, così anche alcuni tracciatori; è un problema perché i muri artificiali, anche se adesso sono più tecnici, non sono mai come la roccia e credo che sia molto più difficile apprendere la 'tecnica' sulla plastica.

sembrerebbe logico però allenarsi sempre sulla plastica per delle gare sulla plastica?

    Si, ma ci sono ancora arrampicatori forti, come Huji Hirayama o Cristian Brenna, che mi dicono che per loro allenarsi solo sulla plastica non basta e che hanno bisogno di andare sulla roccia per essere in forma sia fisicamente che tecnicamente.

come lo spieghi?

    perché è molto diverso arrampicare sulla roccia, é più complesso, richiede delle cose diverse ai muscoli, devi gestirti molto di più fisicamente, anche i piedi e le mani si usano in maniera diversa; quando non arrampichi sulla roccia perdi molto e non ti senti bene; per me è molto importante: quando arrampico poco sulla roccia non vado bene nelle gare;

sembra un po' strano...

    si, difatti ci sono anche arrampicatori forti come Fraçois Petit che non arrampicano mai sulla roccia, quando lo fanno magari è solo per fare le foto per le riviste; mi piace François, è onesto, una persona buona, anche se non abbiamo le stesse idee sull’arrampicata e se ci alleniamo in maniera diversa.

François Legrand
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