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François Legrand, arrampicare
      
7 - ARRAMPICATA E BAMBINI


Fortunatamente il resto dell’intervista procede più tranquillamente a casa, nel mezzo di una sessione di stretching... non se la cava male neanche in questi esercizi di allungamento! Riprendiamo l’intervista con una domanda facile, una domanda che vale per tutti i genitori...


Quando e in che modo faresti iniziare ad arrampicare tuo figlio Shani?

Non ci ho mai pensato perché lui ha già iniziato ad arrampicare... Sai, i bambini fanno tutto quello che vedono fare agli adulti e Shani vedeva i genitori - anche la mamma - sempre ad arrampicare e anche lui voleva fare la stessa cosa. Allora gli ho costruito un piccolo muro di legno e lui ha iniziato lì sopra. Ma adesso vuole fare solo il muro grande del papà. Io lo lascio fare, ma ho dovuto cambiare delle prese per lui, ho messo più prese facili: sono megliori quelle abbastanza piccole ma molto positive, dove entrano bene le dita. Le prese buone per gli adulti, infatti, non sono sempre buone per i piccoli, sono troppo grandi e rotonde.

Poi è molto interessante iniziare presto, si apprende tanto. Così Shani ha già capito che tirare solo non conviene, deve mettere bene i piedi, altrimenti scivola e si fa un po’ male, si rovina le ginocchia e sbatte il naso sulle prese! Vedi, dunque, senza dire niente, senza volergli insegnare...

Arrampicare è anche una buona scuola per imparare a pensare, per l’intelligenza, e in questo senso prima inizi e meglio è. Per incominciare ad arrampicare seriamente, invece, è meglio aspettare verso i 4 o 5 anni, perché solo allora capiscono quello che chiedi loro e possono imparare con qualcuno che li aiuta. Prima è più un gioco, li lasci arrampicare e provi a farli arrivare ad una determinata presa.


Ci sono problemi per le dita e per la loro crescita?

L’arrampicata per i bambini deve essere un gioco, altrimenti non va bene. La mia filosofia dello sport per bambini non è praticarlo per essere forti già a questa età, è piuttosto fare qualcosa che permetta loro di scaricare un po’ di energia, cosa di cui tutti i bambini hanno bisogno. L’arrampicata deve servire loro per apprendere qualche cosa della vita come controllare, capire. Interpretata e applicata con questa ottica l’arrampicata non può essere pericolosa per la crescita di mio figlio.


(Giocare con l’arrampicata: questo è allora il messaggio di François ai suoi colleghi genitori. Ve ne racconto una per tutte. A Pasqua Francois aveva nascosto mini-ovetti di cioccolato in tutte le prese più grandi del suo muro ed ha invitato figlio e nipotini a trovarle: ne è seguito un gioco animatissimo e festoso, cui abbiamo scorrettamente preso parte anche noi adulti, ma chi resisteva a rimanere a guardare?)


Tu come hai iniziato?

Mio padre è una Guida Alpina, mia madre è figlia di una Guida Alpina, così mi hanno fatto scoprire l’arrampicata molto presto. La prima scalata l’ho fatta a Chamonix all’età di 2 anni. Dai 5 a 15 anni ho arrampicato in montagna nella zona di Grenoble durante il periodo scolastico e nelle Alpi durante le vacanze.


Poi è arrivata l'arrampicata sportiva...

I miei genitori sono rimasti delusi quando ho scelto di fare l'arrampicatore sportivo, non erano d'accordo. Mio padre pensava che essere guida fosse l’unico modo di vivere con la montagna e con l’arrampicata, io invece volevo vivere di arrampicata sportiva senza essere guida. Così, a 18 anni, ho dovuto scegliere la mia vita e sono partito per Buoux dove ho arrampicato e abitato in un grotta per qualche mese. Poi sono andato in giro. Non è stato facile senza soldi, volevo essere indipendente ma avevo bisogno degli altri e ora devo ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato, non glielo avevo chiesto ma loro mi hanno aiutato lo stesso.

Sono infatti orgoglioso e così ho aspettato di riuscire nella mia vita prima di tornare a casa, volevo dimostrare che potevo farcela. Nel 1988 ho fatto le prime gare e sono diventato subito Campione juniores di Francia e d’Europa, poi sono arrivato secondo al Campionato francese nella mia prima gara con i “professionisti”. Poi è seguito un periodo di intenso allenamento, quasi da pazzo, ho fatto esperienza nelle competizioni e sono andato alla ricerca dei primi sponsor. Così sono diventato un professionista.

Oggi mi sarebbe difficile tornare a vivere in una grotta senza soldi, ma allora non mi è sembrato duro perché ero libero, ero giovane e facevo quello che mi piaceva, è stata una bella esperienza. E' difficile farlo per tanto tempo, ma farlo così quando sei giovane è bello. Capisci che non puoi vivere a lungo così, va bene per un periodo ma dopo ti viene la voglia di raggiungere quello che ti sei prefisso, di darti un senso. Nella vita devi sapere cosa vuoi veramente altrimenti ti piacciono le cose ma non arrivi a fare niente.


Quali sono stati per te i momenti topici della tua carriera?

Sono nato a Grenoble il 26 marzo 1970 e sono alto 1,78 m e peso 65 kg, ma mi è riuscito di essere anche qualche chilo più leggero. Nel 1990 ho preso in affitto un appartamento ad Aix-en-Provence con un altro giovane arrampicatore giapponese, Yuji Hirayama, altrettanto motivato a vincere e anch’egli predestinato ad una brillante carriera. E’ stato un periodo di grandi allenamenti e frequenti spostamenti in Europa per partecipare alle competizioni in compagnia del mio coinquilino, ancora oggi il mio compagno di viaggi preferito. Così sono arrivate le prime importanti vittorie: primo al Rock Master di Arco e primo nella classifica finale della Coppa del Mondo, in quella lontana edizione ricca di ben 7 prove.

Nel 1991 ero per così dire già ai vertici e ho vinto tutti i più importanti appuntamenti della stagione: dal Campionato francese al primo Campionato del Mondo della storia dell’arrampicata sportiva, alla Coppa del Mondo per il secondo anno consecutivo.
Ho poi consolidato la mia posizione al vertice delle classifiche mondiali, vincendo altre 4 volte la Coppa del Mondo, altri due Campionati del Mondo, un Campionato europeo nel ’92, il Campionato Francese e svariati Rock Master di Arco (Italia) e Master Internazionale di Serre Chevalier. Nel 1993 sono stato premiato dal Ministero Francese per i giovani e lo sport dopo aver vinto il titolo di Campione del Mondo, la Coppa del Mondo ed il Campionato Francese nello stesso anno.
Nel 1997 è arrivata la grande delusione al Campionato Mondiale di Parigi, dove sono giunto solo 3°!


E dopo?

Sono tornato a dedicarmi all’arrampicata in falesia, abbandonando momentaneamente l’arrampicata su artificiale. Ho scalato diverse vie estreme (di grado 8c e 8c+) nel Sud della Francia, in Italia e negli USA, dove ho vinto anche gli X-Games di San Diego. A vista ho salito molti 8a + e alcuni 8b.
Nel 1998, una settimana prima di vincere l’ennesimo Serre Chevalier, è nato il mio bellissimo figlio Shani.
Poi, in tre trasferte negli USA, tra il 1999 e 2000, ho ripetuto alcune delle vie più dure in pochissimo tempo, fino all’ultimo probabile 9a di Getto Booty a Mt. Charleston. Ora abito con la famiglia vicino ad Aix-en-Provence, nel sud della Francia, con tanta roccia intorno che mi stimola continuamente.




      

Shani Legrand (foto N. Noè)


"è molto interessante iniziare presto, si apprende tanto. Così Shani ha già capito che tirare solo non conviene, deve mettere bene i piedi, altrimenti scivola e si fa un po’ male, si rovina le ginocchia e sbatte il naso sulle prese! Vedi, dunque, senza dire niente, senza volergli insegnare..."






Arrampicata e bambini (foto F. Tremolada)


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Arrampicare è anche una buona scuola per imparare a pensare, per l’intelligenza, e in questo senso prima inizi e meglio è".



"L’arrampicata deve servire loro per apprendere qualche cosa della vita come controllare, capire.".






François e Shani. Rock Master 1999. (foto F. Tremolada)



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Mio padre è una Guida Alpina, mia madre è figlia di una Guida Alpina, così mi hanno fatto scoprire l’arrampicata molto presto. La prima scalata l’ho fatta a Chamonix all’età di 2 anni. Dai 5 a 15 anni ho arrampicato in montagna nella zona di Grenoble durante il periodo scolastico e nelle Alpi durante le vacanze."




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