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Itaca nel sole, valle dell'Orco
testo di Andrea Gallo
video: Marzio Nardi
foto di Andrea Gallo


Itaca nel Sole, un nome che sembra creato apposta per una via speciale, una via sulla quale si può leggere tutto quello che é accaduto nel mondo dell’arrampicata durante i suoi quasi 30 anni di vita.

E’ il 1975, giugno, la Valle dell’Orco é la California di un gruppo di alpinisti-arrampicatori che sconvolgeranno con le loro idee innovative il mondo bacchettone dell’alpinismo torinese. Gian Carlo Grassi, Danilo Galante, Gian Piero Motti e compagni salgono su rocce sino allora irrilevanti disegnando vie senza il sogno di nessuna vetta o impresa, si arrampica e basta, per il solo piacere di farlo, senza eroismi e retorica. Nascono il Sole Nascente, La via della Rivoluzione, Il diedro Nanchez, Il Lungo Cammino dei Comanches, ed appunto Itaca nel Sole, per mano di Motti e Morello, una linea bellissima, soprattutto per il superamento, allora in artificiale, delle due lisce lunghezze che nella fantasia dei climber diverranno presto “Lo Specchio”.

Dopo Il Nuovo Mattino, gli anni ’80 sono quelli dei Cento Nuovi Mattini, il libro cult di Alessandro Gogna che svelerà i segreti sino ad allora celati da gruppi sparuti di arrampicatori disseminati sull’arco alpino: grazie alle prime fotografie apparse in Italia, che mostrano arrampicatori (ripresi dall’alto) impegnati su passaggi di VII grado e oltre, nasce il mito della Val di Mello, di Finale e appunto della Valle dell’Orco.

Brenna, valle dell'Orco
Sul Caporal, la struttura più imponente, Itaca si impone subito come la classica, ma nella ricerca di free climbing di allora i lisci muri dello Specchio, troppo lisci, perdono interesse e la via viene percorsa in combinazione con i tiri superiori dei Tempi Moderni.
Ma l’esplosione del free climbing, destinato presto a divenire arrampicata sportiva, non poteva non lasciare la sua zampata, o meglio lanciare una provocazione.

La Valle dell’Orco, tempio del clean climbing e di un etica che si voleva rigorosa vede il geniale affronto dello svizzero Marco Pedrini che calandosi dall’alto affonda i primi spit su lisce placche inedite, collegandole a pezzi di via già esistenti; é il 1984 e nasce Arrapaho che riprende i tiri alti di Itaca; lo stesso Marco ipotizzò un possibile percorso in libera dello Specchio, almeno nel primo dei due tiri, ma visto che il secondo appariva più che problematico la via integrale perse nuovamente d’interesse.

Intanto i muri di fianco a Itaca vedevano passare nuovi climber e stili: chiodature dal basso col trapano; itinerari di artificiale estremo, vie miste, vie tradizionali, sino ad arrivare alle ultime due-tre stagioni, quando la valle é entrata nel cuore di alcuni giovani climber che hanno iniziato a vedere nelle vecchie linee artificiali delle splendide challenge di arrampicata libera.

Mangas Coloradas e La via della Rivoluzione vengono così liberate nel giugno 2002 da Massimo Farina, mentre ad inizio autunno Rolando Larcher si porta a casa la corteggiata prima free di Colpo al Cuore, ma incredibilmente I muri dello Specchio, il settore più affascinante della parete, sembrano non attrarre i climber sino al maggio di quest’anno, quando si forma la strana coppia: Marzio Nardi e Cristian Brenna, blocchista uno, garista e falesista l’altro.

E di un blocchista c’era proprio bisogno per risolvere gli ultimi due tre metri del primo tiro dello Specchio: quando il fessurino - che per tutta la lunghezza magicamente permette di procedere - si chiude, lasciando il climber a bocca asciutta con il terrazzone che già si può vedere ma non afferrare. Allora ecco un lancione dove ti devi caricare come una molla, stringere il fessurino e proiettarti come un missile umano quasi a due mani. E' proprio uno di quei lanci da fare rasoterra, col crash pad pronto ad accoglierti, ed invece qui niente crash pad, ma una fila di chiodini e spit più o meno buoni con alcuni simpatici run out, lasciati in eredità dal mitico Pedro. E questo era il tiro di 8a, risolto sia da Cristian che da Marzio.

Sul secondo per ora é passato solo Cristian, il muro si drizza ancora ed il fessurino bisogna strizzarlo dall’inizio alla fine, con i piedi che proprio non ne vogliono sapere di stare sui quarzetti laterali. Secondo Cristian è un buon 8b, interamente protetto da una fila di chiodi normali all’apparenza sicuri… Ma si sa, l’apparenza a volte inganna.

di Andrea Gallo



visto da Gallo
visto da Brenna
portfolio
Video 5,3MB - 1'
Brenna, valle dell'Orco
Video 5,3MB - 1'
Brenna, valle dell'Orco
Itaca nel sole, valle dell'Orco
Itaca nel sole
Brenna, valle dell'Orco
Cristian Brenna su Itaca nel sole.
(ph Andrea Gallo)
News Brenna
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