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Lynn Hill titolo


Climbing free
prefazione al libro
intervista 1  2
Lynn e il Nose


Lynn Hill. Climbing free

CLIMBING FREE
La mia vita nel mondo verticale
Lynn Hill
trad. Giulia Baciocco
collana Licheni
CDA & Vivalda Editori

  info e acquisto libro on line



LYNN HILL
Nata a Detroit nel 1961, cresciuta in California, dopo aver praticato il nuoto e la ginnastica artistica, scopre a 13 anni l'arrampicata. Nei primi anni, il suo campo di azione è il granito di Joshua Tree e della Yosemite Valley. Viene poi in contatto con l'ambiente europeo. Durante la sua carriera agonistica ha vinto 5 voltei l Rock Master , la Coppa del Mondo nel 1989 e innumerevoli gare internazionali.
Nel 1994 è riuscita a portare a termine la prima salita in libera della via del Nose sul Capitan e poco tempo dopo ha ripetuto quella stessa impresa percorrendo tutte le lunghezze della via in sole 23 ore.


Lynn Hill

Lynn Hill




Lynn Hill fa parte del Team Patagonia.


E' appena uscito nelle librerie "Climbing Free. La mia vita nel mondo verticale" l'autobiografia di Lynn Hill pubblicata dalla CDA & Vivalda Editori. Di seguito pubblichiamo alcuni brani di "Climbing Fre"e e la prefazione al libro di Francesca Colesanti.

Con l'occasione proponiamo anche un'intervista a Lynn, pubblicata su ALPwall ottobre 2001, e l'articolo apparso su ALP Grandi Montagne, dedicato a Yosemite, in cui Lynn ripercorre la sua mitica prima (e unica) libera in giornata sul Nose al Capitan.
Infine, per chi volesse ancora più particolari, proponiamo il tracciato del Nose con alcune note sulla salita in libera di Lynn .


CLIMBING FREE
La mia vita nel mondo verticale
di Lynn Hill

traduzione di Giulia Baciocco

Di seguito riportiamo alcuni brani scelti dal capitolo 12, quello dedicato al Nose...

Great Roof
... «Pare che il primo tentativo sul Great Roof tocchi a te» dissi, passando il materiale a Simon. Eravamo andati a comando alternato per tutta la parete.
«Vorrà dire che ci proverò» rispose dolcemente con il suo adorabile accento inglese.
Simon salì velocemente i primi tre quarti del tiro, appariva aggraziato, mentre arrampicava alla "Dülfer" ed eseguiva gli incastri nella fessura al centro del diedro. Ma appena prima di arrivare sotto il Great Roof, la sua progressione si arrestò.
Simon si appoggiò con il peso sulla corda e mi gridò: «La fessura è troppo sottile. Non riesco neanche a trovare il modo di tenermi».
Guardavo questo abile arrampicatore avvilirsi sempre più dopo ogni tentativo infruttuoso e non potevo far altro che condividere il suo senso di delusione.
«Tu potresti avere più possibilità di me, su questo tiro» gridò prima di farsi calare di nuovo alla sosta e passarmi il comando. ...

... Dalla sosta guardai, dall’altra parte della valle, la Middle Cathedral. Sulla sua parete screziata un gioco di ombre sembrava delineare la forma di un cuore. Ho sempre prestato attenzione ai simboli che mi circondavano e quel disegno sulla pietra mi ricordava i valori che avevano sempre contato nella mia vita e nel mio modo di arrampicare. La mia evoluzione di scalatrice non è stata altro che un ampliamento delle esperienze, delle passioni e degli ideali di cui altri prima di me si erano nutriti. Dal mio punto di vista, scalare il Great Roof in libera era un'opportunità per dimostrare quanto fosse determinante avere una mente e uno spirito aperti. Sebbene mi rendessi conto che, visto il mio stato di spossatezza, sarei potuta cadere facilmente, provai un senso di liberazione e forza sapendo che si trattava di un'impresa in cui valeva la pena di impegnarsi al massimo. Avevo la netta sensazione che questa ascensione fosse scritta nel mio destino e che in qualche modo avrei potuto fare appello a una misteriosa fonte di energia per riuscire ad essere, letteralmente, all'altezza della situazione. Non dissi nulla a Simon circa le mie riflessioni personali e quando giunsi di nuovo al tetto capii che era arrivato il momento della verità. ...

Changing Corners
... «Sembra un contorcimento alla Houdini», Brooke urlò dal basso mentre mi districavo dalla mia posizione con entrambi gli avambracci che spingevano in opposizione sulla roccia. Quando raggiunsi la sosta, fui percorsa da un fremito di incredulità. Anche se mancavano parecchi tiri, nessuno era duro come questo. Stabilire il grado di difficoltà di una lunghezza del genere è quasi impossibile. Anche dopo averla liberata, potevo solo dire che per darle una valutazione corretta si sarebbe dovuto intitolarla "Una volta nella vita, forse due." L'ho gradata 5.13b/c ma avrebbe potuto essere benissimo quotata 5.14b. Scott Burke, che aveva impiegato duecentosessantuno giorni, distribuiti su un periodo di tre anni, nel tentativo di scalare in libera la via nel 1998, fece la seguente dichiarazione riportata e commentata dalla rivista “Climbing”: «”Non ci sono appigli” disse, parlando di difficoltà di 5.14b. Se valesse questo grado, il Nose sarebbe valutato come uno dei tiri più duri di arrampicata libera in Yosemite e in tutta l'America e sarebbe classificato come la più difficile salita in libera, della sua lunghezza, nel mondo».
Brooke mi urlò un mucchio di congratulazioni, poi diventò serio.
«Sembra un temporale, meglio spingerci in cima oggi stesso.» ...

Le ultime due lunghezze
... Mi trovai sotto le ultime due lunghezze al calare della notte. Anche se sentivo i muscoli lenti e pesanti, confidavo di riuscire a radunare le energie per scalare il difficile tiro finale di 5.12c. Mi misi addosso una lampada frontale per vedere nell'oscurità e mi allungai verso il bordo di una pancia sopra di me. Quando afferrai la presa e lasciai oscillare i piedi, staccandoli dalla parete, percepii un allarmante senso di affaticamento alle braccia. Poi concentrai la mia attenzione su un piccolo appiglio sulla placca soprastante. Un attimo dopo, mi slanciai verso l'alto e afferrai la tacca con due dita. Mi si presentarono altri passaggi difficili, come sbucati fuori dalle tenebre. Giunta alla pancia finale, ero così esausta che dovetti lanciare su un appiglio alla "o la va o la spacca". La batteria della mia frontale si stava scaricando, così come mi si stava esaurendo la forza nelle braccia. Misi piede sulla cima dopo ventitré ore di arrampicata.
Nel buio della notte apparvero due fasci di luce: erano le lampade di Jim Bridwell e Hugh Burton che ci erano venuti incontro sulla vetta. La mia mente vagava in un mondo irreale, tuttavia fondamentalmente percepivo un senso di pace e serenità. Stavo sognando a occhi aperti, perciò sapevo che non potevo comprendere pienamente tutto quello che avevo provato nel corso di quell’esperienza. In effetti, mi ci sono voluti anni per “digerirlo” completamente. ...


  

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